Gli economisti lanciano 'Oriente Padano'
Data: Sabato, 29 aprile @ 11:49:06 CEST
Argument: Econumia&Finansa


Per gli economisti del Cds le fragilità delle quattro province diventano 'la chiave per un’azione incisiva nella qualità della vita e per l’occupazione'. Cultura, turismo, energia i primi campi di integrazione. Resta il tallone d’Achille delle infrastrutture: 'L’E55? Utile, ma sarà pronta solo nel 2025'
Ferrara, 28 aprile 2006 - Quattro province abituate a... voltarsi le spalle, perchè troppo concentrate a guardare verso i propri capoluoghi, in attesa di finanziamenti e occasioni di sviluppo. Quattro province solo apparentemente ‘deboli’, ma calate in territori forti. Quattro province segnate da identità, tradizioni e dialetti ben distinti. Basta tuttavia un nuovo «Atlante» per scoprire che distanze e diversità possono svanire.

Un nuovo Oriente. Si chiama «Oriente Padano», per il Cds, il ‘triangolo’ formato da Rovigo, Mantova, Ferrara e Ravenna. Un’area vasta com’è definita nel corposo dossier socio-economico che per la prima volta non solo paragona ma mette in sintonia «un territorio con più punti di contatto di quante non siano le differenze — esordisce il coordinatore scientifico Andrea Gandini —; città accomunate oltre che dalle dimensioni, da settori di attività e prospettive di sviluppo che potrebbero integrarsi in modo mirabile».
Evidenti i collegamenti in tema culturale e turistico (dove già tra Mantova, Ferrara e Ravenna è iniziata una progettazione comune), o gli intrecci per quanto riguarda «il settore petrolchimico e dell’energia — sottolinea il ricercatore Riccardo Galletti —; così come le dimensioni industriali, pur a fronte di un andamento che negli ultimi anni non è stato omogeneo».

Qualità della vita. Anche a volersi guardare negli occhi, c’è chi deve alzarsi sulle punte dei piedi e chi abbassare lo sguardo: negli indicatori della ‘qualità della vita’, la prima è Mantova, seguita da Ravenna, Ferrara ed infine Rovigo. «Eppure proprio ragionando di area vasta — riprende Gandini, evidenziando una nuova cartina riportata nell’Atlante —, si scopre che questo Oriente Padano risulterebbe, se si escludono le metropoli, uno dei primi cinque ‘network’ italiani per qualità della vita e opportunità di sviluppo».
Gli altri sono l’area Bolzano-Trento, l’asse Bologna-Modena-Parma, quello ligure tra Savona, La Spezia e Genova, il quadrilatero toscano Siena-Firenze-Pisa-Livorno. In termini di popolazione, significherebbe «assemblare un’area da 1 milione e 350 mila persone, con tutti i vantaggi della provincia e senza gli sprechi e le ossessioni delle ‘megalopoli’», sorride Gandini.

Reddito e lavoro. Ragionando ancora da single, per il reddito pro capite Ferrara si colloca al 3° posto (17584,9 euro nei dati Istat 2002), al 2° invece per il tasso di occupazione (69,4% della popolazione 15-64 anni). «I vantaggi sarebbero evidenti con l’integrazione dei servizi, della spesa pubblica, della programmazione in campo culturale, turistico, manifatturiero», sottolinea Gandini.
Nell’Atlante di oltre 500 pagione, accanto a ricerche, studi sugli assetti istituzionali e persino sulla gastronomia, vengono radiografate 12 imprese leader, tre per ciascun territorio.

Le imprese leader. Per Ferrara si tratta di Berco, Vm e Basell. Tutte, si nota, multinazionali: «E’ la caratteristica del nostro territorio in cui, come per Rovigo, è più elevata la percentuale di imprenditori ‘esterni’ — commenta Galletti —. A Ravenna invece le imprese maggiori hanno legami produttivi molto stretti col sistema delle aziende locali».
Restando all’industria, dal 2003 al 2005 nell’area vasta «è cresciuta l’occupazione, con la miglior performance per Ferrara — riprende Gandini —: significa che il sistema manifatturiero è più forte di quanto si pensi».

Il cronico handicap. Eppure per gli abitanti delle quattro città è più facile andare nei rispettivi capoluoghi, che non scambiarsi visite o incontri d’affari. Ferrara e Rovigo sono le uniche collegate dall’autostrada, per il resto la viabilità e i collegamenti sono da incubo. «Un’ora e mezzo di auto tra Mantova e Ferrara? E’ la prova che nessuno ha mai pensato di attivare una vera sinergia», sorride Gandini.
Cruciali perciò le infrastrutture. Su una, però, gli economisti del Cds hanno forti dubbi: l’E55. «L’utilità è fuori discussione — chiude il coordinatore scientifico del centro statistico —, ma il nuovo Piano Regionale ne indica la realizzazione per il 2025..."

Funt: http://ilrestodelcarlino.quotidiano.net/chan/ferrara:5413373:/2006/04/28: - Autur: Stefano Lolli







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