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Referendum: Oriana Fallaci ''Noi Cannibali e i figli di Medea''


#656 - 3--Amministratur--Referendum: Oriana Fallaci ''Noi Cannibali e i figli di Medea''--2005-06-10 20:04:55

#No, non mi piace questo referendum al quale i mecenati dei dottor
Frankenstein voteranno per semplice partigianeria politica o miopia
morale. Ossia senza ragionare con la propria testa, senza ascoltare la
propria coscienza, magari senza conoscere il significato delle parole
staminale-ovoci-ta-blastocita-eterologo-clonazione, e certo senza
chiedersi o senza capire che cosa v'è dietro l'offensiva per la libertà
illimitata della ricerca scientifica. Infatti il 12 giugno non userò la
scheda elettorale, e con tutto il cuore mi auguro che
l'offensivafal-lisca penosamente. Auspicio rafforzatosi quando al Liceo
Mamiani di Roma il più autorevole promotore dei quattro quesiti
referendari ha scandito una battuta che sembra una facezia da capocomico
del vecchio theatre-varieté: «Se l'embrione è vita, masturbarsi è
suicidio». (Signor mio, anziché di masturbazione a quei liceali io avrei
parlato di Libertà. Gli avrei ricordato quel che dice Piatone quando nel
Libro Vili de La Repubblica scrive che dalla libertà degenerata in
licenza nasce e si sviluppa una malapianta: la malapianta della
tirannia. Infatti qui non si tratta di masturbarsi. Si tratta di
spiegare alla gente che la libertà illimitata cioè privata d'ogni freno
e d'ogni senso morale non è più Libertà ma licenza. Incoscienza,
arbitrio. Si tratta di chiarire che per mantenere la Libertà, proteggere
la Libertà, alla libertà bisogna porre limiti col raziocinio e il buon
senso. Con l'etica. Si tratta di riconoscere la differenza che passa tra
lecito e illecito).
Non mi piace, questo referendum, perché a parte l'astuto ricatto con cui
la cosiddetta clonazione terapeutica giustifica le sue nequizie cioè
promette di guarire le malattie, a parte l'ovvio tornaconto di chi con
quel ricatto si riempie le tasche (ad esempio l'industria farmaceutica
il cui cinismo supera il cinismo dei mercanti d'armi), dietro questo
referendum v'è unprogetto anzi unpro-posito inaccettabile e
terrificante. Il progetto di reinventare l'Uomo in laboratorio,
trasformarlo in un prodotto da vendere come una bistecca o una bomba. Il
proposito di sostituirsi alla Natura, manipolare la Natura, cambiare
anzi sfigurare le radici della Vita, disumanizzarla massacrando le
creature più inermi e indifese. Cioè i nostri figli mai nati, i nostri
futuri noi stessi, gli embrioni umani che dormono nei congelatori delle
banche o degli Istituti di Ricerca. Massacrarli riducendoli a farmaci da
iniettare o da trangugiare, oppure facendoli crescere quel tanto che
basta per macellarli come si macella un bove o un agnello, poi ricavarne
tessuti e organi da vendere come si vendono i pezzi di ricambio per
un'automobile. Tutto ciò mi ricorda il Mondo Nuovo di Huxley, sì,
l'abominevole mondo degli uomini Alfa e Beta e Gamma, ma soprattutto mi
ricorda le oscenità dell'eugenetica con cui Hitler sognava di creare una
società costituita soltanto da biondi con gli occhi azzurri. Mi ricorda
i campi di Auschwitz e di Mauthausen, di Dachau e di Birkenau dove, per
affrettare la produzione della razza ariana ossia intensificare i parti
gemellari delle bionde

con gli occhi azzurri, il dottor Mengele conduceva gli esperimenti sui
bambini gemelli. Grazie all'illimitata libertà di ricerca concessagli da
Hitler li martirizzava, li assassinava, a volte li vivisezionava. Dunque
bando alle chiacchiere e alle ipocrisie: se al posto di Birkenau e
Dachau eccetera ci metti gli Istituti di Ricerca gestiti dalla
democrazia, se al posto dei gemelli vivisezionati da Mengele ci metti
gli embrioni umani che dormono nei congelatori, il discorso non cambia.
Non a caso, quando otto anni fa gli inglesi crearono la pecora Dolly,
invece di esaltarmi ebbi un brivido d'orrore e dissi: «Siamo fritti. Qui
ci ritroviamo con una società fatta di cloni. Qui si torna al nazismo».
I
Frankenstein e i loro mecenati (giuristi, giornalisti, editorialisti,
attrici, filosofi, grilli canterini, membri dell'Accademia dei Lincei,
politici in cerca di voti, medici in cerca di gloria) non vogliono
sentirselo dire quel «Siamo-fritti,
qui-ei-ritro-viamo-eon-una-soeietà-fatta-di-eloni,qui-si-tor-na-al-nazismo».
Quando porti il discorso su Hitler e sul nazismo, su Mengelejanno gli
offesi anzi gli scandalizzati. Cianciano di pregiudizi, protestano che
il paragone è illegittimo. Poi nel più tipico stile bolscevico ti
mettono alla gogna. Ti chiamano bigotto, baciapile, servo del Papa e del
Cardinale Ruini, mercenario della Chiesa Cattolica. Ti dileggiano con le
parole retrogrado-oscurantista-reazionario e posando a neo-illuministi,
a progressisti, avanguardisti, ti buttano in faccia le solite banalità.
Strillano che non si può imporre le mutande alla Scienza, che il Sapere
non può essere imbrigliato, che il Progresso non può essere fermato, che
i fatti sono più forti dei ragionamenti, che il mondo va avanti malgrado
gli ottusi come te. Come me. Con burattinesco sussiego dichiarano che
l'embrione non è un essere umano: è
una-semplice-proposta-di-esse-re-umano-anzi-di-essere-vivente, un
sempli-ee-grumo-di-eellule-non-pensanti. Con pagliaccesca sicurezza
proclamano che non ha un'anima, che l'anima esiste se esiste il
pensiero, che la sede del pensiero è il cervello, e il cervello
incomincia a svilupparsi due settimane dopo che l'embrione si è
attaccato all'utero materno. 0 che un feto incomincia a pensare solo
all'ottavo o nono mese di gravidanza, che secondo San Tommaso
d'Aquinofino al quarto mese siamo animali e quindi tanto vale proteggere
gli embrioni degli scimpanzè. E inutile obiettare che San Tommaso
d'Aquino visse nel 1200, che di genetica se ne intendeva quanto io mi
intendo di ciclismo e di pugilato. Inutile replicare che ripararsi
dietro il sillogismo Cervello-Pensiero-Anima-uguale- Umano è una
scemenza. Un'offesa alla logica. Anche gli animali hanno un cervello,
perbacco. Anche gli animali hanno un pensiero. Ergo, stando a quel
sillogismo, anche loro do-vrebbero avere un'anima ed essere considerati
umani. Inutile osservare, infine, che sulla formazione del
cervello-anima non sappiamo un bel nulla. Neanche ciò che si sapeva
sull'atomo quando Enrico Fermi scisse quello dell'uranio 235 e scoprì
che il suo nucleo misura un centomi-liardesimo di millimetro eppure può
disintegrare in un lampo città come Hiroshima e Naga-saki. E se
l'infinitamente piccolo contenesse molto di più dell'infinitamente
grande? E se il cervello-anima dell'embrione misurasse ancor meno di un
eentomiliardesimo di millimetro e la miopia morale (nonché
intellettuale) non riuscisse a individuarlo? E se di conseguenza
l'embrione pensasse, soffrisse come soffriamo noi quando Zarqawi ci
taglia la testa col suo coltello halal? Il fatto è che le loro
affermazioni mai suffragate da prove sono teorie e basta, presunte
certezze per convenienza e opportunismo spacciate come assolute
eertezze, punti di vista sbandierati nel presuntuoso miraggio di
ricevere un Nobel al quale senza alcun pudore e senza alcun merito
ambiscono fortissimamente. Sono un dogma che non vale più del mio. Anzi
vale assai meno del mio che è privo di calcoli, di convenienze, di
opportunismi. Qual è il mio? Bè, è quello che esprimo in Lettera a un
bambino mai nato, libro che incomincia con queste parole: «Stanotte ho
saputo che c'eri. Una goccia di vita scappata dal nulla». È quello che
ribadii nell'intervista al Foglio quando i neoilluministi e progressisti
e avanguardisti approvavano la condanna a morte di Terri Sehindler o se
vuoi Terri Schiavo. (Secondo loro, colpevole di non aver più un
pensiero, di non aver più un'anima, di non poter assistere ogni domenica
alla Messa che ha nome Partita di Calcio. Oh sì: a mia volta senza aver
le prove che Fermi fornì sul nucleo dell'atomo, io credo che fin dal
momento in cui lo spermatozoo feconda l'ovulo e la cellula primaria
diventa due cellule poi quattro poi otto poi sedici insomma prende a
moltipliearsi, noi siamo ciò che saremo. Cioè esseri umani. Forse non
ancora persone, visto che una persona è il risultato dell'essenza innata
e delle esperienze acquisite dopo la nascita: ma di sicuro un essere
umano. L'embrione che sboccia nell'ovulo d'un pidocchio è un pidocchio.
L'embrione che sboccia nell'ovulo di un cane è un cane. (L'esempio del
cane lo porta anche monsignor Sgreeeia). L'embrione che sboccia
nell'ovulo di un elefante è un elefante. L'embrione che sboccia
nell'ovulo di un essere umano è umano e non me ne importa nulla che
stavolta la mia opinione coincida con quella della Chiesa Cattolica. Con
quella di Papa Wojtyla e di Papa Ratzinger, con quella del Cardinale
Ruini, dei vescovi, degli arcivescovi, dei preti che si opposero al
divorzio e all'aborto. (Anch'io detesto l'aborto e per il voto in favore
dell'aborto ebbi strazianti dilemmi. Ma considero il divorzio una
conquista della civiltà e per il divorzio mi battei con le unghie e coi
denti). Infatti se tale opinione coincidesse con quella della Chiesa
Marxista, di Lenin, di Stalin, di Mao Tse Tung, e perfino del re di Cuba
cioè dello spregevolissimo Castro, la esprimerei col medesimo eandore.
Non me ne importa nulla nemmeno dell'astuto ricatto cioè della loro
promessa di guarire il diabete, la distrofia, l'Alzheimer, la sclerosi
multipla di Stephen Hawking. (Il grande cosmologo che da decenni vive in
carrozzina e ciondola peggio d'un fiore appassito). Come dissi
nell'intervista al Foglio, non me ne importerebbe nemmeno se le
staminali servissero a guarire il mio cancro anzi i miei cancri. Dio sa
se amo vivere, se vorrei vivere più a lungo possibile. Sono innamorata,
io, della vita. Ma a guarire i miei cancri iniettandomi la cellula d'un
bambino mai nato mi par-rebbe d'essere un cannibale. Una Medea che
uccide i propri figli. («Donna maledetta, aborrita dagli Dei, da me,
dall'intero genere umano. Crepa, essere osceno, assassina dei tuoi
figli» le dice Euripide attraverso Giasone).
Me ne importa ancor meno del fatto che i Frankenstein e i loro mecenati
mi espongano al ludibrio con le accuse
retrograda-oscuranti-sta-reazionaria-bigotta-baciapile-serva-del-Va-ticano.
Tanto con loro non serve neanche spiegare perché un'atea (sia pure atea
cristiana) non può esser bigotta, non può essere baciapile eccetera. 0
perché una laica che s'è sempre battuta per la giustizia e la libertà
non può esser retrograda, oscurantista, reazionaria. E aggiungo: davvero
non v'è limite all'incoerenza dei voltagabbana. Un tempo gli odierni
cultori del cannibalismo urlavano che era crudele sacrificare gli
animali nei laboratori. E ne convengo. (Ho visto cose atroci nei
laboratori. Una volta a New York ho visto togliere il cuore a una
eagnolina, sostituirlo col cuore di un maialino, e poi piazzarlo sotto
il naso della povera creatura per vedere se
10 riconoscesse. Lei l'ha riconosciuto e s'è messa
a mugolare disperatamente. Un'altra volta a
Chieago ho visto togliere il cervello a una picco
la scimmia. Da viva, visto che il cervello doveva
restar vivo attraverso un'irrorazione di sangue.
Si chiamava Libby, e mentre la legavano al tet
tuccio operatorio mi fissava come se implorasse
11 mio aiuto. Infatti mi vergognai. Vomitai e il
Frankenstein di turno, un noto ricercatore, mi
chiese stupito: «Why, perché? La credevo meno
schizzinosa. Less squeamish. Libby non ha mica
un'anima»). Piangevano anche sui topi usati
per sperimentare ifarmaci, quei parolai. Li defi
nivano martiri e per difenderli inscenavano bel
licosi cortei simili a quelli dei pacifisti che la pa
ce la vogliono da una parte e basta. Ora invece
accettano che le cavie siano i nostri figli mai na
ti, sacrificati come la eagnolina di New York e
come Libby. Accettano che le cellule di queste
nuove cavie vadano ad arricchire le ditte farma
ceutiche il cui cinismo supera quello dei mercan
ti d'armi, accettano che gli embrioni vengano
squartati come bovi nelle macellerie per ricavar
ne tessuti e organi da vendere come si vendono i
pezzi di ricambio per un'automobile. Accettano
che tutto ciò miri a realizzare il Mondo Nuovo di
Huxley, a farei diventare uomini Alfa o Beta o
Gamma o Dio sa eos'altro. Campioni di salute e
di bellezza ma senza cervello o mostri intelligen
tissimi ma senza braccia e senza gambe? (Apro
posito: nei laboratori di ricerca un'altra volta
ho visto un uccello che chissà perché, suppongo
per divertirsi, avevano fatto nascere senza le ali.
Sembrava una palla fatta di piume e basta. E mi
guardava con certi occhi che al confronto i Pri
gioni di Michelangelo cioè le quattro statue con
la testa o gli arti ancora inseriti dentro la pietra,
sembrano creature felici...) .Evada sé che ormai
le cavie siamo anche noi. Una donna che subisce
l'estrazione di un ovulo è eertamente una cavia.
Una che per restare incinta se lo fa impiantare,
lo stesso. Grazie a una scienza che è sempre più
tecno-scienza, grazie a una medicina che è sem
pre più tecno-medicina, quindi sempre più disu
mana, siamo cavie perfino nei casi estranei alla

fecondazione artificiale. Quando mi sottopongo a una radioterapia, per
esempio, specialmente in America non vedo esseri umani. Intuisco che i
medici e i tecnici stanno da qualche parte, sì. Forse al di là del vetro
che separa la loro stanza dalla stanza nella quale mi trovo con le
apparecchiature e basta. Ma di loro non mi giunge neanche la voce. Non
mi parlano mai. Perfino quando ricevo l'ordine di trattenere il respiro,
è una macchina che parla. La riproduzione di una voce umana. E mi sento
sola come un embrione nel congelatore, indifesa come una cavia alla
mercé d'un ricercatore. La medesima cosa, quando devo riempire i moduli
che servono ad arricchire le statistiche su i metodi di cura, le
sopravvivenze, i decessi. Moduli nei quali sono un semplice numero. Il
numero di un prodotto dalla cui etichetta manca soltanto la data di
scadenza.
Chi in buona fede favorisce il mondo-nuovo si ripara sempre sotto
l'ombrello delle parole Scienza e Progresso. Forse le più abusate dopo
le parole Amore e Pace. Ma sull'interpretazione della parola Progresso,
anzi sul concetto del cosiddetto Progresso, i pareri discordano. E
diventa sempre più difficile stabilire di che cavolo si tratti. Per
Giordano Bruno era l'astronomia copernicana. Per Voltaire, l'affinarsi
delle arti e dei costumi. Per Kant, il Diritto che sostituisce la Forza.
Per Darwin, l'evoluzione biologica. Per Marx, il crollo del sistema
capitalistico. Per i mìei trisnonni il telegrafo, il treno, la nave a
vapore, l'illuminazione a gas, la monarehia costituzionale. Per i miei
bisnonni l'illuminazione elettrica, il termometro, la vaccinazione
antivaiolosa di Pasteur, il radio di Madame Curie, la democrazia senza
il suffragio universale. Per i miei nonni l'automobile, l'aereo, il
telefono, la radio di Guglielmo Marconi, la penicillina, il suffragio
universale senza il voto alle donne. Per i miei genitori il voto alle
donne, l'aria condizionata, la lavapiatti, la Tv, la lambretta, la
repubblica. Per il mio mondo i trapianti degli organi, le astronavi, i
viaggi sulla Luna e su Marte, i maledetti computer, i maledetti
telefonini e il maledetto Internet con cui puoi calunniare chi vuoi e
rubare il lavoro altrui senza finire in galera. Nonché gli
strombazzatissimi Diritti Umani che però non includono i diritti umani
di chi come me va controcorrente, e i diritti umani dei bambini. Diritti
calpestati col lavaggio cerebrale della scuola, coi maltrattamenti, i
rapimenti, gli as-sassinii magari compiuti dalle Medee che i propri
figli li uccidono a martellate o affogandoli nelle vasche da bagno e
nelle piscine. Questo senza contare i bambini pedofilizzati nei collegi
e nelle sagrestie, o stuprati e strangolati poi sepolti vivi come
Jessica Lundman. Bè, vogliamo metterei anche l'olocausto degli embrioni
umani nel discutibile elenco d'un Progresso che al novanta per cento dei
casi si basa sui successi della tecnologia non della morale? A quanto
pare, sì. E pazienza se eravamo più progrediti quando eravamo più
ignoranti, più ammalati, più poveri, più umani, sicché la morte di un
figlio nato o non nato ci riempiva di strazio. Cristo! Ha ragione
Rat-zinger (grazie, Santità, d'aver sempre il coraggio di dire pane al
pane e vino al vino) quando scrive che il Progresso non ha partorito
l'Uomo migliore, una società migliore, e incomincia a es-sere una
minaccia per il genere umano. Quanto alla Scienza, mioddio. Da giovane
mi inchinavo alla Scienza con la stessa devozione che i musulmani hanno
per il Corano. Lo stesso ossequio che hanno per Maometto. Volevo
diventare uno scienziato, e per questo mi iscrissi a Medicina. Del resto
ancor oggi per la Scienza ho un istintivo rispetto, una passione che
nemmeno i Frankenstein riescono a spengere. E sarei un'imbecille se
negassi che l'umanità è andata avanti anche grazie a lei. Sai, anche a
me piace andare sulla Luna e su Marte. Anzi mi piace assai più di quanto
piaccia agli avanguardisti. Anche a me piace usare il telefono, la
radio, l'aereo, la Tv. E se per il momento sono ancora viva lo devo alla
Medicina che sia pur facendomi spesso sentire un embrione nel
congelatore, una cavia alla mercé d'un ricercatore, mi ha curato e mi
cura. Però...
Però la Scienza è come il fuoco. Può fare un gran bene o un gran male.
Come il fuoco può scaldarti, disinfettarti, salvarti, oppure
incenerirti. Distruggerti. Come il fuoco, spesso fa più male che bene. E
il motivo è proprio quello che, come il fuoco, non si pone problemi
morali. Per lei tutto ciò che è possibile è lecito. Lascia perdere la
retorica: di scrupoli la Scienza ne ha sempre avuti pochini. Di rimorsi,
ancor meno. Si è sempre arrogata il diritto di fare ciò che voleva fare,
che vuoi fare perché si può fare. E facendolo non s'è mai chiesta se ciò
fosse giusto. Peggio: come una bagascia che vende il suo corpo, s'è
sempre venduta al miglior offerente. Ha sempre rincorso i premi Nobel,
la sua vanità, il suo delirio di onnipotenza, la sua brama di
sostituirsi alla Natura. (Ratzinger dice «sostituirsi a Dio»). E delle
sue vittime ha sempre tenuto un ben scarso conto. Non ne teneva conto
nemmeno il sublime Leonardo da Vinci che da pittore dipingeva squisite
Madonne e squisite Monne Lise e squisitissime Signore con l'Ermellino,
ma da scienziato offriva i suoi servigi a Ludovico Sforza e progettava
macchine da guerra allora inimmaginabili. Super cannoni, super
mitragliatrici, super carri armati, super elicotteri per bombardare la
gente. Non ne tenne conto neanche l'onesto Oppenhei-mer che insieme a
Teller costruì l'atomica. E non mi consola affatto ricordare che prima
di farla esplodere a Fort Alamos abbia inviato ai suoi colleghi di
Berkeley il telegramma nel quale, citando un passaggio del sacro testo
indù Bhaga-vad-Gita e paragonandosi al dio Khrisna, si ma-lediva senza
pietà. «Io sono diventato la Morte, il distruttore dei mondi». Del resto
non fu un chirurgo, il dottor Joseph Ignace Guillottin che nel 1789
inventò la ghigliottina? Non fu un altro medico, il dottor Louis, che
nel 1791 ne guidò la fabbricazione? Per ogni penicillina la Scienza ci
regala una ghigliottina. Per ogni Pasteur o Madame Curie o Marconi ci
regala un Mengele. 0 almeno un Oppenheimer, almeno un Teller. E i suoi
discepoli più pericolosi sono proprio i ricercatori. Quasi sempre (onore
e gratitudine alle eccezioni), ai ricercatori non importa un corno del
genere umano. A muoverli è soltanto il demone della curiosità sposata
all'ambizione personale e all'interesse monetario. (Come si comporterà
un uccello senza le ali? Comefunzionerà un bambino concepito in
provetta? Che cosa e quanto mi frutterà questa scoperta?). E al diavolo
i prin-

cipi, al diavolo i valori sui quali si basa o dovrebbe basarsi una
società civile. Cari miei, Ratzinger ha ragione anche quando dice che in
nome della Scienza ai diritti della Vita vengono inflit-te ferite sempre
più gravi. Ha ragione anche quando dice che con gli esperimenti sugli
embrioni umani la dignità dell'Uomo viene vilipesa anzi negata. Ha
ragione anche quando dice che se non vogliamo perdere il rispetto per
l'Uomo bisogna demistificare la ricerca scientifica, demitizzare la
Scienza, cioè smettere di considerarla un idolo o una divinità.
Sacrosante parole che a mio parere valgono anche per l'Etica.
Ogni dizionario definisce l'Etica quella parte dellafilosofia che si
occupa della Morale. Di ciò che è bene per l'Uomo, di ciò che è bene
fare o non fare. Infatti all'Etica si ispirano generalmente le leggi dei
Paesi non barbari o non del tutto barbari, e fino a ieri in Occidente ce
la siamo cavataper questo. Il guaio è che nell'età moderna l'Etica ha
partorito una figlia degenere che si chiama Bioetica. Sempre secondo il
dizionario, la Bioetica è una disciplina che «si occupa dei problemi
morali e individuali e collettivi connessi all'avanzamento degli studi
nel campo della genetica e della tecnologia relativa alla formazione dei
processi vitali». Ma su tale disciplina io la penso come la pensava
Erwin Chagaff, il grande biochimico americano che soltanto a sentir
parlare di procreazione assistita o di fecondazione artificiale o di
embrioni congelati e scongelati andava in bestia e urlava: «L'etica sta
alla bioetica come la musica sta alle marce militari!». Bé... il mondo
occidentale ci sguazza, in quelle marce militari. Istituti di Bioetica,
Comitati di Bioetica, Accademie di Bioetica. Ogni volta, in mano a
sapienti che dicono di voler difendere il nostro futuro, bilanciare la
gioia del Sapere con l'utilità sociale, arginare l'avidità degli
interessi industriali e finanziari. Però dinanzi all'Ido-lo-Scienza anzi
alla Divinità-Scienza, dinanzi al mito della Ricerca Scientifica, la
bioetica si cala ogni volta le brache. Nel 1997, quando nacque la pecora
Dolly e fu chiaro che attraverso gli stessi artifizi la clonazione
poteva estendersi agli esseri umani, i rappresentanti della nobile
disciplina definirono la cosa eticamente inaccettabile. «Giammai!
Permetterlo equivarrebbe ad andare contro la legge biologica basilare!
Sarebbe un oltraggio alla Natura che da sola provvede all'evoluzione
della nostra specie! Condurrebbe a un declino della nostra civiltà!».
Tutti lo dissero, tutti. Il Comitato Internazionale di Bioetica
dell'Unesco, la United States Bioethi-cs Commission, il Consiglio per
l'Etica e Bioetica della Commissione Europea, per esempio. Nonché
l'Organizzazione Mondiale della Sanità e le varie Accademie Nazionali di
Medicina. Per la nascitadellaprimabambinaconcepitainprovet-ta, la
bambina inglese, lo stesso. Per l'eutanasia, pure. Per l'attuale
olocausto degli embrioni, idem. Prese di posizione, veti, condanne. Ma
poi tutti presero a chiudere gli occhi. A tenere il piede in due staffe,
ad avanzar compromessi che in realtà erano consensi. È la loro
strategia. Il loro modo di essere Politically Correct. All'inizio
gridano allo scandalo, dichiarano che certe cose offendono la decenza.
Poi incominciano a farfugliare che bi-sogna rifletterci meglio, che le
scoperte scientifiche non si possono cancellare, che indietro non si può
tornare, e si rimangiano le prese di posizione. Si rimangiano i veti, si
rimangiano le condanne. Addirittura si rendono compiici del delitto.
Sempre colpretesto della terapeutica, s'intende...
L'ultimo esempio è italiano. Viene dal Comitato Nazionale di Bioetica
che lo scorso maggio concesse parere favorevole all'uso delle staminali
isolate dai feti abortiti. «L'uso del tessuto fetale ricavato
dall'interruzione volontaria della gravidanza e il suo utilizzo a scopi
scientifici o terapeutici non si configura come bioeticamente illecito».
Impegnandosi a non mettere mano sul «materiale-fresco», (un bambino
appena abortito lo chiamano «materiale-fresco» come il pesce fresco), e
spiegando che ciò non sarebbe comunque necessario perché migliaia di
cellule fetali sono criocon-servate in una banca milanese, i nostri
staminali-sti potranno dunque intrugliare senza scrupoli e senza
imbarazzi. E pazienza se sanno benissimo che la cosa è un incentivo
all'aborto, pardon, al-l'interruzione-volontaria-della-gravidanza. (Nel
linguaggio Politically Correct si dice così). Pazienza se sanno
altrettanto bene che per molte donne e molte coppie il commercio dei
figli abortiti è un business assai redditizio. Pensa al «turismo
procreativo» sul quale molti paesi europei o vicini all'Europa si
arricchiscono come Cuba e la Thailandia si arricchiscono sul turismo
sessuale. (Per cinquemila o settemila euro, l'Ucraina offre il biglietto
del viaggio, l'albergo di prima classe vitto incluso, la guida turistica
nonché l'ovocita. E quando sbarchi all'aeroporto non passi neanche la
dogana). È redditizio anche il business degli spermatozoi. Insieme agli
ovuli congelati, le banche occidentali traboccano di sperma congelato.
In entrambi i casi mercé che viene dall'Ucraina, dalla Romania,
dall'Albania, dalla Slovenia, dalla Corea, dai paesi più poveri del
continente asiatico. Però viene anche dalla Svizzera, dalla Norvegia,
dalla Grecia, da Malta, dal Portogallo, dalla Spagna- In particolare da
Barcellona, città nella quale vivono molte immigrate provenienti
dall'Europa dell'Est. Ne traboccano soprattutto le banche inglesi. Non a
caso il Parlamento Europeo (bontà sua) harivoltounmonito all'Inghilterra
dove il mercato fiorisce vergognosamente con gli ovuli che vengono dalle
cliniche rumene. In massimaparte, ovuli venduti a mille o duemila euro
la dozzina dalle zingare Sinti o Rom. E nel libro più inquietante che
abbia letto su questo tema, La vita in vendita, gli autori Christian
Godin e Jac-ques Testart raccontano che in Europa gli ovuli delle
ragazze bionde e longilinee (di solito modelle) costano molto di più.
Almeno quindicimila euro ciascuno.
Garantiscono figli da concorso di bellezza, capisci? Figli su misura,
selezionati, scelti sul menù dell'eugenetica e della biotecnologia. A
talpropo-sito Godin racconta d'aver trovato su un sito In-ternet
quest'annuncio: «Cercasi ovulo bello e intelligente che venga da una
studentessa molto sportiva e allieva d'un college molto rinomato»... Ed
ora dimmi se queste ricerche per cui i promotori del referendum invocano
la libertà illimitata non sono associabili coi campi di Dachau e
Birkenau ed Auschwitz e Mauthausen. Dimmi se queste ricerche in
apparenza fatte per guarire le malattie in realtà non puntano a qualcosa
che assomiglia molto all'hitleriano sogno d'una società composta
soltanto di biondi con gli occhi azzurri. Dimmi se col pretesto della
terapeutica la Scienza e il Progresso non contemplano un mondo di
super-uomini e super-donne da fabbricare nei labo-ratori. (Super per
modo di dire, visto che il premio Nobel dottor Kary Mullis propone di
donarci col Dna proveniente da famosi atleti e rock-star...) . Eppure i
sessanta membri del nostro Comitato Nazionale di Bioetica hanno concesso
la sud-detta autorizzazione quasi all'unanimità. Solo un voto contrario
ed uno astenuto. Peggio: tra di loro v'erano parecchi cattolici e tra i
cattolici v'era monsignor Elio Sgreccia, presidente della Pontificia
Accademia delle Scienze nonché vescovo e autorità molto ossequiata nel
campo della Bioetica. Ho fatto un balzo, a leggere la notizia. E sia pur
sapendo che il suo era stato un voto molto sofferto, mi son detta:
possibile?!? Non fu Wojtyla a dire per primo che a un embrione si deve
il medesimo rispetto che si deve a un bambino nato o ad una qualsiasi
persona? Alla Scienza che vuole sostituirsi perfino ai legislatori cede
anche la Chiesa, ormai? Cardinal Ruini ed altri cardinali aparte, non
c'è rimasto che Ratzinger a tener duro? «La scienza nonpuò generare
ethos» ha scritto Ratzinger nel suo libro Europa. «Una rinnovata
coscienza etica nonpuò venire dal dibattito scientifico».
Naturalmente Ratzinger lo dice in chiave religiosa, da filosofo anzi da
teologo che non prescinde dalla sua fede nel Dio Creatore. Un Dio buono,
un Dio misericordioso, un Dio che ha inventato l'universo e creato
l'uomo a sua immagine e somiglianzà. (Tesi che a volte gli invidio
perché risolve il rompicapo chi-siamo, da-dove-veniamo, do-ve-andiamo,
ma nella quale il mio ateismo vede soltanto una bellissima fiaba. Se Dio
esistesse e fosse un Dio buono, un Dio misericordioso, perché avrebbe
creato un mondo così cattivo?). Però a dirlo difende la Natura,
Ratzinger. Rifiuta un Uomo inventato dall'uomo cioè un uomo prodotto di
sé stesso, della eugenetica mengeliana, della biotecnologia
frankensteiniana. Ciò che dice è vero. È giusto. È raziocinante. È un
discorso che va al di là della religione, un discorso civile, e la
bellissima fiaba non c'entra. C'entrano i doveri che noi esseri umani
abbiamo verso la Natura. Verso la nostra specie, verso i nostri
principii. I principii senza i quali l'Uomo non è più un uomo: è una
cosa, un oggetto di carne senz'anima. Riflettici a fondo e t'accorgerai
che la colpa di questa follia non è degli scienziati e basta, dei
ricercatori e basta, degli scriteriati pei quali tutto è lecito in
quanto è possibile e a materializzarlo si diventa ricchi e famosi. Si
passa alla Storia come il dottor Guillo-tin. È di chi li sostiene, di
chi li protegge. Di molti politici, ad esempio. Ipolitici che fallite le
ideologie non sanno più a che santo votarsi e per restare a galla
cercano il Sol dell'Avvenir negli sciagurati che vogliono rifare l'Uomo
col Dna delle rock-star e degli atleti famosi. (Il più possibile scemi,
magari, e drogati). Ipolitici che per ritrovare il potere perduto
consentono che i nostri (e i loro) bambini mai nati finiscano nei nuovi
campi di sterminio. Che per cristallizzare il potere non perduto posano
ad illuminati e sbeffeggiano il concetto di famiglia cioè il concetto
biologico sul quale si basa qualsiasi società. Che il matrimonio non lo
definiscono più per quello che è ossia l'unione d'un uomo e d'una donna
presumibilmente in grado di procreare, l'istituto giuridico che regola
la necessità di perpetuare la specie, bensì un'unione e un istituto che
con gli stessi diritti spetta a due individui del medesimo sesso.
Quindi, non in grado di perpetuarla. E pazienza se (l'ho già scritto ne
L'Apocalisse) a contare sull'omosessualità la nostra specie si
estinguerebbe come si estinsero i
dinosauri. Pazienza se con l'adozione-gay, resa possibile dal
matrimonio-gay, anziché un babbo e una mamma il bambino adottato si
trova con due babbi o due mamme. Pazienza se con due babbi o due mamme
cresce ignorando il concetto di paternità e di maternità... Neanche i
bambini nati dagli embrioni congelati, infatti, sanno chi è il loro
padre. Né lo sapranno mai. La fottuta Bioetica proibisce di dirglielo, e
nella figura del padre vede solo uno stallone che mette incinte le
cavalle, un toro che mette incinte le vacche. Quanto alla figura della
madre, pensaci bene: se nascono dall'ovulo comprato da un'anonima
zingara o da una famosa modella che ovviamente non vuoi dare il suo
nome, quei bambini non sapranno neanche chi è la loro vera madre. Non
per nulla questo nuovo sistema di nascere piace moltissimo ai coniugi
del medesimo sesso. Sembra addirittura inventato per loro.
La colpa è anche degli intellettuali che lo zio Bruno, il fratello di
mio padre, chiamava intelli-genti-cretini anzi cretini-intelligenti. Gli
intellettuali che per opportunismo o profitto o smania di influire sul
futuro approvano e propagandano le malefatte dei Frankenstein. Manco
fossero davvero conquiste dell'Umanità. È anche dei giornali, delle
televisioni, dei media che quelle malefatte le presentano con
compiacimento, anzi col cappello in mono. Col cappello in mono le
descrivono ossequiosamente, accuratamente, manco fossero ricette
culinarie di Pellegrino Artusi o di Anthelme Brillat Savarin. Ricetta
sudcoreana: «Si prendono alcune cellule dell'epidermide dal corpo d'un
paziente e se ne estrae il materiale genetico cioè il Dna. Poi si prende
un ovocita donato dietro compenso da una donna ucraina o rumena o
slovena o coreana o albanese o maltese, ci si accerta che non sia
fecondato e lo si svuota. Gli si toglie il nucleo, lo si butta via.
Fatto ciò, al posto di quel nucleo si mette il Dna ricavato dal corpo
del paziente. Operazione che si chiama trasferimento nucleare. Lo si
stimola con scosse elettriche affinchè le cellule si moltiplichino alla
svelta come se l'ovoci-ta fosse stato penetrato da uno spermatozoo, si
ottiene il blastocita cioè l'ovocita che corrisponde alla prima fase
dello sviluppo embrionale. Si crea, insomma, un embrione. Quando
l'embrione è cresciuto, lo si seziona. (Viviseziona). Le sue cellule
staminali si iniettano nel corpo del paziente...». La ricetta inglese,
cioè quella fornita dai ricercatori di Newcastle subito dopo i colleghi
su-dcoreani, è quasi identica. L'unica differenza consiste nel
procurarsi in precedenza tre blastociti e, dopo il trasferimento
nucleare, stimolarne un veloce sviluppo anche chimicamente. Cose per cui
il mio oncologo americano si arrabbia e sibila: «This waving thè
therapeuticalpurpose is a dirty fib, a cruel He. Questo sventolare lo
scopo terapeutico è uno sporco imbroglio, una bugia crudele. D'accordo,
noi oncologi non siamo riusciti a eliminare il cancro. Tuttavia lo
curiamo. A volte lo blocchiamo. Contro le malattie che citano per
giustificare la nuova Strage degli Innocenti loro non hanno scoperto
nessuna cura, invece. Ma se per caso la scoprissero, se per caso una
terapeutica esistesse davvero, direi ugualmente: bisogna op-porsi.
Bisogna perché la clonazione terapeutica è già una clonazione
riproduttiva quindi valida per fabbricare esseri umani. Bisogna perché
distinguere l'una dall'altra equivale a celarsi dietro un trucco
semantico. Bisogna perché iniettare in un malato le cellule staminali
significa ucciderlo. Sai perché? Perché le cellule staminali degli
embrioni sono tanto vigorose e potenti quanto disordinate. Non si
moltiplicano dove e come vogliamo ma ovunque gli piaccia e come gli
piaccia. Ergo, causano tumori. Di recente sono state iniettate nel
cervello di una scimmia. Il cervello ha subito sviluppato un cancro
fulminante e la scimmia è morta nel giro di poche settimane».
La colpa è anche della cosiddetta gente comune. La gente che per
dabbenaggine o ingenuità o disperazione crede nella storia delle
malattie da guarire. Credendoci, si lascia menare per il naso dalle
false promesse e dalle false speranze. Perché, come i sapienti della
Bioetica, anche la gente lì per lì grida allo scandalo. Si impaurisce,
dice oddio-che-vogliono-farmi, che-mi-succederà. Ma poi, rimbecillita
dal lavaggio cerebrale esercitato dai politici e dagli intellettuali che
i Franken-stein li presentano come benefattori, sedotta dal
compiacimento e dagli elogi dei giornali che li trattano col cappello in
mono, cede ai dubbi. Non capisce di venir presa in giro, non si rende
conto d'essere a una tragica svolta del nostro destino, e cambia idea.
Per sentirsi moderna, lanciata verso il futuro, si adegua. Per non
andare controcorrente, non perdere i vantaggi della cosiddetta modernità
(vantaggi che alla fine si riassumono in un telefonino sempre
appiccicato all'orecchio) grida al miracolo. Si piega, anzi applaude,
anche se ciò significa massacrare i propri figli come Me-dea. Parliamoci
chiaro: viviamo in una società che alla Vita guarda in termini
edonistici e basta. Che cerca solo il benessere, i vantaggi materiali,
le agiatezze. Una società dove l'anima non conta. La spiritualità, ancor
meno. E non solo in Italia, non solo in Europa, visto che in America
accade lo stesso. Se non peggio. Del resto è l'America che ha diffuso il
culto dell'edonismo. È l'America che ha lanciato la moda dei matrimoni e
delle adozioni gay. È l'America che ha dato il via a quelle ricerche.
Unica differenza, il fatto che in America il grosso dei cittadini si
opponga e che a quei ricercatori il suo presidente dica: «Io i soldi per
portar a fondo la Strage degli Innocenti non ve li do. Io alla scienza
che uccide una persona per curare un'altra persona, che distrugge la
Vita per salvare la vita, non ci credo». (Bravo Bush). Dal Pacifico
all'Atlantico, dall'Atlantico al Mediterraneo, dal Mediterraneo al Mar
Artico, l'Occidente è malato di una malattia che nemmeno miliardi di
cellule staminali potrebbero guarire: il cancro morale, intellettuale e
morale, di cui parlo nella mia Trilogia e soprattutto ne La Forza della
Ragione. Proprio a causa di quel cancro non comprendiamo più il
significato dellaparola Morale, non sappiamo più separare la moralità
dall'immoralità o dall'amoralità. Proprio a causa di quel cancro i
mecenati dei Frankenstein vorrebbero una ricerca scientifica, senza veti
e senza condanne. Proprio a causa di quel cancro i tipi del mio tipo li
chiamano bigotti-baciapile-servi-del-Pa-pa-e-del-Cardinal Ruini, oppure
li espongono al pubblico ludibrio con le parole
retrogrado-oscurantista-reazionario. Ma la Moralità non è bigot-

teria. Non è baciapilismo, oscurantismo, conservatorismo. È
ragionamento, raziocinio, buonsenso. A volte, Rivoluzione. L'Etica non è
una moda che cambia come i vestiti e le stagioni. È un codice di
comportamento che vale ovunque e per sempre. Una disciplina che ci aiuta
a individuare il Bene e il Male, a non finire nella spazzatura. Il Bene
e il Male non sono opinioni, punti vista. Sono realtà obiettive,
concretezze che ci distinguono (o dovrebbero distinguerci) dagli Zarqawi
e dagli altri animali. Non per nulla ce ne serviamo fin dai giorni in
cui abitavamo nelle caverne e forse la fame ci rendeva cannibali
tuttavia conoscevamo questa elementare verità: il Bene è ciò che fa
bene, che ci fa sentir bene. Il Male è ciò che fa male, che ci fa sentir
male. Oggi invece il Bene viene considerato dai più ciò che fa comodo.
Il Male, ciò che non lo fa. E pochi capiscono che scegliere il Male è da
masochisti, da cretini. Non cretini-intelligenti o intélligenti-cretini:
cretini e basta.
A costo d'esser derisa o giudicata un nuovo acquisto del Vaticano,
un'alea in via di conversione, una mangiapreti in cerca di assoluzione,
insomma una ravveduta in punto mortis, torno dunque a Ratzinger. E dico:
Ratzinger ha ragione quando scrive che ormai l'Occidente nutre una
specie di odio verso sé stesso, non ama più sé stesso. Che della sua
storia vede soltanto ciò che è deprecabile, che di essa non riesce più a
percepire cosa contiene di grande e di puro. Ha ragione anche quando
dice che il mondo dei valori su cui l'Europa aveva costruito la sua
identità (i valori ereditati dagli antichi greci e dagli antichi romani
e dal Cristianesimo, chiarisco io) sembra giunto alla fine o uscito di
scena. Che l'Europa è paralizzata da una crisi del suo sistema
circolatorio e che questa crisi la sta curando con trapianti
(l'immigrazione e il pluriculturalismo, chiarisco io) i quali possono
solo eliminare la sua identità. E poi ha ragione quando dice che la
rinascita dell'Isiam non è nutrita soltanto dalla nuova ricchezza dei
paesi che posseggono il petrolio: è nutrita anche dalla consapevolezza
che l'Isiam possa offrire una piattaforma di spiritualità. La
spiritualità a cui la vecchia Europa e l'intero Occidente hanno
rinunciato. Infine ha ragione quando cita Spengler secondo il quale
l'Occidente corre inesorabilmente verso la propria morte, non solo una
morte culturale, e di questo passo crollerà come crollò la Civiltà
Egizia, l'Impero Romano, il Sacro Romano Impero. Come sono crollati e
crollano (aggiungo io) tutti i popoli che dimenticano di avere un'anima.
Ci stiamo suicidando, cari miei. Ci stiamo uccidendo col cancro morale,
con la mancanza di moralità, con l'assenza di spiritualità. E questa
faccenda del mondo da rifare con la truffaldina eugenetica, con la
bugiarda biotecnologia, non è che la tappa definitiva del nostro
masochismo. Ecco perché i Bin Laden e gli Zarqawi, individui immorali e
amorali tuttavia sonetti da una loro paradossale forma di moralità,
hanno buon gioco. Ecco perché i loro correligionari ci invadono così
facilmente e così disinvoltamente fanno i padroni in casa nostra. Ecco
perché a casa nostra vengono accolti con tanto servilismo o tanta
inerzia. Tanta paura. Ecco perché l'Europa è diventata Eurabia e
l'America rischia di diventarlo. Ed ecco perché, segnati in fronte dal
marchio di cui parlo ne L'Apocalisse, il marchio della schiavitù e della
vergogna, molti occidentali finiranno inginocchiati sul tappetino a
pregare cinque volte al giorno il nuovo padrone cioè Allah. Referendum?
Ma che vuoi referendare. Lo stesso termine procreazione-assistita evoca
il gesto di alzare bandiera bianca, di finire in un mondo contro natura.
Senza contare che, comunque vada, questo referendum si concluderà come
quello sulla caccia. Cioè coi cacciatori che continuano a sparare sotto
le nostre finestre e ad ammazzare gli uccellini.

fonte: CORRIERE DELLA SERA

>Noi CANNIBALI E i FIGLI DI MEDEA

di ORIANA FALLACI

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