Ossezia, un paes senza la pas fra Musca, la Cecenia e la Georgia
Data: Giovedì, 02 settembre @ 02:34:20 CEST
Argument: Esteri e Indipendentismo


Autur: Valentina Careddu - funt: http://www.ilpiccolo. quotidianiespresso.it - scrivuu in tuscan standard
E’ nella parte settentrionale dell’Ossezia, chiamata anche Alania, che oggi un comando kamikaze è entrato in azione in una scuola, nella città di Beslan, tenendo in ostaggio centinaia di persone. Un’area geografica tormentata, dove a poca distanza l’una dall’altra convivono regioni, culture e interessi diversi: la Russia, la Georgia, l’Ossezia, l’Inguscezia, la Cecenia, l’Armenia e l’Azerbaijan, tutti nati dall’ex Unione Sovietica. Un crogiuolo di popolazioni e di etnie, posto sotto il controllo russo da quando venne conquistato sin dai primi del ‘700. Le suddivisioni amministrative artificiali, decise all’epoca del regime comunista, sono all’origine di molti dei conflitti odierni, perché sono state imposte non nell’interesse dei popoli, ma in quello del potere centrale di Mosca.

L’Ossezia è una regione nel cuore del Caucaso, tagliata in due dalla catena caucasica, nettamente suddivisa in Nord e Sud. Dai primi anni dell’era sovietica, l’Ossezia è divisa in due entità autonome statali, le cui vicende storiche politiche sono andate via via differenziandosi nel tempo, nonostante abbiano un’origine etno-linguistica comune all’interno del Caucaso, quella iranica. A seguito della caduta dell’impero zarista, nel 1918 la parte settentrionale, tuttavia, divenne parte integrante della repubblica Sovietica, mentre quella meridionale ha un’autonomia de facto ma è posta sotto il controllo della Repubblica Menscevica di Georgia, dalla quale è distinta etnicamente e linguisticamente.
L’Ossezia del Nord-Alania è una repubblica autonoma federata, prevalentemente di religione ortodossa con una minoranza musulmana, confinante con la Cecenia e con l’Inguscezia. Quest’ultima è la più piccola delle repubbliche autonome della Federazione Russa. Gli ingusci, deportati nel 1944, videro una parte del loro territorio annessa all’Ossezia del Nord, che tentarono di recuperare con la forza con un sanguinoso conflitto nell’ottobre del 1992. Mosca assicurò immediatamente un sostegno militare agli osseti, più vicini ai Russi, per non perdere l’influenza su alcuni distretti. L’importanza dell’Ossezia del Nord agli occhi dei Russi si spiega con il controllo che essa esercita sui tre valichi strategici del Grande Caucaso, oltre che per gli interessi economici dovuti alla presenza di oleodotti petroliferi nella regione.

L’Ossezia del Sud è una piccola repubblica (con circa 100 mila abitanti, posta vicino a uno dei passi più importanti del Caucaso) stretta oggi tra il gigante russo e la Georgia, dalla quale ha proclamato l’indipendenza nel 1990. Le istanze indipendentiste dell’Ossezia del Sud nascono dal desiderio di riunirsi con gli osseti del nord o comunque di sottoporsi all’amministrazione russa piuttosto che a quella georgiana, anche per sfuggire alle persecuzioni subite dal ricorrente ultra- nazionalismo georgiano (nel 1920, sono stati sterminati 20 mila osseti e nel 1989 ci furono violente repressioni e atti di pulizia etnica da parte del governo georgiano).
Nonostante vari tentativi diplomatici per risolvere i conflitti che da anni si susseguono nella regione, il processo di pace si è arenato in una situazione di stallo. Mosca non sembra avere particolari interessi affinché l’Ossezia del Sud sia annessa alla Federazione Russa, mentre sembra intenzionata a non rinunciare al suo controllo sul Caucaso attraverso l’Ossezia del Nord, il paese che appoggia in misura maggiore il governo russo. “Potrebbe essere questa la spiegazione all’attacco odierno da parte della Cecenia alla scuola di Beslan, nel tentativo di colpire più da vicino Mosca per rivendicare la propria autonomia”, spiega un docente esperto di studi slavi dell’Università di Roma Tre. Una crisi, quella che investe la regione del Caucaso, che continua a essere permanente, in un territorio devastato ormai da attentati e scontri sanguinari.







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