
Lingua Lombarda - Dialetto della Valle Intelvi: mestieri e radici
Data: Giovedì, 15 giugno @ 12:46:20 CEST Argument: Lenguf,Storia e Cultüra
Contadini intenti a «marlà la ranza» (rifare il filo alla falce), immagini di nevere, gerle cariche di strame e poi incudini, zangole a pistone, lastre finemente lavorate dagli scagliolisti. Riaffiorano dalla memoria radici di lingua e di antichi mestieri nella valle dei Magistri Cumacini, storicamente divisa tra artigianato e mondo rurale. Tornano infatti a disposizione, dopo un quarto di secolo, gli studi di Fabio Pusterla e Claudia Patocchi sulla cultura e sul linguaggio della Valle Intelvi.
Il loro percorso di scavo è iniziato nell'anno accademico 1980-1981, quando furono autori di due tesi di laurea parallele all'Università di Pavia, sotto la guida del professor Angelo Stella e, in qualità di corelatrice con Giambattista Speroni, di Maria Corti, la grande filologa che dal 2002 riposa proprio nell'amata Valle Intelvi, nel cimitero di Pellio.
Fabio Pusterla, che negli anni si è rivelato anche uno dei più originali e maturi scrittori dell'area insubrica, discusse la tesi Il dialetto della Valle Intelvi: fonetica storica, fonologia e morfosintassi; Claudia Patocchi discusse invece La 'Val di Raaf' e la 'Val di maesc-tràn': indagini lessicali ed etnografiche sulla Valle Intelvi. Le ricerche dialettologiche si intrecciavano così indissolubilmente con l'etnografia, attraverso una approfondita indagine sul mondo rurale e su quello produttivo, studiato consultando archivi ma soprattutto interrogando direttamente contadini e artigiani le cui parole vennero consegnate al nastro di un registratore professionale Uher 4000 fornito per l'occasione dall'Istituto di Storia della lingua italiana dell'ateneo pavese. Un patrimonio umano, prima ancora che culturale insostituibile: oggi quelle voci sono quasi tutte scomparse. Ne sortì, nel 1983, un volume che a tutt'oggi è considerato l'autentica 'Bibbia' per gli studiosi dell'area secondo una prospettiva antropologica , Cultura e linguaggio della Valle Intelvi, ora ristampato da Still Grafix Edizioni e in vendita a 21 euro nelle migliori librerie lariane. La ristampa è stata resa possibile grazie al contributo della Regione Lombardia, dell'Appacuvi, della amministrazione provinciale di Como, della Comunità Montana Lario Intelvese e dei Bacini Imbriferi Montani del Ticino e dell'Adda.
All'inizio, gli autori ricordano con commozione le tante persone che hanno reso possibile lo studio: «Entrare nelle loro case, nelle loro fattorie, nelle loro botteghe artigianali era per noi, giovani studenti alle prime armi, un'avventura affascinante: venivamo accolti con stupore, come se fosse strano pensare che dei giovani si interessassero di avvenimenti quotidiani, di tecniche di lavoro quasi dimenticate, di sofferenze e di gioie tanto umili e mute. Poi, dopo pochi minuti, lo stupore si tramutava in entusiasmo, talvolta doloroso quando i ricordi facevano affiorare gli aspetti più drammatici di un passato lontano; sul tavolo arrivava un bicchiere di vino, qualche vecchia fotografia». Più avanti, l'altrettanto commosso ricordo di Maria Corti, «convinta che solo lo studio serio e documentato della lingua e della cultura potesse ridare alla Valle Intelvi il senso delle proprie radici (...) evitandole di trasformarsi in una squallida periferia priva di significato».
Una memoria che tuttora viene coltivata, comunque: il poeta milanese Franco Spazzi, che ha radici solidissime a Lanzo, dopo nove anni di lavoro ha pronto il suo 'Libru di uus, divertentissimo 'vocabolario poetico delle parole intelvesi' che la stessa Corti ebbe modo di apprezzare e sostenere. La pubblicazione sarà presto curata dall'associazione Appacuvi, di cui la studiosa fu socia e consigliera.
A sinistra, un contadino affila la sua falce. A destra, un casaro di Lanzo pulisce il pistone da zangola utilizzato per rompere la cagliata (foto tratte dal volume di Patocchi e Pusterla)
Funt: http://www.corrieredicomo.it/frm_articoli.cfm?ID=68646 - Autur:
Lorenzo Morandotti
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