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Gilberto Oneto: la Carta de Chivasso del 1943, esempi de Autonomia


#320 - 2--Amministratur--Gilberto Oneto: la Carta de Chivasso del 1943, esempi de Autonomia--2004-10-10 00:19:19

#Ripartono tutti da Chivasso: la carta del ’43 è un illuminante esempio di autonomia.


Il 19 dicembre del 1943 i rappresentanti di alcune comunità di valli alpine si erano trovati a Chivasso per iniziativa di Emile Chanoux. C’erano i valdesi Osvaldo Coïsson, Gustavo Malan, Giorgio Peyronel e Mario Antonio Rollier; e i valdostani Emile Chanoux e Erneste Page. Non erano potuti esserci i valdostani Lino Binel e Federico Chabot. Tutti i presenti gravitavano nell’area del Partito d'Azione, tranne Page che sarebbe poi diventato un deputato democristiano. Si era nel bel mezzo di una devastante guerra che coinvolgeva i popoli d’Europa in una intricata commistione di ideali e di interessi, di ragioni emotive e di torti politici. Paure e passioni avrebbero dovuto spingere a tutto tranne che a ragionare sul destino delle autonomie dei popoli alpini. Invece, un gruppo di uomini coraggiosi e intelligenti aveva trovato la forza di cominciare a pensare a come ricostruire le libertà locali, a come garantirle all’interno delle architetture istituzionali della ricostruzione, sulle disastrose rovine degli stati nazionali e sulle distruzioni operate da ideologie figlie del peggior giacobinismo, che non lasciavano nessuno spazio alle antiche autonomie, alle libertà e differenze dei popoli, soprattutto a quelle delle piccole patrie tradizionali. Da quella riunione clandestina è uscito un documento di grande buon senso, di infinita moralità e di incredibile modernità. Il testo integrale di quel piccolo grande documento è riportato sull’ultimo numero dei Quaderni Padani. Basterà qui citare alcuni dei punti più significativi. Il documento inizia con una considerazione purtroppo sempre attuale: "Noi popolazioni delle vallate alpine constatando che i venti anni di mal governo livellatore ed accentratore sintetizzati dal motto brutale e fanfarone di "Roma doma" hanno avuto per le nostre valli (...) dolorosi e significativi risultati". Prosegue elencandoli: l’oppressione politica, la rovina economica e la distruzione della cultura locale. Passa poi a descrivere quali avrebbero dovuto essere i rimedi: le autonomie politiche amministrative, le autonomie culturali e scolastiche ("il diritto di usare la lingua locale", "il diritto all’insegnamento della lingua locale", "il ripristino immediato di tutti i nomi locali") e le autonomie economiche. Di fatto, ben poco di quell’illuminato documento è poi stato recepito nella Costituzione repubblicana: un generico articolo di tutela delle minoranze (raramente applicato) e il riconoscimento dell’autonomia regionale valdostana. Alcuni degli estensori di quel documento sono ancora tra di noi (uno dei padri, Gustavo Malan, interverrà oggi - sia pur in video - al Convegno di Belgirate): sicuramente lo spirito di allora è ancora qui a combattere gli stessi nemici



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Autur: Gilberto Oneto
Funt: laPadania
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