-
 
 
 
 
 
daily padanian e-newspaper since 2003 cultüra e lenguf padan, fundaa in del 2003
  Schiscia chì per registrass
- THE ULTIMATE WEB RESOURCE FOR PADANIA - News about Separatism, Independentism, Federalism, Self-Determination and Endangered Languages - Le lingue della Padania / Cosa è la Padania / La Nazione della Padania / La Padania e L\'Italia di Miglio / La Croce di San Giorgio, simbolo della Padania / La Padania: origine e uso del termine / Dichiarazione d\'indipendenza della Padania / La lingua Padanese / The Economist: diffusione delle lingue della Padania / Storia della Padania: nascita della questione con i Longobardi / Antologia delle Lingue della Padania / Bibliografia della Padania / Il concetto di Nazione e la Padania / Padania Indipendentista: Manifesto della Lega Lombarda (1982)/ Il Celtismo della Padania / Padania: le ipotesi di federalismo / Le Etnie della Padania -
::Categurij
::L'Ultim Ura
Barack Obama, 28 Aug Obama launches historic campaign Barack Obama promises to keep the American dream alive as he accepts his historic Democratic nomination for the White House. A Russian tank keeps a new position on the border of South Ossetia (26/08/08) US rejects 'false' Russia claim The US dismisses accusations by Russia that it helped provoke the conflict in Georgia for domestic political reasons. Charred house (Science) 'Lost towns' found in Amazon The remote Amazon basin was once home to complex urban communities, according to a study in Science journal.

Padan.org - Le lingue, i loro dialetti e l'identità della Padania: Scienze e Web

Cerca in chest argument chì:   
[ Va in Home | Seleziona un nuovo argomento ]

Rasegna Stampa: Web Rumagnol: Istituto Friedrich Schürr

Scienze e WebLa Schürr: scopi ed attività dell'Associazione




L'Istituto Friedrich Schürr è un'associazione culturale di promozione sociale che si è costituita nel 1996 con lo scopo di salvaguardare e valorizzare il pa­trimonio dialettale romagnolo. È gestita democraticamente in forma collegiale, non ha scopi di lucro e si fonda sul lavoro volontario dei soci.

Ha sede a Santo Stefano, nella campagna ravennate, e conta circa 650 soci: un successo straordinario i cui meriti vanno ascritti all'appoggio del Comune di Ravenna, al sostegno di fondazioni bancarie e di banche, all'attivismo consapevole e disciplinato dei soci.

La Schürr persegue le proprie finalità diffondendo fra la gente la convinzione che la nostra vecchia lingua romagnola rappresenti tuttora un patrimonio insostituibile e inestimabile di cultura e di civiltà. Essa non si configura come un sottoprodotto volgare dell'ita­liano, bensì come un complesso di parlate, neolatine per origine, presumibilmente influenzate dalle parlate preesistenti la conquista romana, talora modificatesi per propria evoluzione in ambienti sociali chiusi, talora per contatti con le lingue limitrofe e con quelle di quei "forestieri" che vennero a stabilirsi da padroni nel nostro paese.

Italiano e dialetto in Romagna

Contestualmente alla ricerca sulle origini e sulle evoluzioni del romagnolo, l’Associazione si propone di investigare i modi e gli effetti della pressione esercitata, specialmente nel Novecento, sulle nostre parlate dialettali dall'italiano che negli ultimi decenni del secolo, grazie alla televisione e a nuove costumanze linguistiche, è diventato veramente lingua nazionale.

Folklore e lessici
La Schürr promuove la conservazione e la conoscenza della tradizione popolare romagnola intesa come patrimonio folklorico e come lessico: onomastica e toponomastica epicoria, nomenclature relative a tecniche di lavoro del passato, a case ed edifici rustici. Anche le forme edilizie della tradizione popolare sono fatte oggetto di studio e documentazione. Altrettanto ci si propone di fare per la tradizione musicale. Alla favolistica popolare ha dedicato importanti pubblicazioni. La Schürr aiuta istituzioni scientifiche e studiosi interessati a ricerche linguistiche sul territorio e si mette a disposizione di studenti per tesi di laurea al riguardo.

Letteratura romagnola
L'interesse dell'Associazione si rivolge a tutte quelle forme espressive che, per tradizione, hanno consentito e consentono alla gente di Romagna di manifestare la propria creatività, come il teatro di tradizione, il canto e le danze popolari, l'arte di raccontare, con particolare riguardo, se mai, per la poesia dialettale, dal momento che in questo settore il nostro dialetto ha prodotto e produce una straordinaria messe di opere letterarie che si configurano come arte e cultura senza aggettivazioni limitanti. Uguale impegno si manifesta per quei settori come il cabaret ed il cinema, il fumetto, ove solo di recente la cultura romagnola si è affacciata con successo o muove i primi passi.
La Schürr indice un concorso biennale di prosa dialettale denominato e’ Fat che è giunto con sorprendente successo alla seconda edizione.

La Ludla
Per socializzare le conoscenze e per incoraggiare i propri soci a proporsi come autori o come testimoni di proprie significative esperienze, la Schürr si è dotata, fin dal suo sorgere, di un proprio periodico, la Ludla (la favilla), che ora esce dieci volte all'anno in 2.500 copie, spedite gratuitamente ai soci, a tutte le biblioteche pubbliche della Romagna, agli enti locali, alle istituzioni culturali, agli studiosi di cose romagnole, alle scuole interessate. Per il numero e la qualità dei suoi collaboratori, per la meditata vivacità dei suoi articoli, la Ludla si presenta come una delle voci culturali più interessanti della Romagna, specialmente per essere riuscita a coniugare gli apporti culturali di specialisti di chiara fama, ai massimi livelli della cultura universitaria, con i contributi di soci, anche di poca scolarizzazione, ma la cui esperienza di vita e di lavoro, la cui intelligenza delle cose, risultano preziosi per tutti i lettori pensosi di problemi linguistici. Vai alle pagine dedicate a La Ludla dove puoi scaricare tutti i numeri pubblicati.

Coordinamento fra le associazioni
La Schürr si mette a disposizione di quelle organizzazioni (enti, associazioni culturali, compagnie di teatro amatoriale, camerate di canterini eccetera) che promuovono eventi (trebbi di poesia, concerti, concorsi, presentazione di opere letterarie, mostre, rassegne, esposizioni, sagre tematiche), per incentivare l'attenzio­ne verso gli aspetti linguistico–dialettali, la riflessione e la consapevolezza critica, e per collegare gli sforzi individuali in programmi articolati e divulgati fra la gente di Romagna.

L'impegno verso i giovani e le scuole
In un progetto di salvaguardia di una tradizione culturale, l'impegno verso le giovani generazioni non può che essere fondamentale, perciò la Schürr orienta gran parte dei propri sforzi verso la scuola, svolgendo o supportando con propri esperti o in collaborazione con altri enti culturali, svariate attività rivolte specialmente alle scuole dell'obbligo del Comune di Ravenna (col quale la Schürr coopera in forza di una con­venzione riguardante anche la scuola).
A questo riguardo la Schürr svolge: corsi per insegnanti finalizzati alla formazione linguistica, antropologica, musi­cale attraverso il recupero storico e pedagogico del folklore romagnolo attività didattiche e laboratori per classi o gruppi aventi per oggetto il patrimonio culturale romagnolo: favole, filastrocche, indovinelli, acchiapparelli, ninnananne, nonsens… in ambiti interdisciplinari attività d'animazione: narrazioni, giochi tradizionali, ricostruzione di situazioni tipiche della civiltà contadina, trebbi, veglie escursioni nella vecchia campagna romagnola attraverso diapositive e altri audiovisivi visite guidate ai musei etnografici ed eventuali approfondimenti in classe attraverso schede didattiche, audiovisivi, ricerche linguistiche. Laboratori a contenuto etnografico presso il Museo del Territorio di San Pietro in Campiano (RA), aventi per oggetto la tessitura, la stampa a ruggine, la musica popolare e altro ancora visite guidate a vecchie case coloniche, ville padronali, borghi bracciantili e pievi insegnamento ed esecuzione corale di "cante" romagnole approccio al teatro dialettale: improvvisazioni, atti unici, farse…
escursioni guidate nelle regioni della poesia romagnola classica e moderna avviamento alla grafia romagnola e confronto di strutture linguistiche italiane, romagnole e latine

Corsi per adulti
Ogni anno la Schürr svolge con successo corsi di cultura dialettale presso enti ed associazioni prestigiose quali la Casa Matha di Ravenna, le università per adulti di Ravenna, Cervia, Alfonsine, Lugo, l'Osservatorio Agroambientale di Cesena.

Pubblicazioni
Nei limiti del proprio bilancio la Schürr incoraggia la pubblicazione e la ristampa di opere rare di particolare valore culturale, quali ad esempio il Vocabolario Romagnolo–Italiano di Libero Ercolani.
Con il sostegno generoso di Fondazioni bancarie, ristampa o stampa in proprio opere di particolare valore, quali Romagna di Icilio Missiroli, un indimenticato almanacco–sussidiario romagnolo che fu in uso nella scuola elementare dal 1924 al ’29.
Incoraggiata da questo straordinario successo, la Schürr ha dato vita a due prestigiose collane. Nella prima, "Tradizioni popolari e dialetti di Romagna", sono stati pubblicati presso la Mandragora di Imola Studi sulle tradizioni popolari della Romagna di Carlo Piancastelli (2000), curato da Giuseppe Bellosi; Usi, e pregiudizi de' contadini della Romagna di Michele Placucci (2001), sempre curato dal Bellosi; Romagna popolare. Scritti folklorici di Luciano De Nardis, curato da Eraldo Baldini e Giuseppe Bellosi (2003); Antiche orazioni popolari romagnole raccolte da Giovanni Bacocco, curato dal Bellosi e da Cristina Ghirardini (2004).
L'altra collana è dedicata alla favolistica romagnola: qui sono apparsi U j éra una vôlta, 10 favole delle Ville Unite raccolte e curate da Rosalba Benedetti (2003) e L’ustarì dal sët burdëli, 13 favole di San Zaccaria raccolte e curate da Vanda Budini (2004). Vai alla pagina del sito dedicata alle nostre pubblicazioni

Come aderire alla Schürr e quanto costa
Per diventare soci della Schürr bisogna rivolgere domanda di ammissione al Comitato direttivo dell’'Associazione. La quota sociale annuale è di 12 euro e dà diritto anche a ricevere gratuitamente la Ludla, di cui si pubblicano circa 10 numeri l'anno. Il modulo per l'iscrizione e copia della statuto possono essere scaricati direttamente da questo sito (vedi allegati in fondo alla pagina) o richiesti al nostro indirizzo o, meglio ancora, ritirati personalmente presso la nostra sede che è aperta ad accogliere soci ed amici ogni giovedì dalle 16 in poi.
Il martedì, dalle 14.30 in poi e il venerdì, dalle 9.30 alle 13, si riuniscono la redazione de la Ludla e l'ufficio di segreteria.

Funt: http://81.72.133.225/test/argaza-1/main/index.php?id_pag=4

 

Spedij de Amministratur ul Venerdì, 23 settembre @ 02:02:50 CEST (1200 letür)
(cumenti? | Rasegna Stampa | Voto: 0)
Rasegna Stampa: I Pianét estrasular - (Lingua Insubre)

Scienze e Web L'è nurmal dumandass se gh'è vita de föra de la Tera. L'Epicüru in del 300 innanz de Cristu l'è staa el prim ch'el s'è dumandaa e de alura multi alter.

La vita la pò ciapà diversi furm che num semm gnanca imaginà per adess, magara anca diferent de cume se cugnuss chì inscì. Anca in sü el nost pianeta gh'em de imparà anmò tantu, defat dumà un quai ann fà em savüü che gh'eren di furm micrubiulogich che viven de suta al mar arent i vulcan sutumarin a un quai chilometer de prufundità senza vegh el calur e la lüs del Sû. Prima de questa scuverta se pensava nò che furmi vivent pudessen suraviv inscì luntan in di abiss del mar.

Dü hin i dumand fundamentai de la scienza de incö: com'è che la vita l'è nassüda in sül noster pianeta? I urganismi vivent hin la regula o l'eceziun in del cosmu?

Gh'hin dü pünt de vista: vün ch'el dis che la vita la s'è svilüpada in sü la Tera in un quai miliun de ann de un bröd chimich inanimaa e alter che hin cunvint che la vita sia difüsa in del spazi, o almanch i prutein cumpless che ciamum DNA e che hin i matun de la vita.

Un astronum ingles Fred Hoyle l'ha avüü de dì che per lü la prubabilità che una furma vivent se svilüpass de una sustanza inanimata l'è cumpagna de la prubabilità che un culp de vent a met insema un Boeing 747 in quater e quater vòt.

Se pensa che i cumet gh'abien denter i matun de la vita: cadén de prutein che furmen primitiv elich de DNA. Se l'è inscì alura la vita la pudariss vess difüsa in del spazi e evolvess in di furm biulogich vivent dumà duve che i cundiziun ambientai hin bun cume quei che se tröven in sü la Tera. Descuvrì una roba inscì impurtanta el pudaria anca purtà a una revulüziun del noster pensee: la vita, magara dumà baterega o micrurganega minga dumà in sul noster pianeta?

La materia l'è vasta e sem dumà partì a dumandagh i ròb giüst per vegnì a cò de la dumanda de l'Epicüru. Gh'em de ciapà un pünt de partenza per cercà dove l'è la vita in d'el cosmu. A partissum da i ròb che cugnussum. Vörum cercà vita cumpagn de quela che se tröva in sül noster pianeta: basaa in sü la chimica urganega, che se svilüpa in un ambient süficientement ümid, se non propi cun acqua liquida, e ch'el gh'abia almen una funt de energia lüminusa permanent. I ambient püssé favurii hin chi pianeta rucius e cun una süperfis liquida, pusiziunaa a la giüsta distanza de la propia stela. Chi pianeta chì se ciamen abitabil.

Se fudessum bun de cipà sü un astrunav spazial e pirlà in gir per la galassia cume fann in Star Trek o in di alter film de fantascienza, sarium a post e pudarissum vidè e futugrafà de persona i pianeta estrasular, ma l'è minga inscì facil.

El prim pianeta de föra del noster sistema sular l'è staa descuvrii in del 1995 da dü scienziaa de l'Üniversità isvizzera de Ginevra: Michel Mayor e Didier Queloz. L'è stada una scuverta eceziunal che in di liber del fütür la sarà ricurdata cumpagn de la descuverta di Americh del Cristofer Culumb. Incö i scienziaa descuvrissen almanch des o quindes pianeta estrasular a l'ann, ma el nümer e i scuvert divegnen semper püssè de pressa.

Quanti hin i pianeta estrasular in de la galassia? Tucc i stel gh'hann almanch un pianeta? Per rispund a questa dumanda gh'em de analizzà cum'è che se descuvrissen i pianeta estrasular.

El metud püssè nurmal el saria quel de futugrafà diretament el sistema planetari estrasular intorna a una stela. Chest chì el sariss anca el metud püssè prumetent per vidè i culur di pianeta e capì sübit i sò carateristich fisich e chimich de l'atmusfera e de la süperfis, e vidè se gh'hin segn de vita o men. Sfurtünatament l'è un metud incö impussibil perchè i stel hin almanch migliard de völt püssé brillant di pianet e alura l'uservatur a remagn sbalüginaa e el ved nient. Incö capissum che intorna a una stela gh'è un pianeta grazie a metud indiret de revelaziun.

DISTÜRB DE LA TRAIETORIA DE LA STELA CAÜSAA DE UN PIANETA CH'EL GHE RÖDA INTURNA
Quand che sem in del spazi dü uget a orbiten l'un l'alter inturna al pünt de baricenter: el center de massa. Una stela cume anca el noster Sû, l'è multu püssè massiva de i pianeta che ghe giren inturna, e alura el center de massa l'è minga el center stess de la stela, anca se l'è lì arent, e alura la stela el ghe pirla intorna. Se el pianeta l'è gròss squas come Giöv o püssé, alura a riessum a vidè el spustament de la stela.

La magiur part di pianeta estrasular l'è stada descuverta cun questa tecnica. La lüs de la stela la vegn südivisa da un prisma in un spéter tipu arcubalen. Quand che vardum el spéter cun atenziun travers una lent de ingrandiment a vedum di linei scür de asurbiment di element chimich che hin in sü la süperfis de la stela. Stüdiand chi linei chì se pò capì quanti hin e come hin fà i pianeta che orbiten inturna a la stela. Cume? Quand ch'el pianet el se svisina vers de num, a vedum la stela che se sluntana, e invers a l'upost. I linei de asurbiment se sposten de völta in völta vers el rus e vers el blü del spéter. Se el pianeta röda arent a la stela, cun un quai dì de rivuluzion, alura in poch temp a podarissum vidè la stela che se sluntana e la se svisina. Se inveci el pianeta l'è a la stessa distanza de Giöv e el röda inturna a la stela in 12 ann, alura pudarissum capì che gh'è el pianeta dumà dopu 12 ann de usservaziun. L'è per chel mutiv chì che adess (i prim dàt hin dumà del 1992) a revelum dumà i pianeta gròss cume Giöv che röden in pocch dì o mes inturna a la propia stela. Cun el temp i astronum puderan truvà anca pianeta che röden inturna a i stel in un quai ann, compagn de quei del noster sistema sular. Chesta tecnica de revelaziun gh'ha di limitaziun perchè l'è buna dumà de vidè pianeta grand compagn de Satürn o de Giöv. I noster strüment de misüraziun hin bun de vidè spustament per dumà 15 meter al secund, e inveci pianeta grand cume la Tera agissen in sü el Sû per dumà 0,1 meter al secund. Anca se in fütür i noster strüment devegnerann püssé precis, i muviment di atmusfer stelar ghe impedirann istess de vidé spustament inscì piscinin.

Una tecnica curelada cun questa l'è quela astrumetrega de misürà precisament la pusizion de la stela in del firmament e dopu calculà de quant la se sposta rispet a se gh'aviss minga inturna de pianeta. Adess l'è una tecnica pocch üsada perchè la nostra atmosfera terester scunfund i misür e ghe permett minga de vidè spustament inscì piscinin cume quei che poden caüsà i pianeta inturna ai stel. Fra una desina de ann l'Ent Spazial Eürupé el manderà in orbita in del spazi de föra la nostra atmusfera, la sunda GAIA che pudarà magara individüà in men de cinch ann tra des mila e cinquanta mila pianet estrasular gigant gassus compagn de Giöv. Tant per dà un meter de giüdizi in sü el prugress che la permetterà la recerca da el spazi, incö in squas des ann de recerca svölta a Tera, i scienziaa han descuvrii dumà cent vint pianeta inturna ad alter stel.

DISTÜRB DE LA LÜMINUSITÁ DI STEL (TRANSIT)
I pianet röden inturna ai sò stel e una quai völta un pianeta el pò passà denanz a la sò stela e oscürala parzialment per un tochet de temp: l'è un ecliss. La tòma de lüminusità per un pianeta grand cumpagn de Giöv l'è del 1%, inveci per un pianeta cume la Terra, l'è dumà del 0,01%. El svantagg de questa tecnica l'è che el pianeta, la stella e num a duvarissum vess in sü la stessa linea de vista, altriment a vedum nessüna ecliss de la stela. La prubabilità de vess in 'sti cundiziun l'è de multu bassa. Per fà cress la prubabilità de usservaziun gh'em de usservà diversi miliun de stel per vidè magara dumà una centena de ecliss. Semper la sunda GAIA la pudarà vess buna anca de vidè questi ecliss estrasular.

PULARIMETRIA
Quand che la lüs de la stela la se reflet in sü el pianeta, l'è minga dumà la lüngheza d'unda che la cambia, ma anca la pularizaziun. La lüs che l'è emetüda de la stela l'è minga pularizada, ma quela refletüda da l'atmusfera de un pianeta sì. Alura in fütür se pudarà vidè anca chi efet chì cun növ strüment de misüra che adess in mu nanca de vess custrüii. Questa tecnica la permeterà de vidè anca pianeta cun un'atmusfera grand cumpagn de la Tera: magari abitati o abitabil.

RIVELAZIUN DIRETA DE PIANET INTURNA AI STEL
In fütür l'ültim gradin de la recerca di pianet estrasular, sarà quel de videi diretament. I telescopi de 8 meter de diameter e i növ tecnich per la visiun in lüs infrarussa pudarann dagh una man. In lüs visibil la stela l'è defat migliard de völt püssé lüminusa respet al pianeta, ma in infraruss la diferenza de lüminusità la decress fina a un milion de völt: un urdin de grandezza in men che iuterà i scienziaa a videi.

Alter tecnich pussibil hin quei de l'interferumetria nüla. La lüs di tanti telescopi piscinin singüi la pò vess cumbinada insema per simülà quela de un grand telescopi ünich. Questa tecnica l'è ciamada interferumetria e la s'è svilüpada in di und radiu. Incö sem ai prim pass per una tecnica analuga anca per la lüs infrarussa.

De solit vörum vidè de pü e metum insema i lüs de diversi telescopi per vegh püssé lüminosità e vidè stel püssé debui e püssé luntan. La lüs l'è un unda eletrumagnetega cun crest e val. Quand vörum vidè uget debui, alura metum insema val cun val e crest cun crest per vegh una lüminusità püssé alta.

Se vörum vidè un pianeta che röda inturna a la stela, gh'em inveci de met insema val cun crest per scancelà la stela e vidè dumà el pianeta. L'è un prucediment cumplicaa, ma cul temp i scienziaa sarann bun de fà anca quest. Fra una quindesina de an l'Ent Spazial Eürupé el manderà in del spazi una flota de sund spaziai cun el compit de fà interferumetria. L'esperiment el se ciamerà DARWIN e puderà revelà on migliaiu de pianet cumpagn de la Tera e de Mart. Quand che descuvrirem el prim pianeta grand cume el noster e abitabil la sarà anca questa una revulüziun scientefega de grand purtada che la pudarà scunvolgg i noster idei in sü la vita in del cosmu. Quand che el Sû el finirà la sò esistenza cume tücc i ròb sperem che i nòster pruniput a pudaran vess ben

Funt: http://www.padaniacity.com/articoli.asp?ID=1637
Autur:Angiul Verunes, de la Vus de l´Insübria n.2 e n.3


 

Spedij de Amministratur ul Mercoledì, 21 settembre @ 19:45:20 CEST (1099 letür)
(cumenti? | Rasegna Stampa | Voto: 4)
Speciaj: Coltùa - Bollezzumme!: Importansa de Internet

Scienze e WebScrivüü in lengua zeneise - Con navegâ in sce Internet, ve saiei adæti che gh'è un muggio de sciti che s'appreséntan pròpio ben: tutti luxe che lampezza, figùe che se mescia, ballette che gïa, de vòtte gh'è da mùxica e via de sto passo; ma dappeu, s'anæ à ammiâ un pittin ciù ben cöse gh'è scrïto drento, no gh'è guæi ninte.

Gh'è di catàloghi de libbri e de reviste, stæti fæti con 'nna gran cùa pe-a gràfica, che ve fan vedde e seu covertinn-e, i tìtoli di artìcoli che gh'an drento, ma i testi no ghe î méttan; de reviste che vendian çinque còpie, se ê véndan, (e che tïan avanti söo perché gh'an l'aggiutto do Comune, da Provinsa, de quarche Cascia de Risparmio) gh'an poïa de mette i seu artìcoli in sciâ Ræ, in caxon che maniman no véndan manco ciù quelle çinque còpie mòrte da-o seunno.

Ma sti scignöi gh'avian mai pensòu à cös'a peu servî Internet pe'n davvei? Se saian mai appensæ à tutte e poscibilitæ, tòsto infinïe, che se n'arve depoì? O fæto o l'è che i primmi tempi a Ræ â deuviava söo che di inzegnê, che de studdi umanìstichi no se n'accapìvan guæi; dappeu à comensòu à inteessâsene ch'an pensòu à comme tiâghe feua de palanche, e va tutto ben; ma òua, dòppo mai tanto tempo, o vëo scignificato de Internet o dovieiva ëse ciæo à tutti i ätri ascì: me ne fasso assæ d'attrovâmeghe i catàloghi de l'Einaudi e da Mondadori, co-i seu aotoî, che magara se stàmpan i libbri à seu speise e indùan unna saxon sola, con tutto che i crìtichi de profescion ghe â méttan tutta pe insciâli à ciù no dî.

Me ne fasso ben do bello d'attrovâghe sti avansi remenæ de'nna coltùa de longo pægia, scciava di seu padroin, ch'a no l'à ciù ninte da dî e ch'a ghe â mette tutta pe no fâ pensâ nisciun.

Ma o descorso o cangia se, tanto pe fâ un exempio, comenso à attrovâ in sciâ Ræ un libbro de Alexander Dughin, un che i seu libbri no î veddei de segùo inti Oscar Mondadori e che no sò manco s'o gh'è mai arrivòu inte libbraie de nòstre parte.

E chi o l'è? - me domandiei tutti. O Dughin o l'è l'ideòlogo do Zhirinovskj, un polìtico ruscio che i giornali e e televixoin regàttan à dâghe de græn bòtte de scemmo, de matto, de un ch'o stralabbia.

Quande ne pàrlan. Perchè pe-o ciù no ne pàrlan pesso, fan mostra ch'o no ghe segge manco. Peu dâ ascì ch'o ciòcche, e no me veuggio mette chì òua à raxonâ in scê idee do Dughin, ma quande son mai tanti à trattâ da scemmo un, che a-o seu paise o l'è quarchidun, ma ch'o tïa à mezo di descorsci che dan breiga a-i Americæn, gh'è da stâ in trappa. E s'o no ciocchesse pròpio arrëo comm'a vorrieiva a stampa oçidentale? Se inte quarche pestummo de quello ch'o dixe ghe foïse do vëo, e o gh'æisse dæto into segno?

Me diei: ma allöa ti ti defendi un naçionalbolscévico,un che e seu idee en stæte condannæ da-a Stöia, un ch'o ghe l'à co-o Capitalìximo? E no ti ô sæ che o Capitalìximo o l'è l'Avvegnî e o Progresso e no se ne peu fâ de meno?

Scì, che ô sò e no me permettieiva mai de méttime à fâ o mäfiaddo: l'Avvegnî e o Progresso son de cöse importante, mæximo se pe arrivâghe o Capitalìximo o se mette finn-a d'accòrdio co-i seu nemixi mortæ,e quande massàcran e gente à Tien-an-men, ò da quarche ätra parte, o fa mostra de ninte; ma stæ segùi che, in sciâ fin, arriviëmo à un Progresso regioso.

Söo che me domando se peu ëse che un filòsofo o se mette à filosofâ coscì, perchè o gh'à a lengua in bocca, e unna pëna de pe-e moæn. A-o manco stemmo à sentî cös'o l'à da dî. Se i seu libbri no s'attreuvan, perchè - dìxan - o no l'à un mercòu, te ô lì che Internet a vegne à taggio, e dappeu se porrià vedde. Perchè no se peu dâ, che tutto quello che sghinda da-a nòstra mainëa de pensâ, niätri femmo conto ch'o no l'existe pròpio. Into mæximo scito che gh'è o Dughin, gh'attrovæ ascì unna verscion - despægia arrëo da quella che conoscemmo - de raxoin e di desviluppi da guæra into Kòsovo: a verscion de parte serba: semmo segùi che no ghe segge a breiga d'anâsela à lëze? Ò l'è mëgio stâsene da veitæ bella pronta che n'ammenestra a televixon e i giornali?

In sciâ fin, a cösa ciù importante a l'è che e idee pòssan giâ de lengê, sensa che nisciun ne vegne à dî cöse l'è che dévimo pensâ e cöse no. E l'è pe quello che no me gusta guæi nisciun de quelli che vorrieivan regolamentâ Internet; a saià unna mæ fissaçion, ma me pâ che sti chì vorreivan fâne collâ tutto quello che dìxan lô, con quella mainëa de fâ comme se lô san tutto e söo che lô peuan fâ o nòstro ben, perchè da pe niätri no ghe poemmo pensâ.

Comme de sti ùrtimi anni, che n'an dæto da intende che l'Union Éuropea a saieiva stæta pe tutti chissà che passo avanti, e se attrovemmo à aveighe da fâ con 'n organìximo ancon ciù çentralista che i Stati naçionali, e ch'o se mesccia de tutto, de comme beseugna fâ a ciccolata e o pesto, à segonda de lobbies, che comanda à Bruxelles, e ch'o no vedde l'öa de intrigâse de chi elezzemmo e de chi no elezzemmo, de longo pe-o nòstro ben, s'accapisce. Ma fòscia in sce sto descorso chì ghe torniëmo unn'ätra vòtta.

Autur: Alessandro Guasoni - Funt: Bollezzumme! N. 1 - Arvî-Mazzo 2000

 

Spedij de Amministratur ul Lunedì, 01 agosto @ 04:10:10 CEST (913 letür)
(cumenti? | Speciaj | Voto: 0)
Rasegna Stampa: Aniversari 2005: Cent’agn de fisega in del segn de l’Einstein

Scienze e WebEl 2005 l’è staa designaa l’ann mundial de la fisega in memoria de l’ann 1905 quand che l’Albert Einstein l’ha casciaa föra cinch articui che hann mudefegaa la nosta manera de vif e de vardà el mund. Gh’è mai staa un ann inscì rivolüziunari cumpagn del 1905. Tücc el secul XX l’è staa passaa di scienziaa per cercà de verificà e de cumprend quel che l’Einstein l’eva dii, e anca adess in del secul XXI sem ‘dree a invià di sund spaziai per verificà i prediziun de la relatività generala. El 1905 l’è anmò atüal incö in del 2005. Einstein in del 1905 el gh’eva vintises agn, e s’era giamò laüreaa de cinch agn in del Politecnegh de Zürich.
In de chii agn lì el laurava in del’Üfizzi di brevèt de Berna, e de sfros el legeva i articui di rezzerch scientifegh per restà agiurnaa in sü tücc i prublema vèrt. Eren i agn de la mecanega del Newton in due ch’el temp el passava per tücc a la medèma velucità segund ‘dree segund, ma l’era anca el temp di teurii del Maxwell in sü i und eletrumagnètegh. El prublèma l’era che i und se cumpurtaven nò cumpagn di corp descrivüü de la mecanega del Newton e se cumprendeva nò el perchè. El Newton el diseva che se mì voo a 100 Km/h e un queivün d’alter gh’ha vöia de süperam a 110 Km/h, mì alura el vedraroo ch’el me se sluntana a 10Km/h. Se inscambi gh’è vün che viagia a 100 Km/h cuntra de mì in de l’altra cursia, alura el vedraroo ch’el

Funt: La Vüs de l'Insubria, Giornal.org

 

Spedij de Amministratur ul Domenica, 24 luglio @ 15:30:28 CEST (527 letür)
(cumenti? | Rasegna Stampa | Voto: 0)
Rasegna Stampa: Referendum Fecondazione Assistita: 10 buoni motivi per non votare

Scienze e Web Uno scienziato e un giurista ribadiscono la perfetta correttezza e l’opportunità dell’astensione dal voto. Autur: Enrico Negrotti - Pierangelo Giovanetti
Bruno Dallapiccola «La legge tutela l’embrione e la salute della donna»

Da medico cerco sempre il meglio per i miei pazienti, ma non posso illuderli L’eterologa? Conoscere le proprie origini biologiche ha anche motivazioni di salute

Si è parlato di tutto nella campagna referendaria, ma ben poco dei contenuti della legge 40: si sarebbe scoperto che le norme approvate dal Parlamento tutelano la vita dell’embrione e anche quella della donna. E non penalizzano la libertà della ricerca scientifica». Bruno Dallapiccola, docente di Genetica all’Università «La Sapienza» di Roma e presidente insieme a Paola Binetti del Comitato «Scienza&vita», spiega perché – da scienziato – consiglia di non recarsi a votare per il referendum. Il dibattito verte sulla coppia con difficoltà ad avere figli: la legge 40 aiuta la ricerca contro la sterilità? Fa parte della disinformazione che ha caratterizzato la campagna referendaria il fatto che non si sia parlato molto di questa ricerca. E osservo che se negli ultimi 25 anni si fossero studiate di più le cause dell’infertilità, le coppie ora avrebbero maggiori alternative. La legge invita a cercare soluzioni più «leggere» prima di passare alla fecondazione in vitro, e anche in questo dimostra di non essere contro le donne. Il principio della gradualità nei trattamenti va proprio a difesa della loro salute. In più i risultati della fecondazione assistita non sono calati drammaticamente come volevano farci credere. Piuttosto occorre interrogarsi sul far west che esisteva: come è possibile che in Italia vi siano più centri di fecondazione assistita che nel resto d’Europa o negli Stati Uniti? Perché trova tante resistenze il fatto che l’embrione è già una vita umana? Forse nel momento in cui è stata fatta la legge, sarebbe stato opportuno scrivere anche un dizionarietto tecnico... Siamo nel 2005, ma su questi argomenti si sono sentiti richiami a Sant’Agostino o San Tommaso. In realtà la scienza ha ormai accertato che dall’unione dei due gameti (ovulo e spermatozoo) si dà origine a un nuovo individuo. A dirlo sono evidenze morfologiche, biochimiche e genetiche: i due gameti in fase di fusione dialogano già e fanno una «unità biologica funzionale». Anche gli scienziati statunitensi parlano di embrione unicellulare. Tutta la libertà che alcuni vogliono prendersi sull’embrione nasce dal fatto che non si trova nel luogo protetto dove dovrebbe essere, il ventre materno. Cellule staminali. La legge penalizza la ricerca? Gli scienziati sanno perfettamente che non servirebbero alla ricerca gli embrioni crioconservati: dopo lo scongelamento, la possibilità di trarne cellule staminali di buona qualità sarebbe bassa. In realtà, dove lavorano con gli embrioni, ne creano di nuovi: basta pensare ai recenti esperimenti in Corea e in Gran Bretagna. Ma dall’uso degli embrioni in soprannumero, uno spiraglio, qualcuno vuole aprire una voragine: continuare a produrre embrioni e utilizzarli per la ricerca. Per questo l’articolo 1 è qualificante per mantenere il rispetto per il concepito. Non si capisce perché la legislazione cerchi di tutelare tutti, anche gli animali da esperimento, ma secondo alcuni non dovrebbe difendere l’embrione umano. Il principio di precauzione sembra non valere per l’embrione. in Italia abbiamo una storia di successi dalle cellule staminali adulte. Invece continuando ad agitare le staminali embrionali, al momento si costruisce sulle sabbie mobili. C’è qualche rischio scientifico nella fecondazione eterologa? Da un punto di vista generale e sociale, l’eterologa colpisce l’identità del soggetto. Ma avere la possibilità di conoscere le proprie origini biologiche ha anche motivazioni di salute. E non è un caso se Paesi con una lunga tradizione di fecondazione eterologa, come la Svezia e la Gran Bretagna, hanno fatto marcia indietro, cancellando l’anonimato di chi cede i propri gameti. Una scelta che ha fatto crollare i candidati. Come valuta uno scie nziato il tema dei limiti della ricerca? Si sente messo in gabbia? Certamente non da questa legge. La libertà del ricercatore è una libertà «vigilata» quando mette le mani sulla vita umana. Io sono medico, da trent’anni lavoro per i miei pazienti, e mai li vorrei privare di qualcosa. Però bisogna essere concreti e dare le soluzioni che abbiamo, non illuderli con promesse che sconfinano nella chiromanzia. Le predizioni sulle terapie mi sento di farle a distanza di mesi, o pochissimi anni: non certo a cinque-dieci anni.

Luciano Eusebi
«Il quorum serve a impedire che prevalga una minoranza»

«Nessuna incongruenza con la 194, che dice: lo Stato tutela la vita umana fin dal suo inizio L’aborto è un’eccezione fondata sul conflitto tra salute della madre e gravidanza»

Impedire il raggiungimento del quorum con l’astensione è uno strumento legittimo per evitare che una minoranza dell’elettorato con il sì rimuova una legge votata dalla maggioranza del Parlamento. È quanto sostiene il giurista Luciano Eusebi, ordinario di Diritto Penale dell’Università Cattolica, membro del Comitato nazionale per la bioetica. Secondo Eusebi, andare a votare per il no significa di fatto determinare il successo del sì. E quindi determinare l’effetto opposto a quello che ci si è proposti. C’è chi sostiene che non andare a votare sia una furbata che fa leva sull’astensionismo fisiologico. È così? «Assolutamente no. La legge stabilisce il quorum del 50% e i referendari hanno il dovere di dimostrare nei fatti che nel Paese c’è una maggioranza diversa da quella che si è espressa nel voto parlamentare. Quindi l’onere della prova spetta ai referendari». C’è chi, però, ritiene l’andare a votare un dovere civico e giudica diseducativo l’invito all’astensione. «Chi vota no, in questo referendum fa vincere i sì. L’unico strumento per difendere la legge è l’astensione. Andando a votare, sarà una minoranza ad affossarla. Se infatti alle urne s i reca il 51% degli aventi diritto, e la metà vota sì, contro la legge si è espresso solo un quarto dell’elettorato. Eppure la legge viene rimossa». Il professor Sabino Cassese sostiene che la funzione dell’articolo 75 della Costituzione, quello che prevede il quorum ai referendum, non è quella di dare una terza scelta al popolo, bensì di proteggere la maggioranza dall’azione di minoranze. «Non è vero. L’astensione è un preciso strumento a disposizione dell’elettore per rifiutare il referendum o per ribadire che la regolamentazione della materia spetta al Parlamento. Tanto più nel caso del referendum sulla legge 40, dove una notevole parte dei cittadini non voterà perché non ritiene di essere nelle condizioni di esprimersi in una materia così complessa intendendo rimettersi al Parlamento. Tra chi si astiene, poi, c’è chi rifiuta in toto la fecondazione in vitro, e ritiene la stessa legge troppo permissiva». Di fronte a chi vota sì, serve andare a votare no per difendere la legge anche nell’urna e così non depotenziarla? «Non esiste. La legge non è assolutamente intaccata o sminuita dall’indicazione di voto. Ciò che conta è il superamento del quorum: se non si raggiunge, vuol dire che la maggioranza del Paese è favorevole al mantenimento di questa legge e ne condivide l’importanza». La legge 40 prevede la tutela dell’embrione come individuo umano. C’è incongruenza con la legge 194? «La legge 40 è perfettamente in linea con la 194: non esiste alcuna incongruenza. La 194 inizia sostenendo che lo Stato tutela la vita umana «fin dal suo inizio». E la sentenza n. 35/1997 della Corte Costituzionale, relatore Vassalli, dichiara che il diritto alla vita dei nascituri è «consacrato» dall’art. 2 della Costituzione. I casi di non punibilità dell’aborto sono costruiti dalla legge 194 come eccezione fondata sull’asserito conflitto fra salute della madre e gravidanza, mentre il successo dei referendum porterebbe alla disponibilità completa e arbitraria degli embrioni, ridot ti a materiale biologico». Secondo alcuni giuristi, la legge contempla un obbligo di impianto degli embrioni generati, il quale risulterebbe incostituzionale. Per questo chiedono di votare sì al secondo quesito. «Non c’è nulla, nella legge, che istituisca un potere del medico di agire in modo coercitivo sul corpo della donna contro la sua volontà. La legge sollecita la donna a esprimere responsabilmente un consenso libero circa tutti gli aspetti della procedura, sulla base di un’informazione completa, prima che si attui la fecondazione. Vuole una stimolazione ormonale non pericolosa e la generazione dei soli embrioni che saranno trasferiti, in un numero che eviti la prospettiva di gravidanze plurigemellari». Andare a votare, quindi, non serve a sanare la legge 40 da rischi di incostituzionalità? «La legge 40 è perfettamente in linea con la Costituzione italiana. Incostituzionale sarebbe, piuttosto, prevedere per la prima volta che la vita umana nella sua prima fase di sviluppo possa essere trattata come una cosa e che un’anomalia genetica diventi in sé una ragione di non tutela».

Funt: Avvenire.it

 

Spedij de Amministratur ul Lunedì, 13 giugno @ 18:25:32 CEST (1118 letür)
(cumenti? | Rasegna Stampa | Voto: 0)
Rasegna Stampa: Referendum, storie di disordinata fecondazione: Heather guarda sua figlia Erin e pensa ai dodici embrioni congelati e non vuol più darli alla scienza “per una buona causa” come la prima volta. Bill è figlio dell’eterologa, vuole conoscer

Scienze e Web Non passa giorno senza che Heather, adesso, pensi a loro. Guarda sua figlia Erin e non riesce a decidere niente. Guarda suo marito Peter e lui le dice: “Sei pazza, non sono bambini, quelli”. Non credevano sarebbe andata così, volevano soltanto un figlio, non tutto quel casino, non quell’ossessione nella testa. All’inizio era diverso, all’inizio (era solo il primo fallimentare ciclo di fecondazione in vitro) lei e Peter avevano donato dodici embrioni, di qualità inferiore a quelli impiantati, alla ricerca sulle cellule staminali. “E’ una buona cosa – si erano detti, convinti – è per una buona causa”. Via con il secondo ciclo, e ancora niente, via con il terzo, ed ecco Erin, una femmina. Gli altri dodici embrioni prodotti quella volta (grazie a bombardamenti ormonali che Heather non dimenticherà più, e grazie ai quali finì spesso al pronto soccorso) sono ancora, dopo tre anni, congelati nel Centro per la Fertilità di San Francisco. E’ a loro che lei pensa, adesso, ogni giorno. Racconta che “è stato il compleanno di Erin a cambiare tutto: prima di averla, eravamo per la scelta, credevamo che un bambino non potesse essere considerato tale fino a quando non usciva dalla pancia della mamma”. Quindi nessun problema nessun pensiero, solo quella bella voglia di vedere un figlio crescere, insegnargli a vivere, ridere delle somiglianze. “Poi però siamo entrati in difficoltà da soli, e io sono andata in quel centro a cercare di capirci qualcosa” ha raccontato a Family Circle qualche mese fa (Olimpia Tarzia ha segnalato la storia al Foglio). Meno centonovantasei gradi Celsius, gli embrioni vengono conservati così. Basta un minuto per scongelarli, ma potrebbero sopravvivere anche per duemila anni, forse di più. L’embriologo di quella clinica le ha detto: “Non sono realmente morti ma nemmeno vivi, il metabolismo è sospeso”. Heather allora ha guardato dentro il contenitore, voleva afferrare il senso di quell’immortalità strana, ha pensato: “Bene, soltanto gruppi di cellule congelate”. Poi il medico ha chiuso il coperchio e a lei è tornata in mente il primo ricordo di Erin, una foto appiccicata con le altre nell’album di famiglia: un gruppetto di cellule, una cosa piccola piccola, la sua bambina. Non sa che fare, suo marito dice che per un altro figlio non bastano i soldi. Pensa che sarebbe meglio donarli a qualche laboratorio, anche questi dodici. Lei no: “Questa possibilità può andar bene per le altre famiglie. Non per la mia. Non per i nostri embrioni. Non più”. Ci penseranno ancora, almeno per altri duemila anni. “Dicono: non hai idea di cosa significa avere un figlio con la spina bifida. Dico: è mio figlio. Dicono: non è vita. Dico: è la nostra vita”. Luigi Vittorio Berliri, consigliere comunale della Margherita a Roma, intervistato dal Foglio Luigi Vittorio Berliri ha trentacinque anni, una moglie, una bambina di otto e un bimbo di sei. Con gli occhi neri, i piedi raddrizzati piano piano, le scarpe ortopediche e a letto un cagnolino di pezza. Va a scuola un po’ sulle sue gambe un po’ sul passeggino, quando è proprio stanco. Ieri era l’ultimo giorno prima delle vacanze e gli è dispiaciuto, perché in classe si diverte, ha un sacco di amici. E’ un bambino con la spina bifida, di quelli che non dovrebbero nascere, di quelli che la diagnosi preimpianto servirebbe a buttare via subito, con sollievo, potrebbero usarli al massimo per la ricerca. Di quelli che il ministro Stefania Prestigiacomo chiama “condanna crudele”. Fabio Fazio li paragona ai denti cariati. Umberto Veronesi li definisce “difettosi”. Curarli, nel linguaggio referendario, equivale a eliminarli. E’ un bambino che va in piscina, con un costume speciale. A sei anni si mette il catetere da solo, mattina e sera, e dice che non soppporta più “quello stupido pannolino”. Sulla cartella clinica c’era scritto: non potrà mai camminare. Poi hanno detto: potrà camminare solo con le stampelle a quattro gambe. Lui le ha buttate e cammina senza. Però quando sarà cresciuto, più pesante e con gli stessi piedi piccoli, “non so cosa succederà” dice il padre. Forse non camminerà. “Ma nessuno si permetta di dire che questa non è vita, che era meglio se non nasceva, che con la diagnosi preimpianto si sarebbe evitata una sofferenza, o anche corretta un’imperfezione: c’è un metro per misurare la dignità di una vita, o un limite, superato il quale non è più vita? Se fa la pipì nel pannolino non è vita? Se a un certo punto deve stare nel passeggino, è una larva?”. Luigi Vittorio Berliri una sera di settembre era stato a teatro con lui, a Villa Borghese, poi a casa tutti e due nel lettone perché erano soli, poi il bambino a dormire e il papà a leggere il giornale. Trova sulla Repubblica l’intervista a quel medico olandese, il dottor Verhagen, che pratica l’eutanasia a bambini come il suo, con il pannolino e i piedi piccoli. “Regalo loro la dolce morte”. Berliri scrisse subito una lettera per dire che suo figlio “va a scuola, ha degli amici che lo cercano per giocare assieme”, che lui ha molta paura di “una società di sani”, che l’eugenetica gli sembra “spaventosa”. “Non mi permetto di giudicare il dolore di chi decide di abortire un bambino come il mio perché pensa di non farcela, ma nessuno deve dire che la diagnosi preimpianto avrebbe curato mio figlio: l’avrebbe ucciso, e io sarei morto di dolore”. Dice che di eroico non c’è un bel niente, c’è un figlio e basta. “Ci sono i problemi, l’ospedale, le seccature, ce ne saranno sempre, ma allora tra non molti anni ci sarà il problema di con chi mia figlia andrà a letto, a che ora tornerà a casa la notte e chi le darà un passaggio in motorino”. La libertà di ricerca, forse, potrebbe regalare un giorno la guarigione a questo bambino con i piedi piccoli e gli occhi neri. “Sì, ma non così: non voglio che mio figlio guarisca grazie alla vita di un altro, non credo che Luca Coscioni sarebbe contento di guarire con la vita di mio figlio, e so che la vita inizia in quel momento: il resto sono solo ciniche sciocchezze”. Il fatto è che “l’unico bene che conta è il bene di quelli che stanno già bene”, l’ha scritto un amico e lui trova che sia proprio così: la perfezione è per chi la sta a guardare e sente di possederla, “e allora non c’è posto per i prodotti imperfetti, li si butta via prima, poi magari li si butta via anche mentre sono lì che dormono con un cagnolino di pezza, perché tanto, dicono, guardate: quella non è vita”. “Mi hanno creato nello stesso modo in cui allevano i maiali. Tutto quello che so, e che mi è dato sapere riguardo a mio padre è che si è masturbato per pochi soldi. Sì, sono arrabbiato, perché noi siamo invisibili”, Bill Cordray, nato in Inghilterra con la fecondazione eterologa. “So di un sacco di persone che pensano di avere un padre e invece ne hanno un altro”, Afef Tronchetti Provera spiega a Vanity Fair il suo sì alla fecondazione eterologa. La Corte costituzionale non ha potuto impedire il disconoscimento di paternità che un padre (non sentendosi tale) ha usato per liberarsi di un bambino concepito con la fecondazione eterologa. Quel bambino l’aveva voluto, ma non aveva potuto dargli i propri geni. Era suo, ma era uno sconosciuto. Impotentia generandi, si chiama, e allora con la moglie erano ricorsi a un donatore anonimo, una fialetta di seme. Prelievo di ovociti, fecondazione in vitro e via, nel 1998 si faceva ma non si diceva. Poi le cose sono andate male, lui guardava quel bambino e non provava nulla, soltanto rabbia. Guardava la moglie e voleva scappare. Il matrimonio finì, ma a lui non bastava. Voleva cancellare tutto, allora ha cancellato il figlio. Azione legale, ricorso in appello. “Nel nostro ordinamento il consenso prestato dal marito (cosciente della propria impotenza) all’inseminazione artificiale eterologa della moglie non può ritenersi idoneo a escludere l’esperibilità dell’azione di disconoscimento di paternità… perché non sussiste, nel caso specifico, alcun rapporto biologico di sangue”. Finito. A quel bambino, adesso, resta un pezzo di carta: “Figlio senza padre”. E Joanna Rose, nata a Londra con il seme di un donatore, è andata a vivere il più lontano possibile, in Australia, ma prima ha bussato alla porta di suo padre: ha chiesto alla Corte di giustizia inglese di poterlo fare, ha reclamato il suo diritto a sapere, scatenando, prima della revisione della legge, le reazioni degli altri “figli a metà”, come ha detto lei. “Quella che è stata applicata a noi è una logica da allevamento di animali in batteria, ma la gente sembra pensare che sia normale portarsi dietro questa situazione per tutta la vita”. Normale essere invisibili. “Voglio conoscere il mio padre biologico e incontrarlo e parlargli almeno una volta – scrisse un anno fa una ragazzina, Lynne Spencer – e cerco mia sorella nelle facce degli altri. Abbiamo il diritto di conoscere la nostra identità”. Una deliberata inflizione di pena, ha scritto Joanna Rose nella memoria inviata alla Corte di giustizia: “E’ importante capire che questa rabbia è una sana e normale risposta: una metà della mia identità ancestrale mi è stata deliberatamente nascosta, causandomi una pena immensa”. Facendola scappare lontano. “Noi siamo persi in un paesaggio non-familiare – ha detto Bill Cordray – dobbiamo crearci il senso di noi stessi senza la mappa del nostro piano genetico. Cosa significa essere concepiti attraverso un donatore? Gli esperti di infertilità non lo sanno. Gli scienziati non lo sanno. I politici non lo sanno. Nessuno lo sa perché nessuno l’ha domandato a noi, che siamo i soli a poterlo sapere”. I soli a non averlo chiesto. Altre storie di ordinario accanimento riproduttivo “Quando qualcuno mi chiede come si fa a capire che è ora di smetterla con la provetta, io gli do la stessa risposta che Jung dava ai pazienti a proposito dell’analisi: ‘Quando si sono finiti i soldi’” Angelo Ajello, psicologo “militante della fecondazione assistita” ne “La fecondazione proibita”, di Chiara Valentini Giuliana De Sio ha smesso perché lei e il suo fidanzato, adesso, non stanno più insieme. “La nostra coppia è scoppiata, non è sopravvissuta”. Giuliana De Sio ha scoperto tardi (cioè i medici ai quali si è rivolta e che l’hanno sottoposta a tre cicli di fecondazione assistita hanno scoperto tardi) di avere una tuba chiusa: significa grande difficoltà a rimanere incinta, rischio di gravidanza extrauterina, significa problemi. Lei è rimasta incinta tre volte, per tre volte ha perso suo figlio. Ha detto a IoDonna, magazine del Corriere della Sera, che la maternità non è certo un capriccio, che questa legge è orribile e va cancellata, che impone troppi limiti. I medici non le avrebbero dato nessun limite, in effetti, i medici avrebbero continuato a farle i cicli di ormoni uno dietro l’altro (solo dopo il terzo fallimento hanno scoperto la tuba chiusa). Anche lei avrebbe continuato a cercare un bambino, forse, se la sua storia d’amore non fosse finita. “Ti sottoponi a una cura ormonale da cavallo…soffri fisicamente, l’organismo è bombardato, le ovulazioni dolorosissime”. Cosà voterà Giuliana De Sio, dopo tre aborti, troppo dolore e nessun figlio? “Ovviamente quattro volte sì”. Come Jo Champa, che si è sottoposta per sei volte alla fecondazione artificiale, e l’ha raccontato all’Espresso. Quattro embrioni impiantati una volta, sette un’altra, e così via. Quattro sì perché “nessuno debba soffrire quel che ho sofferto io per avere un figlio”, anche se a lei è stato permesso di soffrire senza limiti di iniezioni e di spesa. “Io ho la fortuna di avere le possibilità economiche, ma ho amiche che dopo tre volte hanno dovuto fermarsi perché l’assicurazione medica non forniva loro copertura”. Raschiamenti, radiografie con liquido di contrasto, iniezioni di progesterone, perfino Viagra vaginale per ispessire la parete uterina. “Diventi una cavia” ha detto l’attrice, che dopo il quinto fallimento aveva pensato di affittare un utero. “Per sei volte mi hanno iniettato ormoni Fsh e Lh per stimolare le ovaie in forma sottocutanea, per dieci giorni di seguito a partire dal secondo giorno del mio ciclo mestruale. Poi, una volta trasferiti gli embrioni dentro di me, prendevo supplementi di estrogeno e progesterone fino allo sperato inizio della gravidanza”. Dice che per gli effetti devastanti sull’umore ha rischiato di perdere “sia il matrimonio che la testa”, stava per essere arrestata, è stata sveglia tutta la notte a sudare e impazzire. La sesta volta ce l’ha fatta, ha pagato quei duecentocinquantamila dollari che il medico di Beverly Hills le ha chiesto, ha fatto contento il marito, che dopo ogni ciclo andato male la convinceva a riprovarci, anche se lei voleva smettere. “Lui ci teneva ad avere un figlio suo e io mi sono messa in testa di essere come un’atleta che si allena per le olimpiadi”. Quel medico di Beverly Hills, adesso, sta convincendo Jo Champa a fare un altro bambino. Dovrà sottoporsi a un raschiamento, prima, le ha detto, poi potrà ricominciare con le iniezioni. “Avvertite le pazienti dei rischi di tumore che può comportare un uso prolungato delle stimolazioni ormonali?” “No, signora, se lo facessimo nessuna farebbe più la fecondazione assistita”. Brigitte-Fanny Cohen intervista un celebre ginecologo parigino (dal libro “La fecondazione proibita” di Chiara Valentini) Brigitte-Fanny Cohen è bella, su France 2 racconta la salute ai francesi, è una giornalista famosa. Ha i capelli ricci e un bel sorriso, una bella voce. A trentasette anni ha buttato via la pillola e ha deciso che era arrivato il momento. Ha fatto le cose per bene, mollando i servizi televisivi per inseguire il marito quando scattavano il giorno e l’ora dell’ovulazione. Non succedeva nulla, e allora ha cominciato con le analisi, poi con le inseminazioni. Niente di niente. Restava la provetta. “Credevo, con parecchia ingenuità, che fosse il rimedio vero. Ne avevo una visione romantica, che io stessa avevo avallato nei miei reportage”. Non è andata così, e Brigitte ci ha scritto un libro sopra: “Un bébe mais pas à tout prix”, un bambino ma non a ogni costo. In Francia l’hanno ascoltata anche in Parlamento, davanti alla Commissione per la legge sulla bioetica. Lei soffriva di “sterilità inspiegata”, ma nessuno dei medici a cui si è rivolta le ha mai consigliato di fermarsi a pensare. Invece iniezioni, analisi del sangue, prelievi di ovociti, cisti nella pancia, un’operazione d’urgenza, “senza sapere perché”. “Con questo libro ho voluto far sapere quali sono gli effetti secondari possibili sul corpo della donna, parlare della caduta dei capelli, dei capillari che si rompono, della possibilità di cisti ovariche, dei sudori freddi la notte”. Del venti per cento scarso di successo, della mancanza di aiuto psicologico e informativo dai medici. “I medici che fanno miracoli non esistono”. Ha smesso dopo tre Fivet, massacrata e sfinita, rassegnata. Ha adottato una bambina, Daria, non ha pensato più e solo allora (andava avanti e indietro dalla Russia per le pratiche di adozione) è rimasta incinta, senza provetta. “Deriva all’italiana… Il professor Carlo Flamigni ha iscritto l’Italia nel ‘Libro dei record’ come il paese che conta il maggior numero di madri tardive, ragione di autentico scandalo e grande business”, l’Humanité, quotidiano francese, 11 maggio 1993. Adesso Carlo Flamigni è membro del Comitato nazionale per la Bioetica, è considerato uno dei massimi esperti di fecondazione assistita, è impegnato nella battaglia per il sì in nome della ricerca scientifica, “per competere con gli altri paesi nella ricerca sulle cellule staminali embrionali”. E per chiudere “l’odiosa pagina del turismo dei diritti”. Carlo Flamigni non tiene affatto a essere paragonato a Severino Antinori (che negli stessi anni aveva sbandierato una mamma-nonna di sessantadue anni: si era presentata nel suo studio con una scatoletta di azoto liquido, lo sperma congelato del marito morto dieci anni prima), “sono un medico, non uno stregone”, ripeté Flamigni anche in quell’occasione. Quando fece partorire una bella ostetrica ultrasessantenne del suo ospedale, Liliana Cantadori. Chiara Valentini ha ricordato questa storia nel suo libro, in un capitolo intitolato “Benvenuti al Circo Barnum”. Carlo Flamigni fece avere un figlio a Liliana Cantadori con la fecondazione eterologa, grazie a un’ovodonazione di una ragazza rimasta sconosciuta e allo sperma del marito più giovane. “Un’avventura meravigliosa”, disse lei, e incoraggiava le coetanee, eccitate, a seguire la sua stessa strada. “A eccezione di un cesareo praticato cinque settimane prima della data prevista per il parto, è stato tutto normale”, dichiarò Flamigni a l’Humanité. E un trattamento ormonale per rendere l’utero ricettivo come quello di una donna non in menopausa. Ci fu comunque scandalo, sui giornali e nelle case, allora Flamigni affermò che l’ostetrica l’aveva ingannato, togliendosi almeno dieci anni d’età, e che da allora non accetta donne che abbiano più di cinquant’anni. E oggi, mentre spiega che “l’embrione è qualcosa di molto importante”, qualcosa che va studiato e manipolato, preferisce che di quella bella ostetrica ultrasettantenne non parli più nessuno.

Funt: Il Foglio - Autur: Annalena Benini

 

Spedij de Amministratur ul Lunedì, 13 giugno @ 14:38:47 CEST (996 letür)
(cumenti? | Rasegna Stampa | Voto: 0)
Rasegna Stampa: Scienze: Come nasce una lingua?

Scienze e Web Quali sono i suoi elementi essenziali? Grazie a un linguaggio del tutto nuovo, sorto in un piccolo villaggio nel deserto del Negev, in Israele, i linguisti stanno apprendendo nuove informazioni per rispondere a queste antiche domande.
Il linguaggio dei segni dei beduini di Al-Sayyid (ABSL), che serve come lingua alternativa per una comunità di circa 3500 persone, sorde e udenti, ha sviluppato sin dalle prime fasi della propria evoluzione una struttura grammaticale distinta che favorisce un particolare ordine delle parole: i verbi dopo gli oggetti. Lo studio - la prima analisi linguistica di un linguaggio sorto naturalmente, senza influenze esterne - è stato descritto in un articolo di Mark Aronoff della Stony Brook University, Irit Meir e Wendy Sandler dell'Università di Haifa, e Carol Padden dell'Università della California di San Diego, pubblicato sulla rivista "Proceedings of the National Academy of Sciences”.
L'ABSL è sorto nel giro di 70 anni e presenta ora la sua terza generazione di utenti. Osservando i nativi di questo linguaggio raccontare storie e descrivere azioni, i ricercatori hanno scoperto che la lingua va ben oltre una semplice lista di parole per le azioni, gli oggetti, le persone, e così via. Le frasi in ABSL seguono un ordine soggetto-oggetto-verbo ("donna mela mangia") anziché l'ordine soggetto-verbo-oggetto ("donna mangia mela") dell'inglese e di altri linguaggi della regione.
"La struttura grammaticale del linguaggio dei segni dei beduini - spiega Padden - non mostra influenze né dai dialetti arabi parlati dai membri non muti della comunità, né dal linguaggio di segni predominante nell'area circostante. Poiché l'ABSL si è sviluppato in modo indipendente, potrebbe rispecchiare le proprietà fondamentali del linguaggio in generale e fornire indizi per rispondere alle questioni sull'origine dello sviluppo delle lingue umane".

Funt: Le Scienze

 

Spedij de Amministratur ul Venerdì, 03 giugno @ 00:18:21 CEST (526 letür)
(cumenti? | Rasegna Stampa | Voto: 0)
Rasegna Stampa: Browser Firefox: versione in lingua lombarda occidentale (insubre)

Scienze e WebUl browser, recarégaa.
'Sta chì l'è la pagina du l'estensiun par Firefox 1.0 cunt dénta ul language pack par 'na lèngua ca la suméia al lumbard nord-ucidental.
PAGINA A LA VERSIUN DEL FIREFOX IN LENGUA LUMBARDA UCIDENTAL

 

Spedij de Amministratur ul Giovedì, 19 maggio @ 19:29:19 CEST (604 letür)
(cumenti? | Rasegna Stampa | Voto: 0)
Rasegna Stampa: University College of London: imparaa'na segunda lengua la fa crèss l'inteligenza

Scienze e Web'Na növa indagin de l'üniversitaa de Lundra la sustègn che'l stüdi de'na segunda lengua la fa crèss i capacitaa de ragiunament del cervèll. Ma'l stüdi l'è pusee vantagiùs e la mudificaziun del sistema de l'aprendiment l'è pusee impurtant per i pusee giujn.

Learning languages 'boosts brain'

Learning languages enhances the brain, scientists believe Learning a second language 'boosts' brain-power, scientists believe.

Researchers from University College London studied the brains of 105 people - 80 of whom were bilingual.

They found learning other languages altered grey matter - the area of the brain which processes information - in the same way exercise builds muscles.

People who learned a second language at a younger age were also more likely to have more advanced grey matter than those who learned later, the team said.

Scientists already know the brain has the ability to change its structure as a result of stimulation - an effect known as plasticity - but this research demonstrates how learning languages develops it.

It means that older learners won't be as fluent as people who learned earlier in life

Andrea Mechelli, of University College London

The team took scans of 25 Britons who did not speak a second language, 25 people who had learned another European language before the age of five and 33 bilinguals who had learned a second language between 10 and 15 years old.

The scans revealed the density of the grey matter in the left inferior parietal cortex of the brain was greater in bilinguals than in those without a second language.

The effect was particularly noticeable in the "early" bilinguals, the findings published in the journal Nature revealed.

The findings were also replicated in a study of 22 native Italian speakers who had learned English as a second language between the ages of two and 34.

Lead researcher Andrea Mechelli, of the Institute of Neurology at UCL, said the findings explained why younger people find it easier to learn second languages.

Impact

"It means that older learners won't be as fluent as people who learned earlier in life.

"They won't be as good as early bilinguals who learned, for example, before the age of five or before the age of ten."

But Cilt, the national centre for languages, cast doubt on whether learning languages was easier at a younger age.

A spokeswoman said: "There are conflicting views about the comparative impact of language learning in different age groups, based both on findings and anecdotal evidence."

However, she said it was important to get young people learning languages in the UK.

Only one in 10 UK workers can speak a foreign language, a recent survey revealed.

But by 2010 all primary schools will have to provide language lessons for children.



Funt: BBC
scrivüü in inglès

 

Spedij de Amministratur ul Mercoledì, 13 ottobre @ 22:21:02 CEST (681 letür)
(cumenti? | Rasegna Stampa | Voto: 0)
Comunicaa: Visit Stats: straurdinari resultaa per Padan.org, luj/setember visit +350%

Scienze e WebResultaa Visit su Padan.org
2004 - Luj, Agust, Setember
Summary Report - Visits
2004 - July, August, September

 

Spedij de Amministratur ul Domenica, 10 ottobre @ 15:40:04 CEST (679 letür)
(cumenti? | Comunicaa | Voto: 0)
Login
Surenòmm

Còdes Segrètt

Security Code: Security Code
Scrif ul codes de sicureza

Te ghe l'è l'account o no? Creell Chì!. Se te registret te pudarè duprà tücc i servizi e persunalizà i pagin.
::RESEARCH
::WORLD PRESS REVIEW
W.Sahara Independentim - Le Congrès National Africain: "Nous somme engagé à défendre notre position en faveur de votre droit à la libération"
Letture: 905
Droits des Autochtones - Ottawa essuie un feu de critiques
Letture: 779
Les Autochtones ont aussi leur fête
Letture: 893
Independentism - ETA, cinquante ans de guerre
Letture: 688
Autodétermination - Inviolabilité des frontières ou droit à l'autodétermination?
Letture: 746
Chechnya Asserts Its Independence By Working Within the System
Letture: 699
Armenian FM: Nagorny Karabakh is not a matter of separatism, but self-determination of the nation and the citizens
Letture: 731
Independentism - Why Britain should pay homage to Catalonia
Letture: 741
Polémica al amenazar Bossi con vías no democráticas si se rechaza el federalismo
Letture: 868
Kashmir - Loss of a syncretic theatrical form
Letture: 682
Border inviolability versus right to self-determination
Letture: 728
Sáhara.- La Asamblea de Madrid condenará el jueves la represión marroquí y pedirá un referéndum de autodeterminación
Letture: 881
Self-determination: UN, EU envoy rejects Bosnia Serbs demand for referendum
Letture: 851
MALAYSIA: SELF DETERMINATION A HUMAN RIGHT SAYS NON ALIGNED MOVEMENT
Letture: 817
Separatism - Harper makes more concessions to Quebec
Letture: 818
[Valid RSS]