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Pitura: I culur de la Padania fra Tiziano, Caravagio e Giurgiun
#146 - 5--Amministratur--Pitura: I culur de la Padania fra Tiziano, Caravagio e Giurgiun--2004-09-11 02:00:59
#"I colori della Padania" Autur: Silvia Tomasi
scrivvu in tuscan stand.
Fra Tiziano, Caravaggio e Giorgione: una cerchia di straordinari pittori segnò uno dei momenti più felici della pittura italiana fra Veneto, Emilia e Lombardia. È il terma della mostra di Mantova, curata da Vittorio Sgarbi.
In principio c’era Giorgione. E sotto il segno della sua Maniera, quel suo costruire architetture con il colore immergendole in una luce di straordinaria naturalezza e istantaneità (basti ricordare il lampo che saetta nel suo quadro più famoso La tempesta), si determina una svolta radicale nel corso della produzione artistica di tutto il Cinquecento nell’area geografica della “Padania”, fra Veneto, Emilia e Lombardia. È questa cerchia di grandissimi artisti che per propaggini e declinazioni sempre diverse sono legati alla luce giorgionesca, da Tiziano (1490-1576) a Palma il Vecchio (1480-1528), da Lorenzo Lotto (1480-1556) a Giovanni Gerolamo Savoldo (1489/85- post 1548), da Dosso Dossi (1486-1542) al Parmigianino (1503-1540), fino a Caravaggio (1573-1610), a costituire il terreno dell’indagine della mostra Natura e Maniera - Tra Tiziano e Caravaggio. Le ceneri violette di Giorgione, aperta nell’incantata sede delle Fruttiere di Palazzo Te a Mantova.
La mostra, che è stata curata da Vittorio Sgarbi in collaborazione con Mauro Lucco, rimarrà aperta fino al 9 gennaio 2005, per informazioni www.centropalazzote.it, il catalogo è edito da Skira.
CONTINUUM CROMATICO
Il percorso della mostra, immerso in un continuum cromatico di un caldo rosso e bruno, inizia con le opere di Tiziano. Nella Salomè con la testa del Battista (secondo altri: Giuditta con la testa di Oloferne) la maniera giorgionesca di Tiziano nasce da un calibratissimo uso del chiaroscuro. Esso sgorga dal contrasto fra la camiciola candida di Salomè-Giuditta, che esalta la sua carnagione nivea e sensuale, la testa del Battista dal grigio pallore di morte, la capigliatura dalle nuances rosso-tizianesche di Salomè, e i piani scuri dietro alla figura, che rendono cangiante il manto carminio e granata e condensano la luce, danno profondità allo sguardo provocante e innocente di Salomè.
SCOPERTA DI TIZIANO
Ecco la scoperta di Tiziano: l’emozione cromatica provoca riflessione morale. Tre sono i ritratti di Tiziano presenti nella rassegna. Impressionante l’occhio guercio del Ritratto del Comandante Gabriele Tadino, una ferita portata come il segno distintivo del suo lungo militare nelle guerre dell’epoca: non un occhio da nascondere, ma foro vuoto come quelle bocche di cannone che si stagliano nel paesaggio. Naturalissimo il Ritratto di Giulio Romano, e l’opera di Tiziano rimanda in una sorta di gioco speculare al Giulio Romano architetto e decoratore di Palazzo Te, che l’artista inizia nel 1524.
Proprio verso alcune delle sale più famose di Palazzo Te, quella dei Venti, di Psiche e quella strepitosa dei Giganti, si può far convergere idealmente il percorso della mostra.
PARETI SGHEMBE
In quest’ultima sala le pareti leggermente sghembe diventano per Giulio Romano il pretesto per una delle più strepitose creazioni scenografiche del manierismo. Tutto un mondo smottante precipita verso il visitatore, perché sulle pareti infuria la battaglia di Giove contro i Giganti. Fulmini scagliati con ira staccano pezzi di muratura, monconi di colonne, che franano in una sorta di terremoto verso chi guarda la volta (sotto questo sisma pittorico Sgarbi prevedeva di inserire la Conversione di Saulo di Caravaggio, una vera rivoluzione visiva, e ideale momento conclusivo della mostra, ma finora l’opera non è stata prestata).
GRANDE PLASTICITÀ
L’arte di Giulio Romano, legato alla maniera di Raffaello, all’idea di una grande plasticità, permette il confronto con gli artisti in mostra legati ad un manierismo padano che già il grande critico Roberto Longhi (1890-1970) aveva esaltato nella loro scelta del cromatismo, dell’irregolarità, contro l’accademia del disegno.
Ecco la pittura leggera, quasi volante di Lorenzo Lotto nei suoi Angelo Annunciante e Vergine Annunciata, quella ispirata di Tintoretto, fino ai colori brillanti, alle luci strane di Dosso Dossi. E proprio alla pittura di Dosso si riferiva Roberto Longhi scrivendo che la sua arte nasceva da una “fumata sorta su immensa dalle ceneri violette del funerale di Giorgione, mescolatesi nella dolce nebbia della Valle Padana”.
funt: http://www.panorama.it/cultura/eventi/articolo/ix1-A020001026688 - --comments-->0--758--3