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Padan.org - Le lingue, i loro dialetti e l'identità della Padania: Spetacul&Müsica

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Rasegna Stampa: Cinema a Venezia - Nuovimondi in Siciliano

Spetacul&MüsicaAccolto da un lungo applauso sincero, Emanuele Crialese ha parlato del suo ultimo film, Nuovomondo, in concorso oggi e che nelle prime proiezioni del mattino ha riscosso numerosissimi consensi. Con il regista è presente il cast al completo: Charlotte Gainsbourg, Vincenzo Amato, Aurora Quattrocchi, Filippo Puccillo, Francesco Casisa. Presenti inoltre Giancarlo Leone e Fabrizio Mosca (Titti Film).
“La scelta di raccontare questa storia” spiega Crialese “nasce da una visita al Museo di Ellis Island. Sono rimasto colpito dagli sguardi sospesi, catturati dall’obiettivo, dei migranti di tutto il mondo: sembrava fossero appena sbarcati sulla Luna. Non è stata una scelta politica, né tantomeno il desiderio di descrivere sociologicamente quegli avvenimenti. Inizialmente ho studiato molto la documentazione storica; poi ho smesso per dedicarmi alla lettura di centinaia di lettere, le “parole di carta” che si scrivevano gli immigrati. L’uomo d’altri tempi era sempre positivo, nonostante le tragedie e la miseria, un atteggiamento verso la vita molto diverso da quello dei giorni nostri, in cui mi sono immedesimato. Queste persone” continua Crialese ”lasciavano tutto - terra, famiglia, affetti – nella speranza di una vita migliore. Noi italiani siamo il popolo che è emigrato di più, nella storia: venti milioni, e non solo in America, ma in tutto il mondo. Ovunque siamo riusciti a mantenere viva la nostra identità, e siamo conosciuti per la nostra operosità. Non sono bravo nel lanciare messaggi attraverso i miei film, ma domande e interrogativi. In molti vengono nel nostro paese alla ricerca di un lavoro; non sono certo criminali, e noi dovremmo ricordare di più il nostro passato”. Il film è stato girato a Buenos Aires, e ogni comparsa è stata scelta personalmente dal regista, su un campione di circa settecento persone. Sono tutti figli e nipoti dei nostri emigrati, e ciò ha arricchito ulteriormente il film, aggiungendo nuove sfumature. Riguardo alla scelta coraggiosa e sperimentale di lasciar spesso parlare i protagonisti in dialetto siciliano – con sottotitoli in italiano – Crialese dice: “Per me il suono e l’immagine sono la cosa più importante. I dialetti – tutti i dialetti – hanno una carica musicale che l’italiano non possiede. Sono più carnali, più sanguigni”. Per imparare il particolare accento della zona della Sicilia da cui parte il suo personaggio, l’attore Vincenzo Amato, palermitano, ha vissuto qualche tempo con un contadino, imparandone il mestiere e carpendone anche la gestualità. Diversamente sono andate le cose per Charlotte Gainsbourg, che ha raccontato di aver vissuto in una situazione di totale estraneità, durante le riprese (non parla né l’italiano né lo spagnolo). Ciò ha contribuito in maniera positiva alla creazione del suo personaggio, la misteriosa e sfuggente Lucy/Luce: lei è il sogno vero e reale, il nuovo mondo.
Infine, riguardo alle aspettative di critica e pubblico dopo il grande successo di Respiro, Crialese dice: “Il successo è stato per me come una carezza e un incoraggiamento, non l’ho vissuto come un fucile puntato. Con Nuovomondo ho voluto avventurarmi in linguaggi nuovi perché ripetermi, facendo magari qualcosa di simile, mi sarebbe sembrato poco onorevole nei confronti del pubblico. Le scene oniriche, così poco presenti nel cinema italiano, sono anche un omaggio a Fellini.”. Nuovomondo sarà nelle sale dal 22 settembre 2006.

Funt: Zabriskiepoint.net - Autur: Manuela Pinetti

 

Spedij de Amministratur ul Venerdì, 08 settembre @ 23:54:00 CEST (967 letür)
(cumenti? | Rasegna Stampa | Voto: 0)
Rasegna Stampa: Occitano - Esce Minoranças II: il primo DVD de Lhi Jari

Spetacul&MüsicaEcco sopraggiungere l'estate ed ecco avvicinarsi le numerosissime feste estive sparpagliate a pioggia per le valli e per la "piana".
Lhi jari, uno degli storici gruppi musicali dell'Occitania al di qua delle Alpi, anche quest'anno indosseranno il loro abito migliore, quello dei mille colori, portatore di calde e coinvolgenti atmosfere intrise di suoni antichi e contemporanei, dove l'arcaica lingua dei trovatori d'Occitania, sul palco, diventa lingua viva e mezzo di comunicazione per descrivere i fatti ed il mondo di oggi con le sue mille sfumature e le sue mille contraddizioni.

La band ha appena prodotto un personalissimo DVD che uscirà a metà giugno: MinorançaII, è questo il titolo e racconta il gruppo attraverso un tema del viaggio che vede i sei componenti della band in giro per l'Occitania e non solo, per scoprire nuove realtà e nuovi stimoli in una sorta di ricerca e sviluppo itinerante.
Il fulcro del lavoro è il videoclip realizzato sulla canzone Minoranças dell'omonimo CD e presentato a NU ROAD, la rubrica condotta da Omar Pedrini nell'ambito della trasmissione CD LIVE RAI2, nell'autunno scorso.

Col pretesto il gruppo si racconta nelle fasi di elaborazione del videoclip e contemporaneamente ci propone un piacevole viaggio assieme a loro ripercorrendo le tappe più significative di un percorso che li ha visti fra i principali portacolori delle espressioni del popolo "proibito" di una delle più grandi nazioni non dichiarate d'Europa. La regia è di Fabio Beltramo e non mancano alcune simpatiche "gag" rubate a momenti di vita sociale...
Per informazioni e concerti si veda il sito www.jari.it

Funt: PMnet

 

Spedij de Amministratur ul Lunedì, 26 giugno @ 01:10:31 CEST (953 letür)
(cumenti? | Rasegna Stampa | Voto: 4.5)
Rasegna Stampa: Piemontèis/Lingua Piemontese - Musica: Farinei dla brigna

Spetacul&MüsicaTutto inizia nel lontano 1986, quando cinque amici di Asti (Linus Binello, Bob Sabatini, Lucas Frassetto, Fabrizio Rizzolo e Susi Amerio) si trovano presso lo studio di Andrea Passarino (il Boomerang studio) per registrare la cover di un pezzo di Ivano Fossati "La mia banda suona il rock" e trasformarla in "La me Panda a perd i toch".
Il gruppo di amici continua ad incontrarsi e ad incidere varie cose, senza continuità e per divertimento. Fino a che, qualche anno più tardi, nasce il progetto Farinei dla brigna.

All'inizio del 1989, Fabrizio convoca gli amici e dice che nel suo studio (il Thetastudio) si può registrare un intero lavoro del gruppo. Tutti aderiscono entusiasti. Ed ecco che mentre la radio passava "Gimme five" di Jovanotti, esce la cassetta Ij farinej dla brigna.
L'idea iniziale era di fare canzoni in lingua piemontese divertenti e di vario genere, con il passare degli album le composizioni diverranno sempre più vicine al gusto musicale delle nuove generazioni, staccandosi dai canoni tradizionali del Piemonte.
Fin dal primo pezzo della cassetta si sente la freschezza musicale del gruppo, "Cant'anche mi" ha dato inizio ad una rivoluzione nel campo della musica dialettale.

Il successo della cassetta è fulmineo, la prima edizione viene bruciata in pochi giorni, le successive ristampe vanno a realizzare un successo senza precedenti, le vendite superano presto le 2.000 copie. Da un giorno all'altro molti giovani del Piemonte possono cantare "ma cuma l'è che tüti ciulu e mi ciul nen" sulle note della canzone "Tutti frutti", questo mette immediatamente di ottimo umore il loro produttore discografico Piero Montanaro, con la cui casa discografica "Canterò" comincia un binomio di collaborazione che dura tuttora.

Nel 1990 esce il secondo lavoro, intitolato semplicemente Farinei dla brigna II, che va a consolidare la loro fama. Partecipano al Canta Piemonte e giungono secondi con il brano "Il safari cun la jeep". Da questo momento in poi a chiunque chiediate in Piemonte il loro nome non è più sconosciuto, tutti i visi si aprono in un sorriso e li riconoscono. Nella nuova cassetta c'è la registrazione di "La me Panda a perd i toch" (l'incisione è quella del 1986 nel Boomerang studio!), che diventa un inno che i Farinei suoneranno dal vivo fino ai giorni nostri.

Nel 1992 è la volta di Farinei dla brigna III, la consacrazione definitiva ed il termine di un ciclo. Se infatti nella prima copertina venivano ritratti da bambini, nella seconda da adulti (un po' truccati da delinquenti), qui abbiamo tre arzilli vecchietti alle prese con i loro mestieri, tra le altre cose per queste copertine il truccatore ha nome Francesco "Cirio" Martinetto, che ritroveremo più tardi.
Ma sopratutto durante l'anno di uscita di questo lavoro vengono chiamati a fare più di 35 date in tutto il Piemonte.

Partecipano in TV a "Sanremo giovani" con il brano "Pumpa la musica" e a "C'era due volte", subito dopo parteciparono anche a "non Sanremo famosi" sull'allora Telemontecarlo, ma non solo, Pippo Baudo li richiama ancora a "Uno su mille" a ripresentare il pezzo.

E nel 1994 esce Sort a Fora, che presenta in copertina un piccolo pulcino che fa capolino da una porta (foto scattate da Linus stesso!), il disco è musicalmente molto più vario dei precedenti, presenta diversi brani di più ampi orizzonti musicali. Persino un lento cantato in duetto da Fabrizio e Susi dal testo serio!

Si comincia ad intravedere un successo nazionale, esce quindi "Porti sfiga" (1994) che è una raccolta di vecchi brani con un inedito (che da il titolo all'album) e presenta in copertina i tre superstiti Farinei alla loro apparizione da Mike Bongiorno a "Festival Italiano".
Il pezzo ha successo, viene anche scelto come sigla per alcune trasmissioni radiofoniche tra cui "L'ambaradan" su rete 105, il gruppo comincia così una nuova serie di concerti e si onora anche di fare da band per il grande Franco Fasano, accompagnandolo nel suo tour nazionale che li porta addirittura a Caserta, dove "Pumpa la musica" ottiene un successo strepitoso.

Esce il video "All thats Farinei" subito rinominato "Farinei 1989-1995 de celebrescion", che racconta la vita del gruppo di allora ed i clip delle canzoni "Sort a fora" e "Ten dür", nonché il nuovo lavoro Vivi dal vivo, (1995), la registrazione del concerto eseguito ad Asti del 24 settembre 1995, che conta circa 3000 persone tra il pubblico incurante della pioggia battente!

Arriviamo al 1996, parte il nuovo tour con brani ("Nati stunky" e "Voglio essere una star") che ad oggi non sono mai stati incisi, ma con i Farinei non si sa mai! Purtroppo in quell'anno arriva il momento più difficile nella storia dei Farinei: viene il momento di scegliere se fare

Sempri Farinei (2000) l'album più suonato di tutti, che fa da ponte verso gli altri futuri lavori e che presenta una trascinante cover di "Another brick in the wall" intitolata "The cicu".

In autunno 2002 il gruppo è ospite negli studi di Cologno Monzese di RETEA ALL MUSIC, ove registra 14 brani per la trasmissione MUSIC ZOO, e vi ritorna, a grande richiesta di pubblico, nel Febbraio 2003 presentando altri 12 brani. A Febbraio riceve come riconoscimento una pergamena come artisti più votati nell'ambito della manifestazione nazionale "Miss Padania" e si esibisce sempre a Milano al Palalido assieme a Charlie Cinelli e Davide Van De Sfroos.
Attualmente sono chiusi in sala d'incisione a preparare il prossimo CD (in cui si avvarranno di collaborazioni di vari artisti) e a preparare il concerto per la prossima stagione.

Funt: http://www.grandain.com/informazione/dettaglio.asp?id=2630 R.G.

 

Spedij de Amministratur ul Mercoledì, 14 giugno @ 02:15:41 CEST (824 letür)
(cumenti? | Rasegna Stampa | Voto: 0)
Rasegna Stampa: Occitano - Musica: 'La fàbrica occitana', il nuovo cd dei 'Gai Saber'

Spetacul&MüsicaSe i Lou Dalfin hanno saputo inglobare nel folk occitano i ritmi e la grinta del punk-rock anni ’70, l’operazione dei Gai Saber, anche'essi di lingua d’òc, è invece rivolta alle sonorità elettroniche e alla dance anni ’90.
I sette musicisti cuneesi hanno saputo creare, negli anni, una miscela spiazzante, dove il 'balet' incontra il trip-hop e la 'curenta' flirta con la jungle music. Con il loro ultimo lavoro 'La fàbrica occitana' i Gai Saber proseguono la propria sperimentazione, nel tentativo di superare, ancora una volta, gli steccati fra i generi musicali. All'interno delle 10 nuove tracce si mescolano tradizione d’òc, melodie del mediterraneo e atmosfere latine, oltre agli ormai 'consueti' ritmi elettronici che vanno dalla street-dance alla drum’n’ bass, senza timore di rischiare accostamenti inconsueti.

L’Occitania per i Gai Saber è soprattutto ricerca e difesa della varietà e della differenza e 'La fàbrica occitana' rappresenta appieno questo desiderio di percorrere nuove strade, forti anche delle innumerevoli esperienze live in Italia e Europa(Francia, Danimarca, Estonia, Olanda, Svizzera), tra le quali spiccano gli splendidi concerti dello 'Strictly Mundial' a Marsiglia, di 'Les Suds' a Arles e le recenti esibizioni alla 'Medals Plaza' delle Olimpiadi Invernali del 2006 a Torino. Domenica 11, alle 21.00, essi presenteranno in anteprima 'La fàbrica occitana' presso il festival 'Occitanica' di Rivoli, organizzato da Maison musique, mentre giovedì 15 alle 21.30 saranno a Peveragno, alla birreria 'Macallè' di piazza Pietro Toselli (ospiti i 'fuori rotta', folk–rock da Peveragno): in entrambe le occasioni l'ingresso sarà libero. Per informazioni: www.gaisaber.it; email info@gaisaber.it; mobile (0039)338/4735136; mail orders:orders@felmay.it; www.felmay.it.

Funt: http://www.targatocn.it/it/internal.php?news_code=23285&cat_code=36 G. D

 

Spedij de Amministratur ul Mercoledì, 14 giugno @ 02:08:54 CEST (388 letür)
(cumenti? | Rasegna Stampa | Voto: 0)
Rasegna Stampa: Gramelot Padano a In/canti & banchi a Castelfiorentino

Spetacul&MüsicaXVI edizione di In/canti & banchi - Cantastorie e dintorni Castelfiorentino 25 - 28 maggio 2006 "Il viaggio nella memoria" venerdì 26 maggio "Cantastorie e dintorni"
Alle ore 22.00 l'unico allievo diretto e riconosciuto di Dario Fo, l'attore Mario Pirovano, che sul palco somiglia in maniera impressionante al suo maestro, emulandolo nel virtuosismo del gramlot, recitando con verve inesausta. Pirovano presenta a Castelfiorentino lo spettacolo "Vorrei morire anche stasera se dovessi pensare che non è servito a niente": malgradi il titolo surreale, si tratta di un intenso viaggio nella memoria. "Il testo - racconta lo stesso Pirovano - tratta il tema della Resistenza antifascista riportando le testimonianze dirette dei partigiani protagonisti della lotta". Sono tre storie diverse, raccontate in prima persona da Pirovano nei vari dialetti delle valli del Nord Italia, perfettamente comprensibili grazie alla ricchezza dei gesti e alla mobilità espressiva sottese ad ogni testimonianza orale.

Funt:

 

Spedij de Amministratur ul Martedì, 30 maggio @ 01:58:19 CEST (345 letür)
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Rasegna Stampa: Lingua Lombarda Occidentale (insubre) - Festival 'Note radici': giovedì sera a Vedano Olona i primi verdetti

Spetacul&Müsica Conto alla rovescia per le selezioni del Festival “Note radici”, il concorso riservato a chi scrive e compone canzoni in uno dei dialetti delle province di Varese, Novara, Verbali e Svizzera italiana. Giovedì sera, infatti, dalle 18 alle 24, sarà la volta dei primi verdetti al Fico d’India Cabaret di Vedano Olona, appuntamento cui seguiranno gli incontri del 16 e 18 maggio. Durante le selezioni, tre serate all’insegna dello spettacolo e divertimento saranno scelti i nomi di coloro che accederanno alla serata finale in programma al Lido della Schiranna venerdì 23 giugno. In questa occasione saranno decretati i vincitori che riceveranno 500 euro e 8 ore di registrazione in studio (terzo classificato), 750 euro e 10 ore di registrazione (secondo classificato) e 1500 euro e 12 ore di registrazione (primo classificato). Sarà Elenoire Casalegno a presentare la serata finale affiancata dall’attore comico Carlo Pastori. Omar Pedrini sarà invece il presidente della giuria chiamata ad esprimere il verdetto.

Autur: Sarah Foti - Funt: http://www.radionews.it/news/news_detail.asp?id=15783

 

Spedij de Amministratur ul Mercoledì, 10 maggio @ 01:40:41 CEST (382 letür)
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Rasegna Stampa: Emigliano - Successo per la Famiglia Piasinteina, testo e regia di Mario Peretti

Spetacul&MüsicaIl cuore della vecchia Piacenza Un nostalgico amarcord tra il musical e il dialetto I tulein (i soldi), le lengua ad can (le cambiali), i bianchein (i bicchieri di bianco), i basturnon (le caldarroste), i tanti «am ricord...». È un ripasso non solo della vecchia Piacenza, quando s'andava in giro «trid cme na bula», ma anche della lingua emigliana. Un «am ricord» di una Piacenza in doppio formato, musical e dialetto. C'era molta curiosità per il debutto di un genere di spettacolo tipicamente anglosassone. Non una semplice commedia musicale alla Garinei e Giovannini, ma - era stato annunciato - proprio un musical.

Insomma, quel prodotto teatrale che ha fatto grande Broadway e sfavillante il West End londinese, quell'inebriante cocktail di coreografie e balletti portato alle stelle da indimenticabili divi e memorabili capolavori, dato più volte per morto, ma capace di risorgere e reinventarsi, accettando di sottoporsi a tutte le possibili influenze che ne hanno garantito una felice e stupefacente longevità.
Un tentativo di reinventare il musical - o almeno di trovare una "via piacentina" al musical - è in fondo anche questo di Mario Peretti col suo ora sorridente e gaio ora sentimentale e patetico inno al Cor ad Piaseinza, una produzione della compagnia teatrale della Famiglia Piasinteina che ha messo in campo considerevoli forze. Un musical in piacentino festosamente accolto al Politeama con frequenti e calorosi applausi a scena aperta e con ripetute chiamate alla fine, che hanno sancito l'apprezzamento del pubblico (alla prima di giovedì numeroso ma non numerosissimo).

Sarà un musical, ma come avviene direi immancabilmente alle commedie dialettali il primo applauso scatta quando il sipario si apre svelando il palco sparso di tavolini con attorno, fermi, a grappoli, gli avventori-personaggi. Siamo al Bar Piaseinza, che più che un luogo mi sembra nella sua fredda immobilità l'astrazione della realtà. L'unico a muoversi è Peretti, elegante, abito da sera e farfallino. Fa il Prologo: il tempo passato, le cose cambiate, quand'eravamo ragazzi, chi c'era, Ciotti e compagnia bella, «quanta rob». Un po' in prosa, un po' in poesia, un po' in rima. «Ma - conclude - sum stuff da ricurdè, è ura ad cumiciè». E con quest'altra rima, come con un colpo di magia, la gente ai tavolini prende vita, si anima, inizia a muoversi e cantare. È un coro di voci, che diventerà un coro di ricordi e nostalgie.

Peretti, coadiuvato alla regia da Francesca Chiapponi, è anche autore dei testi, a cui hanno messo mano pure Adriano Vignola e Corrado Ambiveri. Le musiche originali sono composte da Gianni Botti, Andrea Barbieri ed Enrico Montanari, che insieme a Claudio Borgoni, Francesco Santangelo ed Alfonso D'Antuono formano il sestetto di musicisti che, piazzato su una pedana in un angolo del palco, accompagna dal vivo ed arricchisce lo spettacolo insieme alle ballerine e ai ballerini della "Domenichino da Piacenza" e della "Anteprimadanza". Il musical predilige, si sa, le parti suonate, ballate e cantate che ne costituiscono, quasi più ancora del dialogo, la struttura narrativa. In questo musical dialettale la colonna sonora e portante consiste in una partitura di soli per orchestra, canzoni, coretti, momenti di brio scanzonato (frizzante quello per Sant'Antonino) alternati ad altri più lenti e lirici e ai «ball d'una vota», tango e boogie-woogie. Ma non bastano i numeri di danza a togliere una sensazione di staticità e di troppe parole e poca azione.

I giovani di oggi, ma soprattutto quelli di ieri o l'altro ieri. In questo spettacolo proiettato tutto sul passato non v'è trama né storia, sostituite dal ricordo. Nel secondo tempo, oltre a ricordare si riesce anche a costruire se non delle storie almeno delle situazioni con i due incontri paralleli, quello delle vecchie amiche d'infanzia e l'altro di vecchi innamorati, l'Adelina e Mariolino, che si ritrovano dopo molti anni. La visione delle cose è quella nostalgica, vagheggiata, consolatoria di altri tempi («Mia tamme adess...»). Ma questo mondo di ricordi che «gh'era una vota» dovrebbe far ricordare a chi c'era di aver avuto anche lui 15 o 20 anni, ricordare l'innocenza e le ingenuità di quegli anni e la nostalgia per quei giorni poveri e semplici, e quei ragazzi per i quali il massimo della trasgressione era forse fumare una sigaretta o bere un "bianchein". Dove sono i sogni e i miti dei ventenni di allora, in cui guardare con la curiosità di chi cerca materiale per sognare tra musica, ballo e canto? Dove ritrovare e riprovare quei batticuori che nelle generazioni di adesso segnano la stagione dell'evasione collettiva? Una cosa la scopriamo: che tra i giovani di allora e quelli di adesso dei punti d'incontro ci sono, la difficoltà di trovare lavoro e l'incertezza per il domani.
Folto e pieno di slancio e generosità il cast, da cui emergono per il vivace piglio Grazia Alicanti e Lavinia Curtoni, la presenza di Elsa Castellini in bella coppia con Pino Spiaggi, il colorito risalto di Nice Fariselli, e poi Francesco Tusino, Daniela Malaspina, Maria Rapetti, Lucia Fortunati, Matteo Cornia, Paolo Favari e Francesco Massini.

Autur: Umberto Fava - Funt: http://www.liberta.it/asp/default.asp?IDG=605067510&H=

 

Spedij de Amministratur ul Domenica, 07 maggio @ 14:08:59 CEST (361 letür)
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Rasegna Stampa: Lombardo Occidentale - De Sfroos: rock in lingua lombarda

Spetacul&MüsicaCortemaggiore Al Fillmore successo per il cantautore lariano; Dalla Lombardia a Jimi Hendrix cortemaggiore. Il giorno prima la Sicilia di Roy Paci e degli Aretuska, in un viaggio afromediterraneo e caraibico. Il giorno dopo la Lombardia di Davide Van De Sfroos, tra blues, rock e altri echi dagli Stati Uniti d'America. Musica diversa, pubblico diverso, per un curioso accostamento temporale che ha vissuto al Fillmore dei sapori differenti di terre accomunate da due artisti così affascinati dalle tradizioni. Quelle di Davide Van De Sfroos si perdono nei sentieri che costeggiano il lago di Como e salgono sui monti, fino a toccare la Svizzera. Da lì guardano l'America di Bob Dylan e Jimi Hendrix, l'Inghilterra dei Clash e dei Pogues, rintracciando una linea folk transoceanica di andate e ritorni, dalla Casa del sole nascente (The house of the rising sun) al Paradiso dello scorpione, da Hey Joe a Vee giò.

Nei dieci anni in cui, dal passato normalmente punk, Davide Bernasconi ha maturato la svolta, trovando dentro di sé un altro musicista, al punto da dover cambiare il nome in Van De Sfroos («vanno di frodo» e, in un certo senso, Bernasconi è un "contrabbandiere di canzoni", nel suo valicare continuamente confini), il cantautore lagheé con il suo rock folk in dialetto lombardo è diventato un'icona dell'onda anomala che, anche nella musica, ha riscoperto il valore della memoria.
Pur essendo cosciente del suo cammino a ritroso, Van De Sfroos è però altrettanto attento a spolverare il lavoro di recupero, costruendo su impalcature vecchio stampo una sorta di lucida contemporaneità. Forse anche per questo, ma non necessariamente, il pubblico che lo segue con fedeltà è più giovane di quanto ci si aspetterebbe. Indipendentemente dall'età, che annulla in una danza i faccia a faccia generazionali, difficile resistere alla carica del musicista lariano. Soprattutto al Fillmore, dove la band schiera un ospite eccezionale: l'armonicista newyorkese Sugar Blue, che ritaglia con il suo strumento i momenti più belli del concerto. Due ore di musica all'insegna di pezzi che mischiano culture, come nell'indiana Hoka hey, in cui già il volume del basso ricorda i canti dei nativi americani. A volte si divertono ad alternare il "sacro" ed il "profano", come nel Corvo che si confonde coi piccioni di Povia. Sciuur capitan racconta la guerra, di cui si è detto molto e ci si ripete, ma non si perde intensità. Il viaggio americano di Van De Sfroos - con lui Jaime Scott Dolce alla chitarra, Latonya Cobin al basso, Angapiemage Anga Galiano Persico al violino, Ariaan Land Jr alla batteria - incastra ancora blues del Mississippi e funk elettrico, rap delle campagne e disco folk. E saluta, tra gli applausi, con l'ultima corsa insieme d'la Curiera.

Funt: http://www.liberta.it/asp/default.asp?IDG=604307511&H=- Autur:Riccardo Anselmi

 

Spedij de Amministratur ul Martedì, 02 maggio @ 18:06:58 CEST (358 letür)
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Rasegna Stampa: Lombardo Occidentale - Davide Van De Sfroos, il ''laghée'' che ha stregato New Orleans

Spetacul&MüsicaNew Orleans - Il cantautore comasco si è esibito al French Quarter Festival. "Atmosfera magica, la voglio riportare nei miei lavori"
Le note di "Akuaduulza", il ritmo di "Kapitan Kurlash", le atmosfere di "Pulenta e galèna fregia" risuonano nel quartiere francese di New Orleans. Un miracolo? Un'allucinazione collettiva? No, niente di tutto questo: semplicemente sul palco di Royal Street, nel bel mezzo del French Quarter Festival, è salito Davide Van De Sfroos. Una performance che non è passata inosservata agli occhi del pubblico della Louisiana che sabato scorso si è trovato di fronte il simbolo della musica lombarda. «Per fortuna, alla seconda canzone, la gente ha iniziato a fermarsi davanti al palco, a sedersi, a ballare. È finita in gloria tra dischi regalati e danze sfrenate: si vede che con la nostra formazione abbiamo colto nel segno». È proprio Davide a raccontare la sua esperienza americana, dove la musica è magia ma è pure la medicina per risollevarsi dopo la tremenda esperienza dell'alluvione della scorsa estate.

Come è stato il suo impatto con il palco di New Orleans?
«Siamo stati fortunati: con me ha suonato una band con molti musicisti americani e la gente è stata attratta da suoni conosciuti come i loro, accompagnati da una lingua particolare. Una lingua che però richiamava il loro cajun, con marcate influenze francesi che infatti si ritrovano anche nel dialetto. Questa miscela li ha incuriositi, li ha attratti e alla fine li ha soddisfatti».

Quello del 2006 è stato il festival della rinascita: quest'aria di ricostruzione si avverte lavorando, passeggiando e vivendo in città?
«Katrina è stata un grosso trauma per tutti e viene ricordato anche sulle magliette, sui souvenir e via dicendo. Il centro, il quartiere dove siamo stati per fortuna sono rimasti intatti e hanno mantenuto la propria bellezza; al di fuori invece ci sono ferite che in certi casi non guariranno. Però New Orleans, grazie alla cucina, alla musica, alla cordialità dei suoi abitanti sta vivendo e festeggiando più di prima. L'atmosfera è magica, possente, quasi devastante: sabato notte la festa è passata ai limiti della vivibilità».

Un aneddoto gustoso?
«Il migliore è quello di Anga (Angapiemage Galiano Persico), il mio violinista. Si è messo a fare il musicista da strada alle tre di notte: ha raccolto applausi, regali e soldi. A un certo punto è sceso un uomo in pigiama e abbiamo temuto il peggio, invece ha estratto... venti dollari e li ha depositati nella custodia del violino. Con tanti complimenti».

Lei è molto attento a cogliere le atmosfere e a "inquadrare" personaggi da inserire nelle sue canzoni. Da questo punto di vista è stato un viaggio fruttuoso?
«Sì, soprattutto dal punto di vista delle atmosfere, e infatti proprio adesso sto provando a buttar giù due righe che magari avranno un seguito. Però devo dire una cosa: la nostra acqua dolce e la loro palude non sono così diverse. I battelli viaggiano sia qui che là, al posto dei nostri pescatori ci sono i cajun, in Lombardia c'è il nostro dialetto, a New Orleans uno slang caratteristico. Le leggende, le storie, le magie hanno la stessa presa sulla gente comune e certi paesaggi di lago li ho ritrovati sul Mississippi».

E magari ha anche incontrato qualche suo fan pronto a cantare "De Sfroos" al Festival.
«Questa volta no: non ho trovato italiani e soprattutto non ho trovato varesini. Non dico una stupidaggine: in ogni mio viaggio, dall'Emilia Romagna al Kilimangiaro la prima persona che mi conosceva era di Varese o provincia. Stavolta non è accaduto: state perdendo colpi!».

Con il rientro in Italia riprenderete il "Ma vadavia'l blues Tour". Com'è il bilancio della prima serie di concerti?
«Il gioco sta funzionando: ogni sera noi musicisti giochiamo con le note, mischiando le nostre "arti", le voci, gli strumenti. Ci divertiamo mettendo alla prova i diversi stili e così ogni concerto è diverso da quello che precede e da quello seguente. Siamo sul palco ad ascoltare i nostri "colleghi" e così produciamo ogni volta qualcosa di nuovo. Poi, chissà; nel concerto ho alcuni inediti e magari inizieremo a proporli nel corso della tournée».

Funt: http://www3.varesenews.it/tempo_libero/articolo.php?id=47982

 

Spedij de Amministratur ul Sabato, 29 aprile @ 11:41:09 CEST (336 letür)
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Rasegna Stampa: Emigliàn - ''Famiglia'': un musical lingua emigliana (in dialetto piacentino) per raccontare il cuore di Piacenza

Spetacul&Müsica Presentato il nuovo lavoro della compagnia teatrale. Un musical in dialetto piacentino per raccontare Al cor ad Piaseinza, sicuri che "Gh'era una vota... e adess?!" Per scoprire quali sorprese ha preparato per il pubblico la compagnia teatrale della Famiglia Piasinteina bisognerà aspettare il debutto sul palco del Cinema teatro Politeama alle ore 21 il 4 maggio (replica il 5 maggio), ma qualche anticipazione ieri a Palazzo Fogliani il regista Mario Peretti, autore dei testi e delle canzoni dello spettacolo, l'ha fornita.
La vicenda si svolge ai nostri giorni nel bar Piaseinza, luogo di ritrovo per diverse generazioni: adolescenti, giovani, persone di mezza età e anziani, che si confrontano sull'oggi e la Piacenza di mezzo secolo fa, lasciando spazio ai ricordi, non sempre allegri, ma soprattutto alla voglia di divertirsi e di stare insieme. La musica originale, composta da Gianni Botti, Andrea Barbieri ed Enrico Montanari, è eseguita dal vivo dall'orchestra che già aveva collaborato con la Famiglia Piasinteina nell'allestimento rinnovato di Oh! Che ratassada. Proprio in quell'occasione - ha spiegato Peretti - era nata l'idea di collaborare ancora con il gruppo di amici amanti della musica.

Peretti ha lavorato a uno spettacolo che coinvolgesse l'intera compagnia, formata da: Nice Fariselli, Daniela Malaspina, Maria Rapetti, Lucia Fortunati, Elsa Castellini, Grazia Alicanti, Lavinia Curtoni, Francesco Tusino, Matteo Cornia, Paolo Favari, Giuseppe Spiaggi, Francesco Massini e lo stesso Peretti. Le parti ballate vedono in scena l'Accademia "Domenichino da Piacenza", diretta da Giuseppina Campolonghi, e la Scuola "Anteprimadanza" diretta da Andrea Rabuffi, Gabriele Caprioli e Giordano Corti. Hanno collaborato ai testi Adriano Vignola e Corrado Ambiveri.

«L'organizzazione, con 35 persone, per noi amatori è faraonica», ha detto Peretti, che ha potuto contare per il coordinamento su Francesca Chiapponi. «Il lavoro è stato veramente impegnativo e la sfida stimolante specie per gli attori che hanno dovuto anche cimentarsi con canto e ballo». Per il razdor Danilo Anelli, lo spettacolo si inserisce nel percorso di valorizzazione del dialetto, anche con modalità inedite, come il musical. La serata è sostenuta dalla Fondazione di Piacenza e Vigevano e dall'associazione "William Bottigelli", rappresentata ieri da Pippo Stampanoni, che ha ringraziato la Famiglia per l'opportunità offerta di far conoscere le finalità benefiche del sodalizio, a favore in particolare dei bambini malati.
Del musical verrà registrato un dvd completo di backstage. Prevendite al Politeama, tel. 0523.328672.

Funt: http://www.liberta.it/asp/default.asp?IDG=604227502&H= - Autur: Anna Anselmi

 

Spedij de Amministratur ul Martedì, 25 aprile @ 23:06:25 CEST (402 letür)
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