Disparità e Discriminazione: La Lombardia paga la malasanità del Sud
Data: Venerdì, 30 settembre @ 22:33:45 CEST
Argument: Econumia&Finansa


Le due italie della salute: Aumentano i ricoveri a pazienti di altre regioni ma poi non arrivano i rimborsi.



Leggendo le drammatiche cronache riportate sui quotidiani in questi giorni, in molti avranno senz’altro intuito il motivo per cui per effettuare una visita specialistica in Lombardia passando per la sanità pubblica si debbano sovente sopportare settimane, o addirittura mesi, di attesa. La richiesta di prestazioni supera la capacità di risposta del sistema sanitario regionale e la supera perché, tarata su un bacino d’utenza calcolato sulla popolazione residente entro i confini lombardi, fatica a smaltire il surplus di richieste provenienti dai pazienti che risiedono in altre regioni. Si tratta, stando ai dati elaborati dal Pirellone per il 2004, di un esercito di 138 mila e 500 persone, cui poi va aggiunto un contingente di circa 17 mila pazienti stranieri.

Da una parte l’importazione di pazienti sottolinea indirettamente l’alto livello qualitativo raggiunto dal sistema sanitario regionale, evidenziandone la capacità attrattiva, ma da un altro punto di vista occorre considerare che un esodo di tale portata rischia di aprire concreti problemi di gestione. In termini percentuali le strutture ospedaliere lombarde stanno effettuando il 10 per cento delle prestazioni a beneficio di pazienti che scelgono di non affidarsi alle omologhe strutture delle rispettive regioni di residenza. Il trend è in crescita ed è lecito attendersi che non inverta la rotta nel prossimo futuro. Anche perché il flusso, come noto, arriva in gran parte da Sud, dove la sanità nazionale sta mostrando falle a dir poco preoccupanti. Il malfunzionamento e la cattiva gestione delle strutture ospedaliere meridionali si sta dunque ripercuotendo sulla sanità del Nord, con effetti secondari che protebbero comprometterne la capacità di spesa e autofinanziamento. A entrare nel vivo della questione è la leghista Monica Rizzi, membro della Commissione Regionale Sanità, che parte da una constatazione. «La nostra, spiega l’esponente del Carroccio, è una sanità d’eccellenza, ma che dobbiamo migliorare agendo dove è necessario.
Il fatto che disponiamo di numerosi centri d’eccellenza, riconosciuti non solo a livello nazionale ma anche europeo, esercita un’attrazione all’esterno i cui effetti stanno mettendo in difficoltà le strutture di medio livello. Sugli ospedali “normali” infatti si sta scaricando una congestione di richieste che bisogna trovare il modo di snellire».

Sulle modalità d’intervento un’opinione abbastanza precisa ce l’aveva l’ex Assessore Alessandro Cè, il quale stava mettendo a punto un piano operativo orientato a dare un nuovo ruolo ai medici di base. «L’idea, continua Monica Rizzi, consisteva nella valorizzazione di un consistente numero di figure professionali, capaci e preparate, attualmente ridotte a un ruolo prevalentemente burocratico». Chi rischia di pagare il conto della malasanità meridionale dunque è la ben più virtuosa sanità lombarda. A saperle interpretare le statistiche lo dicono chiaramente, anche perché nelle pieghe dei numeri è facile individuare l’inizio della crepa che potrebbe minare la stabilità dell’ediificio. Si chiama diritto di rivalsa ed è il meccanismo legislativo attraverso cui la Regione ospitante può chiedere alla Regione di provenienza del paziente un contributo economico a titolo di rimborso per la prestazione erogata. Ebbene, la Lombardia oggi non riesce a valersi di questo diritto perché le Regioni che dovrebbero versarle denaro, in cassa di denaro non ne hanno. In altre parole, i soldi spesi non vengono recuperati.

«Purtroppo, conclude la consigliera del Carroccio, si tratta di entrate per noi indispensabili visto che quasi il 70% del bilancio annuale della Regione viene assorbito dalla spese necessarie alla gestione sanitaria».
Il sistema va rivisto e in tempi brevi vanno trovate alternative. «Il nostro gruppo sostiene ad esempio l’esigenza di una revisione dei poteri, oggi eccessivi, dei direttori generali delle aziende sanitarie e ospedaliere mentre sul fronte operativo una soluzione potrebbe arrivare dalla tele-medicina. Aumentare la possibilità di consultare i nostri specialisti a distanza, ad esempio attraverso le video-conferenze, potrebbe ridurre drasticamente il numero dei ricoveri».

Funt: LaPadania.com







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