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An injured child is carried away from the school (6 January 2009) Israeli strike on Gaza school 'kills 30' At least 30 people are killed and 55 injured when Israeli artillery shells land near a United Nations-run school in Gaza, UN officials say. man running with child Strike on Gaza school 'kills 30' At least 30 people have been killed in an Israeli air strike on a United Nations-run school in the Gaza Strip, Palestinian medical sources have said. Roland Burris speaks outside the Capitol, 6 Jan 2009 Senate snub as US Congress opens The new US Congress opens amid a row over the man chosen to fill Barack Obama's vacant Senate seat. European gas supplies disrupted Several EU countries report major disruption to their gas supplies from Russia as Moscow accuses Ukraine of shutting pipelines.

Tragicomic: Agazio Loiero: "La devolution peggio della mafia"

Padania e Federalismo“L'ulteriore passo avanti alla Camera della riforma costituzionale che contiene la devolution è vissuto come un giorno sciagurato per il Paese, il Mezzogiorno e, in particolare, per la Calabria. E' la vittoria degli antitaliani”. Per il presidente della regionale Agazio Loiero, già uomo di Nicola Mancino coinvolto a suo tempo insieme a lui nei meandri del Sisdegate, il fenomeno che merita l’iperbole di cui sopra non è la mafia o la ‘ndrangheta che in questi giorni ha sconvolto la regione da lui guidata con una giunta di centro sinistra.
No.
Loiero sta parlando della “devolution”, una riforma costituzionale che sta per essere approvata a maggioranza dopo tre letture parlamentari. Evidentemente anche gli scozzesi, gli svizzeri, i bavaresi, i baschi e i catalani, sempre per Loiero, hanno già patito le stesse pene del Sud d’Italia. Per Loiero oggi “muore dunque un modello di convivenza degli italiani e muore nei fatti la stessa unità del nostro Paese.”

Autur: Dimitri Buffa - Funt: http://www.opinione.it/pages.php?dir=naz&act=art&edi=238&id=4793&aa=2005

 

Spedij de Amministratur ul Venerdì, 21 ottobre @ 18:42:27 CEST (761 letür)
(cumenti? | Voto: 3)
Tragicomic: La Fiction Grottesca “Il grande Torino”: padano cattivo, siciliano buono

Spetacul&MüsicaA Torino fa sempre freddo. A Torino la gente ti tratta male, perché è gente cattiva. Tu, povero, in realtà sei un genio. Giochi a pallone meglio di Valentino Mazzola, prendi tutti otto a scuola, hai una morale che Santa Maria Goretti al confronto è leggerina. Ma la città è grande, è dura. Non è come il paese. I compagni di scuola, invece che riconoscere il tuo genio ti maltrattano, si puliscono le mani sul gilé di cachemire dopo averti stretto controvoglia la mano sudaticcia.
I professori, poi. Ti declasserebbero dalla prima liceo alla quarta ginnasio, se non tenessi per la loro stessa squadra. Così come i datori di lavoro che, essendo torinesi, non possono certo essere buoni. E papà? Papà fatica come un somaro, non guadagna niente, rischia la vita. Manco ha i soldi per la legna da infilare in stufa, tanto che a casa si mangia in continuazione con il cappotto, il cappello e la sciarpa. Perché a Torino, se qualcuno l’avesse scordato, fa sempre freddo. Le pareti di casa non sono bianche o gialle o verdi. Sono nere, è una caverna. E i soldi per comprare un po’ di tinta da muro ce li hanno solo i piemontesi, quei “figli di papà antipatici”.
Ma, grazie al cielo, tu genio sei e genio resterai. Così una ragazza (di origine ungherese, le ...torinesi sono tutte cattive) si innamora di te e ti offre un chance per il futuro. Ma tu tentenni, perché i tuoi alti valori morali ti impediscono la spensieratezza. A Torino hanno tutti l’accento romano, siciliano e napoletano. Poi c’è una minoranza che prende in giro la parlata piemontese, tipo Faletti quando faceva lo scemo del paese.
Non è un trattato di sociologia adattato per una compagnia di giro. È, al contrario, lo sceneggiato sul Grande Torino, durato due serate e terminato ieri su Rai Uno. Chi l’avrebbe detto... Eppure è stata illuminante questa visione. Compiaciuti perché finalmente si parla un po’ di Toro in tivù, ci siamo tutti risvegliati dopo lo sceneggiato con un dubbio in meno e con una certezza in testa. Ora conosciamo con precisione millimetrica il luogo dove mamma Rai ingaggia i suoi sceneggiatori. Il luogo comune.

Funt: La Padania - Autur: Giovanni Monaco

 

Spedij de Amministratur ul Mercoledì, 28 settembre @ 02:50:42 CEST (436 letür)
(cumenti? | Voto: 0)
Tragicomic: Orrore, via il termine storico "Padania" dai libri di testo

Libertà d'informazione e WebLa denuncia da un liceo di Pordenone. Corretto un volume della 'Nuova Italia'."E' troppo equivoco"
C'era una volta la Padania. Con città dagli splendidi palazzi e ricche corti di intrighi e principi. E i suoi confini: "da un lato Milano, Mantova, Parma e Ferrara, e dall'altro Bologna, Ravenna e Romagna". Uno scenario, tra fine Quattrocento e i primi decenni del Cinquecento, in cui "la nostra letteratura trova il suo punto altissimo di consolidamento e di grande rilancio sulla scena europea". E un periodo in cui l'Ariosto va "dalla Padania al mondo". Tutto vero. Ma non chiamiamola "padania". E' un gruppo di insegnanti del Liceo Ginnasio Giacomo Leopardi di Pordenone ad accendere la miccia. Quando scova, tra i libri di testo da adottare per il prossimo anno, il volume, edito dalla Nuova Italia, Testi e percorsi della letteratura italiana di Riccardo Marchese e Andrea Grillini. Un libro, uscito quattro anni fa, che ha la "colpa" di riportare, in più punti, il termine "padania".

Troppo equivoco, protestano gli insegnanti. Perchè "espressione di un progetto politico secessionista alla ricerca di radici culturali". E, invocando proprio Messer Lodovico, il quale "inorridirebbe di fronte all'eventualità che giovani e sprovveduti alunni del XX secolo possano arruolarlo tra le camicie verdi bossiane", ne chiedono l'eliminazione. La casa editrice fiorentina è presa d'assalto, e la protesta, attraverso petizioni e richieste di sottoscrizione, si estende alle scuole di tutta Italia. Poi comincia a viaggiare anche su Internet e lettere allarmate giungono anche alla redazione del nostro giornale telematico. "Forse vent'anni fa tutto questo sarebbe passato inosservato e il termine Padania sarebbe stato accettato senza molti problemi come un superfluo sostituto di quella che era sempre stata, e per quanto ci riguarda continua ad essere, l'Italia settentrionale. Ma oggi non è possibile non riflettere sulla funzione mistificatrice che questa scelta terminologica eserciterebbe sugli studenti".

Insomma, il libro, è da correggere. E a nulla valgono le spiegazioni del professor Lugarini, il direttore editoriale della "Nuova Italia", che si affretta a riportare i paragrafi incriminati nel loro significato originario: "Si tratta di un'espressione di geografia letteraria, il cui uso, ripreso nel volume da Gian Mario Anselmi (peraltro direttore dell'Istituto Gramsci dell'Emilia Romagna) risale al professor Dionisotti. E' un termine, cioè, comunemente accettato dagli specialisti dell'umanesimo e del rinascimento. Utilizzato persino da risorgimentalisti e unitaristi". Ma l'ostracismo verso il volume è già iniziato. E alla "Nuova Italia" non restano scelte. Nel corso di un incontro tra autori e insegnanti, organizzato proprio a Pordenone, arriva l'annuncio: "Consapevole che in un determinato contesto e momento della nostra vita collettiva l'uso delle parole può travalicare le intenzioni di chi le usa, la Casa editrice, d'accordo con gli autori, provvederà a sostituirla nei paragrafi del testo in cui compare".

Pace fatta? Macchè. Ora tocca al vento secessionistico a soffiare più forte. Il termine più amato dal senatùr scatena le proteste dei leghisti: "Padania epurata", "Padania censurata". E sotto attacco gli insegnanti che hanno osato contestare il volume. "E' davvero triste constatare che l'uso sociale e politico di certi termini che, nella tradizione storica e culturale del paese hanno avuto ed hanno mutamenti di significato siano oggetto di considerazioni di censura e di condanna, piuttosto che di riflessione e di studio", afferma perplesso Lugarini. A cui fa eco, sicuro, un lettore del quotidiano "La Padania": "Nella federazione padana certe cose non potranno succedere". Già. In una federazione padana senza la parola "Italia".

Autur: SABINA MINARDI - Funt: La Repubblica

 

Spedij de Amministratur ul Martedì, 27 settembre @ 12:45:20 CEST (370 letür)
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Tragicomic: Truffa all'Inps a Napoli: una intera famiglia di falsi invalidi al 100% percepiva la pensione

News - Noeuv - NöfTruffa all'Inps ad opera di un nucleo di venti persone. Falsi invalidi, denunciata intera famiglia. Napoli: tutti percepivano la pensione, ma nessuno ne aveva diritto. Anche i più giovani risultavano invalidi al cento per cento.

Napoli - Risultano tutti falsi invalidi al 100 per cento i venti componenti del nucleo familiare di Arzano, in provincia di Napoli, coinvolti nell'inchiesta dei pm Alfonso D'Avino e Nunzio Fragliasso. Promotore della truffa ai danni dell'Inps un uomo che grazie alla falsificazione del certificato emesso dalla Commissione medica provinciale aveva ottenuto la pensione e il pagamento di arretrati (circa 100 milioni delle vecchie lire). Secondo quanto risultava dal certificato, l'uomo non era in grado neppure di camminare in posizione eretta.

Sarebbe stato lui, con la complicità di un impiegato della Commissione medica (anch'egli sotto inchiesta), a consentire il riconoscimento della pensione a tutti gli altri componenti della numerosa famiglia: moglie (che, con gli arretrati, ha ottenuto 240 milioni delle vecchie lire), i loro tre figli, le due nuore, il genero, due zie del capofamiglia, la madre di quest'ultimo, la cognata, i due consuoceri, quattro cugini, due cognate del figlio e la cognata della figlia. Anche i giovani della famiglia, stando ai certificati medici alterati, erano invalidi al cento per cento.

Nei certificati si parla di incapacità totale con «necessità di assistenza continua per l'incapacità a svolgere normale attività quotidiana». Dai filmati e dalle foto fatte dagli investigatori della squadra mobile è emerso che tutti erano in ottime condizioni fisiche (il capofamiglia è stato visto ad esempio guidare l'auto e portare pesanti pacchi).

Gli illeciti contestati ai 20 esponenti del nucleo familiare sono relativi al periodo che va dal 2000 al giugno 2005. Alle indagini - sottolineano gli investigatori - hanno collaborato anche funzionari dell'Inps. Nell'inchiesta sono ipotizzati i reati di associazione per delinquere, truffa, falso e corruzione.

Funt: Corriere.it

 

Spedij de Amministratur ul Lunedì, 01 agosto @ 22:10:15 CEST (424 letür)
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Tragicomic: Evasione Fiscale: il Mezzogiorno evade tre volte di piu' della Padania

Econumia&FinansaIl quadro dell'evasione e del sommerso che il Tesoro inserirà nel Dpef: il lavoro irregolare raggiunge quota 13,4%. La mappa dell'Italia che non paga il Sud evade il triplo del Nord: Ogni 100 euro dichiarati, 46 nascosti. Nel piano del governo chi perde la causa pagherà di più. Torna l'elenco clienti.

ROMA - Un popolo di evasori? Se anche il presidente del Consiglio Berlusconi lancia l'allarme c'è da essere preoccupati. Il fenomeno c'è, anche se si tende a parlarne poco e stavolta il ministro dell'Economia Siniscalco ha voluto metterlo nero su bianco tracciando una geografia del lavoro irregolare, che altro non è che uno degli indicatori dell'evasione fiscale e contributiva. La mappa finirà nel Documento di programmazione 2006-2009 mentre per la Finanziaria è pronto un pacchetto di misure anti-evasione che prevedono una stretta sulla politica degli accertamenti, il ritorno di incombenze per il popolo delle partite Iva come l'obbligo dell'elenco fornitori-clienti, più forza per lo Stato nelle cause fiscali con obbligo di pagare di più dopo il primo e secondo grado di giudizio, percentuali agli enti locali per il recupero di evasione e la riforma del sistema di esattori con la creazione della "Riscossione spa".

Tornado alla mappa del Dpef, la media del lavoro irregolare in Italia è del 13,4 per cento del totale degli occupati, come dire che circa un lavoratore su dieci è sconosciuto all'Agenzia delle entrate, alla Guardia di Finanza e all'Inps. La cartina del Belpaese, annunciata ieri da Siniscalco durante il vertice con la parti sociali a Palazzo Chigi, descrive così uno scenario aggiornato (i dati sono del 2003 e gli ultimi dell'Istat erano del 2002) e preoccupante della "shadow economy" italiana.

Le regioni del Sud, dove l'evasione è il triplo del Nord, sono quelle maggiormente interessate dal fenomeno: in alcune zone della Sicilia, della Calabria, della Puglia e della Sardegna il tasso di lavoro irregolare arriva fino al 33 per cento. Ma anche province del Centro e del "profondo Nord" non scherzano: ad Aosta, Spezia, Livorno, Pesaro, l'Aquila e Viterbo il tasso di lavoro irregolare raggiunge anche il 19,3%.

Se si va a guardare la mappa dell'Italia dei servizi il campanello d'allarme squilla più forte: la media del "nero" è del 18,7 per cento e il fenomeno si spalma sull'intera penisola. Nuovi mestieri, baby sitter, assistenza per i computer, ma soprattutto riparazione domestiche e automobilistiche: sono questi i settori che il Dpef non cita ma che una serie di analisi degli ultimi anni hanno portato alla ribalta come protagonisti della nuova economia in nero. In questo caso, oltre che nelle regioni del Sud dove da Napoli in giù il tasso di lavoro irregolare non scende mai sotto il 22,4 per cento, anche nel Nord a macchia di leopardo avanza l'evasione fiscale e contributiva nonostante il piano anti-sommerso del governo che risale al pacchetto dei 100 giorni dell'autunno del 2001. In alcune province del Nord Est si raggiungono tassi del 42,9 per cento mentre anche il Centro ha le sue colpe: in alcune zone dell'Umbria, del Lazio, della Tosca e delle Marche si arriva al 22,4 per cento.

Pagare tasse e contributi è un optional? Per sapere con precisione a quanto ammonta l'evasione fiscale in Italia bisogna rifarsi all'ultima analisi disponibile: quella dell'Agenzia delle entrate del 1998. Nel complesso, per ogni 100 euro di imponibile dichiarato, gli italiani nascondono al fisco altri 46 euro, Nell'insieme sfuggono alla tassazione oltre 200 miliardi di euro cioè 400 mila miliardi di vecchie lire. Chi evade di più? Un sondaggio Swg-L'Espresso del dicembre del 2004 ha posto questa domanda ad un campione di 700 italiani. Risposta: per il 43 per cento i liberi professionisti, per il 21 per cento gli imprenditori, per il 12 per cento i commercianti e per l'11 gli artigiani. Ma non finisce qui: non è solo l'evasione la spina nel fianco dell'Italia ma anche la capacità di recupero di quanto scovato dalla Guardia di Finanza. Secondo un'indagine della Corte dei Conti del novembre del 2004, rielaborata dal Cer, l'imponibile che emerge dai controlli delle Fiamme Gialle "evapora". Su 100 controlli, solo 80 vengono trasformati in veri e propri accertamenti e di questi il 70 per cento prende la via del condono o dei vari patteggiamenti. Ma non è finita: quel poco che resta dovrebbe essere riscosso dal sistema degli esattori, ma i dati dicono che, per un motivo o per l'altro, nel 2003 su un carico di 22 miliardi di euro di crediti affidati ai concessionari nelle casse dello Stato è arrivato solo il 2,8 per cento. Come si vede la lotta all'evasione non è una strada breve.

Funt: Web - Autur: ROBERTO PETRINI

 

Spedij de Amministratur ul Giovedì, 28 luglio @ 21:30:00 CEST (658 letür)
(cumenti? | Voto: 5)
Tragicomic: Documenti - Giorgio Bocca: Il partito meridionale

Padania e FederalismoIL PARTITO meridionale ci ha fatto sapere che noi italiani, noi Stato, siamo in debito con il Mezzogiorno, gli diamo pochi soldi, pochi aiuti. Ce lo ha fatto sapere attraverso la Corte dei Conti, questa mirabile istituzione che nessuno sa cosa ci stia a far visto che la dissipazione del denaro pubblico e il pubblico indebitamento sono arrivati a profondità abissali.

Intendo per partito meridionale non solo e non tanto il partito di quelli che vivono e lavorano nel meridione, ma di quanti, in tutte le regioni italiane, in tutte le città, massime nella capitale, non vogliono perdere questa immensa mangiatoia di voti, clientele, truffe nei lavori pubblici e nei sussidi della Comunità europea, economia malavitosa, complicità con l'economia malavitosa formatasi nelle tre più grandi regioni del profondo sud. Ne fanno parte ad honorem le grandi e piccole imprese del Nord e del Centro che hanno derubato lo Stato mandando nel Sud macchinari obsoleti, industrie già decotte; i funzionari in gran parte non meridionali delle varie Casse per il Mezzogiorno; i partiti che hanno usato il voto del Sud per allargare la loro appropriazione dello Stato; i grandi finanzieri milanesi che hanno accolto nel salotto buono i parvenus mafiosi dell'edilizia e delle assicurazioni e tutti gli altri che riciclano il denaro sporco.

Da noi manca solo uno Shevardnadze che dia le dimissioni, ma il resto c'è tutto come nell'Urss della bancarotta, c'è l'alleanza fra i carrozzoni pubblici, la nomenclatura vorace, le organizzazioni mafiose, l'informazione servile per impedire che la perestrojka e la glasnost, il buon governo e la chiarezza abbiano il sopravvento. In primis c'è la paura fottuta che i partiti e la loro stampa hanno della reazione degli italiani onesti di ogni regione, dei montanti fenomeni localistici. "La Corte dei Conti smentisce Bossi" ha titolato con grande rilievo il magno organo lombardo che è il Corriere della Sera. Per me la Corte dei conti assomiglia al sindaco di Avellino che mi ha inviato l'altro giorno una cortese lettera per dirmi che manco di obiettività e di correttezza in ciò che scrivo della sua città e dell'Irpinia e mi ha invitato a passare nell'Irpinia, segno di solidarietà, le feste natalizie. Ringrazio per l'invito ma questa mi sembra la tecnica collaudatissima di ricominciare a piagnucolare e a voltar le carte in tavola sempre dal principio finché un italiano normale non ne può più e dice: ma andate a farvi benedire.

C'E' UNA commissione parlamentare di inchiesta che ha fatto quaranta sedute, centinaia di audizioni, migliaia di ricognizioni per arrivare alla certezza - e non ci voleva molto - che i sessantamila miliardi spesi per la ricostruzione sono stati lì spesi malissimo. Prova ne sia che a dieci anni dal terremoto la ricostruzione non è ancora compiuta. Io ho usato quei dati, ho scritto ciò che tutti vedono e sanno, ma il sindaco di Avellino mi rimprovera di pregiudizi e false informazioni.

C'è una commissione parlamentare antimafia che in anni di lavoro ha messo assieme una pila di relazioni, che chiunque può leggere e in cui si descrive dettagliatamente la situazione catastrofica delle tre grandi regioni e i pericoli che incombono sul resto d'Italia. Ci sono studi precisi e dettagliati dell'episcopato, della Banca d'Italia, dello Svimez, del Censis, del ministero della Giustizia. Perfino l'Antonio Gava ministro dell'Interno ha ammesso che in quelle regioni la mafia regna sovrana ma ci sono sempre le anime belle del meridionalismo piagnone e scroccone che fingono sdegno e commozione sulle cifre truccate, politicamente, economicamente truccate dalla Corte dei Conti, dal ministero per il Mezzogiorno, dalle varie confraternite parassitarie del turismo, della salute, delle superstrade, delle pensioni false, dei poli di sviluppo.

Non basta la realtà economica, sociale, e quella che ognuno può andarsi a vedere prendendo un treno o un aereo? Non bastano le cifre dell'esportazione e dell'importazione? Perché la Corte dei Conti che si intende di cifre non ci racconta che cosa viene prodotto ed esportato in quelle tre regioni e che cosa è importato e consumato a spese dello Stato? Non bastano le cronache quotidiane dei morti ammazzati (due terzi del totale italiano), dei minorenni assassini (novanta su cento), delle spese assistenziali (quaranta per cento) eccetera eccetera. No, non bastano, il partito meridionale, fatto da italiani di tutte le regioni e di tutte le città, trova che così va bene come il partito del sovietismo eterno trova in Russia che vanno bene un'amministrazione, un'agricoltura, un'industria che hanno ridotto il paese alla disperazione e alla fame.

IL PARTITO meridionale ci lascia inveire, accusare, protestare e poi burocraticamente procede, il suo superministro Cirino Pomicino se ne infischia della commissione parlamentare d'inchiesta, dell'opinione pubblica, della stampa e favorisce l'invio di altre centinaia di miliardi per le superstrade inutili della valle del Sele. C'è sempre un terremoto o un'alluvione in arrivo per continuare l'economia dell'emergenza continua. Se poi finirà in fame, sangue e secessioni, non importa, il partito meridionale ci ha provato fino alla fine. C'è un'Italia che crede di essere una democrazia mentre è una propaggine mediterranea del sovietismo. La parvenza democratica dei partiti non ha impedito a questa Italia di uscire in pratica dalla legalità e dal mercato europei. Abbiamo un'idea minima di quello che ci costerà recuperare quelle regioni alla media europea? E come è possibile che in questa tragedia la Corte dei Conti, il ministero del Mezzogiorno e tutti gli altri menatorrone continuino nei loro giochi irresponsabili?

Funt: © La Repubblica, 27 dicembre 1990

 

Spedij de Amministratur ul Giovedì, 28 luglio @ 16:25:05 CEST (390 letür)
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Tragicomic: I numeri della discriminazione: Oltre la metà dei dipendenti dello Stato è nata in Meridione

Padania e Federalismo MILANO- Oltre la metà dei dipendenti pubblici, il 54%, è nata al Sud o nelle isole. Una percentuale che sale al 57,9% fra i magistrati. Lo rileva la ragioneria generale dello Stato che in un'indagine su un milione e 200mila dipendenti prende in esame le regioni di nascita e di servizio. Il personale interessato all'indagine appartiene ai ministeri, alla scuola, alla magistratura.

Del numero complessivo di impiegati, il 34,6% è nato al Nord, il 18,9% al Centro, il 54% al Sud o nelle isole; il 34% lavora al Nord, il 22,8% al Centro, il 42,6% al Sud o nelle Isole. Inoltre, il 23,6% del personale meridionale è emigrato; al Nord rispetto ad una popolazione del 44,5% il personale statale è pari al 34,6%; inverso il rapporto al Sud e alle Isole: con una popolazione pari al 36,4% il personale è pari al 42,6 per cento.

Il fenomeno migratorio - sottolinea la Ragioneria generale dello Stato in un comunicato - è "più accentuato nei ministeri che nella scuola, nel senso che la scuola assicura occupazione maggiore nei luoghi di nascita a differenza di quanto avviene nei ministeri". Delle quasi 400mila donne del meridione il 13,7% migra al Nord e 8,8% al Centro.

La Ragioneria generale dello Stato rileva inoltre il particolare caso della magistratura dove il 57,9% è nato al Sud e nelle Isole.

Funt: "Il sole 24 ore" del 23 novembre 1996

 

Spedij de Amministratur ul Giovedì, 28 luglio @ 16:12:51 CEST (351 letür)
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Tragicomic: Regione Sicilia: 7000 assunzioni statali in un solo giorno

Comunicaa & ApuntamentIn un sol colpo, settemila persone scaricate sul già gramo bilancio della Regione. Che dire? C’è da restare esterrefatti, anche se questo ed altro era, ed è, nell’ordine delle “cose possibili” della Giunta di centro destra.

Ma ciò che più disorienta è la sorta di “silenzio-assenso” dell’opposizione di centro sinistra contro di cui la manovra, manifestamente elettorale, è stata concepita e varata in piena estate, senza un confronto pubblico nelle sedi istituzionali. Come se si trattasse di un affare privato e non di un gravoso impegno finanziario ed organizzativo accollato alla Regione, per l’oggi e per il domani.

Uno strano silenzio che non si giustifica né con l’aspetto sociale del problema (pure presente, ma che andava risolto per altre vie) né- come si vocifera- con qualche contentino accordato a taluni deputati dell’opposizione. Nel secondo caso, il silenzio sarebbe davvero degradante poiché- come scriveva ieri Vincenzo Provengano su queste pagine- si tratta di “molliche di pane”, forse alludendo al detto siciliano “cu mangia fa muddrichi” e... chi non mangia le raccatta, aggiungo io.

Da questa vicenda, e da altre precedenti, affiorano non solo una questione morale e/o di coerenza comportamentale, ma un problema di strategia e di prospettiva politica che potrebbe far sorgere un atroce dubbio: il centro-sinistra desidera veramente vincere le prossime elezioni regionali?

La mega assunzione non è, infatti, un arraffa arraffa di un centro-destra alla malora come sostiene l’on. Salvo Raiti (I. d.V.), secondo il quale “conscio del fatto che perderà le elezioni, intende la sciare un buco difficilmente colmabile”, ma un’operazione elettorale, da tempo, pianificata e perfettamente scadenzata, in sintonia con le prossime (e con le successive) elezioni regionali e nazionali che il centro-destra intende ri-vincere, almeno in Sicilia.

Da tempo, aleggia l’amara sensazione che nei vertici del centro-sinistra si è talmente radicata la sindrome della sconfitta che induce taluni alla rassegnazione e tal’altri a brigare per ottenere qualcosa dalla potente macchina affaristico-clientelare della C.d.L.
Quasi non si riuscisse ad immaginare, per il prossimo quinquennio, un futuro diverso da questo gramo presente.

Solo impressioni, per carità, che speriamo vengano smentite con fatti concreti ed iniziative di aperta rottura con un modo di agire che non si capisce a quale logica obbedisca.

C’è chi dice che sono atti tipici della gestione democristiana della prima Repubblica, supponendo che nella “seconda” le cose siano migliorate.

In ogni caso, non certo in Sicilia dove siamo sempre in regime di “prima Regione”, con l’aggravante che mentre la maggioranza della CdL rispolvera vecchie e dannose pratiche clientelari il centro sinistra sembra aver smarrito il senso della vecchia opposizione parlamentare e sociale che, per quanto talvolta stiracchiata, riusciva a difendere gli interessi più autentici dell’Isola e dei cittadini.

Oggi, difetta l’opposizione mentre non s’intravede una credibile alternativa di governo.

Di questo passo, dove andrà la Sicilia col suo carico di problemi enormi ed irrisolti? Dico la Sicilia e non la Regione poiché di questa il destino sembra tristemente segnato. E non basteranno le acrobazie “autonomistiche” di Lombardo e soci a cambiare il corso delle cose.

Visti il mancato sviluppo e la decadenza generale in cui si dibatte la Regione, bisogna ammettere che l’Autonomia speciale è fallita. Addirittura, negli ultimi tempi, è diventata controproducente e comunque anacronistica rispetto ai nuovi quadri di riferimento istituzionali nazionali ed europei.

A mio avviso, l’autonomia è morta anche se ancora insepolta. E nessuno la potrà resuscitare, nemmeno la proposta di nuovo statuto.

A proposito di programmi e di primarie, bisognerebbe tener presenti tali questioni anche per individuare eventuali nuovi strumenti di governo e di amministrazione, per ridare speranza ai siciliani.

Finché c’è tempo. Prima, cioè, che la fine dell’autonomia non comporti la fine della politica intesa come ricerca del bene comune e soluzione dei problemi delle collettività amministrate. Dentro questo binario deve svolgersi la dialettica democratica fra maggioranza ed opposizione; fuori il treno della politica è destinato a deragliare.

Potrebbe accadere in Sicilia e poi in Italia, seguendo la “linea della palma” di sciasciana memoria.

Autur: Agostino Spataro - Funt: “La Repubblica” (Palermo) del 23 luglio 2005

 

Spedij de Amministratur ul Martedì, 26 luglio @ 14:07:11 CEST (625 letür)
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Tragicomic: Più poltrone che consiglieri regionali, il miracolo della Campania

Padania e Federalismo Sotto accusa le amministrazioni di centrosinistra: C’è la «Commissione Mare» e quella «Mediterraneo»
Una cosa è 'o mare, un'altra 'o Mediterraneo. La sfiziosa precisazione, che non mancherà di incuriosire i cultori del genere, è contenuta nell'elenco delle nuove commissioni istituite dalla Regione Campania. La quale, aprendo la strada a interessanti scenari, ha appunto deciso di dar vita a due organismi distinti: uno dedito alla Risorsa Mare e l'altro a quello che i Romani chiamavano Mare Nostrum. Finalmente lottizzato, ci si passi il latinorum, secondo precise percentuali: un po' nostrum, un po' vostrum, un po' lorum... Una poltrona non si nega a nessuno. Solo che questa volta, a strillare indignati, non sono soltanto gli oppositori, parzialmente coinvolti nella spartizione. Ma anche alcuni esponenti della maggioranza di sinistra: c'è o non c'è una benedetta questione morale? C'è chi dice di no. Angelo Brancaccio, un diessino dell’Ufficio di presidenza del Consiglio regionale campano, dice anzi che le durissime critiche di Fabio Mussi e Cesare Salvi al debutto gestionale di alcune «regioni rosse», critiche fatte proprie almeno in parte da Piero Fassino che l’altro ieri aveva invitato la sinistra a gestire il potere con «più sobrietà», «sono strumentali, demagogiche e dovute più a posizionamenti interni al partito che non al merito stesso di una questione davvero delicata».
Insomma: cose di bottega tutta dentro la Quercia. Peggio: un «ingeneroso e assolutamente irresponsabile attacco sferrato alla nostra regione». Ma c’è chi dice sì. Come Luisa Bossa, già sindaco diessino di Ercolano: «Capisco che ormai siamo alla globalizzazione della stupidità , ma fare una commissione sul mare e una sul Mediterraneo... Anche le mediazioni devono avere un limite». Lei ha votato contro. E proprio non capisce: «Per carità, dicono che così, dando a Italo Bocchino, che fu candidato da An contro Bassolino, il ruolo ufficiale di "capo dell’opposizione (con tanto di ufficio apposito con dotazione di personale, auto e autisti) e distribuendo alla destra sei presidenze, ci saranno meno problemi di ostruzionismo. Che anche la nomina alla presidenza del Consiglio di Sandra Mastella è filata via liscia liscia come se già ci fosse un accordo prima. Che per il bene della regione bisognava pagare qualche prezzo. Però... ». Però i mal di pancia dentro la sinistra, in tutta Italia, si moltiplicano. Come si moltiplicano le accuse contro i «compagni che sbagliano». Meglio: i compagni che lottizzano. O almeno fanno buon viso a cattivo gioco. Come nel Lazio, dove la maggioranza guidata da Piero Marrazzo, che nega tutto vantando tagli su tagli, è sotto accusa per aver aumentato gli assessori da 12 a 16, moltiplicato le commissioni fino al numero spropositato di 24, distribuito a certi neo-assunti stipendi iperbolici, accresciuto il parco di auto blu e tentato addirittura di dare a Maria Coscia, assessore alla scuola del Comune di Roma, una collaborazione di 230 mila euro l’anno... Perfino Nichi Vendola, al quale tutto potevano rimproverare i duri e puri della nostra gauche tranne indulgenze clientelari, è finito nel mirino per avere accettato senza scatenare l’inferno l’assunzione all’Acquedotto Pugliese, storico serbatoio di clientele fin dai tempi in cui Gaetano Salvemini diceva che «ha dato più da mangiare che da bere», di 31 persone: nipoti, fratelli, cugini, cognati di politici e sindacalisti.... Tutti scelti come ultimo atto (propiziatorio?) dall’uscente Francesco Divella, cugino di Vincenzo, presidente «rosso» della Provincia. Compreso Pierluigi Introna, figlio dell’assessore ai Lavori Pubblici vendoliano Onofrio Introna. È sulla Campania e la Calabria, però, che i mal di pancia sono più lancinanti. A Napoli, dove un consigliere post-fascista (Enzo Rivellini, An) e uno comunista (Antonio Scala, cossuttiano) sono arrivati a fare insieme un documento che propone provocatoriamente «di verificare se non sia più conveniente per i cittadini campani concedere i "benefit" indistintamente a tutti i consiglieri senza inventarsi commissioni tanto speciali quanto inutili», le commissioni sono diventate tante da offrire, sommando tutte le altre cariche (7membri all’Ufficio di presidenza del Consiglio, 5 Revisori dei Conti, 10 capigruppo...) più sedie di quanti siano i consiglieri. Se questi sono 60, le poltrone sono infatti diventate 77. Il «Corriere del Mezzogiorno» ha fatto i conti: ogni presidente prende un’indennità di 1.500 euro al mese, ogni vicepresidente ne prende 1.000, ogni segretario 700. Più le segreterie, le auto blu, le prebende varie.
Quanto alla Calabria, dove i consiglieri regionali col nuovo statuto sono diventati 50 e cioè uno ogni 39.865 abitanti (in Lombardia sono uno ogni 111 mila: un terzo), la salutare abolizione dei monogruppi, che nella scorsa legislatura erano diventati tanti da coprire di ridicolo la Regione, è stata riequilibrata non solo dal solito aumento delle commissioni (da sei a nove), dall’invenzione dei sottosegretari e dalla delibera che prevede l’assunzione di un massimo di 15 persone all’ufficio stampa, ma anche da una raffica di nomine di «dirigenti di servizio» e «dirigenti di settore», che trova precedenti solo nel mitico proclama di Carlo V: «Todos caballeros!». Per non dire degli 86 portaborse (funzionari di partito e poi sorelle, figli, cugini, cognati... ) assunti durante l’era Chiaravalloti senza un solo voto contrario delle sinistre. Una scelta bollata dai vescovi come prova di «degrado etico».
Il nuovo governo regionale, guidato da Agazio Loiero, ha deciso di offrirli a chi li vuole. Chi non verrà scelto verrà smistato in qualche ufficio bisognoso. Dopodiché ogni politico non soddisfatto della merce umana avuta in offerta, dicono i soliti maliziosi, si sentirà in diritto di chiedere l’assunzione provvisoria di persone di assoluta fiducia. Precari da far poi assumere, se possibile, con qualche nuova leggina. Malizie? Può darsi. Ma l’anno scorso c’è chi diede battaglia per assumere in pianta stabile anche i lavoratori interinali. Insomma: sarà anche vero che nessun governo ha mai avuto tanti ministri e sottosegretari quanti il Berlusconi Bis, ma questi governi locali di sinistra...

Funt: Corriere.it - Autur: Gian Antonio Stella

 

Spedij de Amministratur ul Domenica, 17 luglio @ 16:44:20 CEST (326 letür)
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Tragicomic: Bassolino ed il Mezzogiorno: tanti luoghi comuni ed un solo obbiettivo, i soldi del Nord

Padania e Federalismo «La Padania è qualcosa di inesistente, il Mezzogiorno è una realtà storica. Inoltre, noi non siamo contro nessuno, perché riteniamo che il Sud sia una grande risorsa per avviare una sorta di new deal di tutto il Paese».
E contro chi vorrebbe essere il Mezzogiorno? Contro quelli che da un secolo a questa parte permettono con sussidi statali a loro di non vivere in condizioni da terzo mondo?

«Noi non concepiamo il Mezzogiorno contro gli altri, ma esattamente al contrario, per rendere l’Italia più unita. Il Meridione non è tanto o solo un problema, ma una grande e positiva risposta al problema di un Paese che cresce poco, male e con troppe distorsioni al suo interno».
Certo che vuole un'Italia piu' unita, in effetti è l'unica cosa che vuole, perchè Italia unita significa carrettate di soldi per clienti, figli e nipoti che dal nord scendono a rimpinguare la mani vuote ed elemosinanti di milioni di statali e nipotini senza nessuna voglia di lavorare.

Una risorsa rappresentata, ad esempio, «dai tanti giovani preparati di cui dispone il Sud, a fronte di un Nord che invecchia progressivamente».
Strano che generazioni di giovani preparati non siano stati capaci di fare un solo passo in avanti per l'economia del mezzogiorno... e strano che generazioni di giovani preparati l'unica cosa che fanno sia emigrare verso lidi altri...

 

Spedij de Amministratur ul Giovedì, 12 maggio @ 15:45:29 CEST (429 letür)
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