Spedij: Wed Feb 23, 2005 6:07 pm Post subject: La leggenda del Po
Tanto tempo fa in un'epoca ormai sepolta nel ricordo dei nostri vecchi,
viveva sulle rive del Po, nel pavese, un giovane di nome Slengher che faceva il barcaiolo e traghettava da una sponda all'altra i mercanti, specialmente quelli che commerciavano in spezie. Slengher viveva solo in una capanna, che nel vecchio dialetto si chiamava cropt. Un giorno il giovane si fermò in una locanda per aspettare l'arrivo dei mercanti. In quel mentre vide passare una fanciulla di bellissimo aspetto che portava con sé un fiore, il curnarett (una pianta che nasce nelle zone fluviali e i cui fiori somigliano a dei corni). Slengher fu abbagliato da questa visione e ne rimase ammutolito, smise cioè di parlare.
Perché, ci si chiede? Semplice, aveva guardato negli occhi una ragazza che "apparteneva" allo spirito del Po, Clepie. Era lo spirito che, nella
tradizione, decideva l'andamento delle piene del fiume. Le popolazioni si
erano nel tempo persuase che gli insediamenti più sicuri fossero quelli a
Nord del Po, perché lo spirito preferiva esondare a Sud.
Ebbene, cosa c'entra Slengher in tutto questo? C'entra perché lo spirito
del Po, era uno spirito molto temuto: affrontarlo o sfidarlo poteva essere
fatale per i mortali. Egli poteva vendicarsi in modo terribile anche
attraverso incantesimi. E proprio un'incantesimo aveva colpito Slengher,
che aveva offeso lo spirito guardando negli occhi una ragazza che Clepie
considerava "sua".
Dell'incantesimo si era immediatamente accorto il locandiere, che conosceva bene l'indole dello spirito del Po, uno spirito maligno, nemico dell'uomo, che aveva il potere di decidere dove dirigere le piene, dove "rubare" terra agli uomini, inondare case e quindi causare anche la morte dei contadini.
La gente che viveva lungo il fiume, in concomitanza di una piena, si
preoccupava di fare sacrifici per implorare la clemenza di Clepie. Era
usanza consolidata gettare nel fiume dei curnarett per ingraziarsi lo
spirito, badando bene però di non guardare dove il flutto avrebbe
inghiottito il fiore, perché lì c'era lo spirito maligno. Chi non avesse
avuto questa prudenza, lo avrebbe offeso, con conseguenze inimmaginabili:
Clepie si sarebbe vendicato o con degli incantesimi o con delle piene.
Slengher era stato dunque vittima di un incantesimo. Venuta a sapere
dell'accaduto, la ragazza da lui incontrata davanti alla locanda decise di
muovere guerra allo spirito maligno. La giovane prese coraggio e andò a
sedersi sul greto del Po in un momento di grande calma del fiume, uno di
quei momenti in cui la gente padana si dedicava alla pesca, catturando
storioni e aringhe di acqua dolce che poi affumicava secondo la tradizione
celtica.
La ragazza, sedendosi in un punto dove l'acqua era limpida prese un
curnarett e lo sfogliò, gettando nel fiume un petalo alla volta e chiamando:
"Clepie, dove sei? Clepie, dove sei?". Secondo una radicata credenza, ad
una persona che chiama doveva sempre corrisponderne un'altra che risponde.
E questa regola valeva anche per gli spiriti, benigni o maligni che fossero.
Ecco dunque che dal fondo del fiume salì una voce: "Cosa vuoi da me?".
"Caro Clepie - rispose la ragazza - voglio parlare a lungo con te". Clepie,
come tutti gli spiriti del male, era dotato di un grandissimo orgoglio:
riteneva che nessuno potesse fare qualcosa meglio di lui. Ma questa ragazza lo voleva sfidare ugualmente e tentare di vincerlo senza usare la forza ma le armi dell'intelligenza, della determinazione, del coraggio e
dell'astuzia.
"Vorrei parlare tanto a lungo con te - continuava la giovane - che tu non
riuscirai più nemmeno a dormire!".
"Tu osi sfidarmi? - replicava indispettito ma anche incuriosito Clepie -.
Va bene, ma ricordati: se vincerò io prendero la tua vita".
"E se vincerò io, cosa farai?", ribatteva la giovane.
"Chiedimi quello che vuoi" disse lo spirito.
La ragazza, soddisfatta, accettò: "D'accordo, ma la mia richiesta te la
rivelerò soltanto alla fine. Però qualunque cosa ti chiederò tu dovrai
farla". E lui, ridendo, in un gorgoglio di acque che salivano, quasi a
presagire una "tempesta" sulla povera ragazza: "Non ti porre questi
problemi, comincia pure a parlare perché quando finirai sarai morta".
La ragazza iniziò, senza concedere però allo spirito di interromperla.
Passò un giorno, passò la prima notte, venne il secondo giorno. Esausta,
smise improvvisamente di parlare. Esaurita tutta la fantasia, con voce
ormai debole, flebile, quasi impercettibile, chiamò lo spirito: "Clepie,
Clepie, adesso tocca a te". Ma, proprio mentre la ragazza, quasi
rassegnata, si stava preparando al sacrificio, dal Po venne un silenzio
assoluto. Poi, un piccolissimo gorgoglio: "Dimmi cosa vuoi, perché sono
talmente stanco e stremato che ho bisogno almeno di qualche millennio per riposarmi".
Quasi incredula, la ragazza disse: "Ma veramente avrei ancora qualche ora per parlare".
"No, per carità, basta, basta, dimmi cosa vuoi", rispose con angoscia lo
spirito.
"Prima di scomparire per sempre nei flutti devi ridare la parola a Slengher, il barcaiolo".
"Tutto qui? Vuoi solo questo? lo pensavo che tu volessi il Po".
"No, poiché nel Po tu annegherai per i prossimi millenni".
La giovane accorse dal barcaiolo per dargli la buona notizia. Slengher stava davanti alla sua barca, pronto per imbarcare altri mercanti. Appena la vide le disse: "Lo so, sei tu che mi hai salvato e io vivrò per te fino
all'eternità".
Qui finisce la leggenda, una storia dolcissima che non riflette certo un
animo guerriero. Ci ricorda piuttosto il vecchio detto pavese, secondo il
quale val più un cucchiaio di miele che dieci di aceto.
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