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Rasegna Stampa: Veneto - Alvise Zorzi, intervista sulla lingua veneta

Lenguf,Storia e CultüraPer la sua venticinquesima edizione il Masi torna a premiare (con il "Grosso d'oro veneziano") uno dei maggiori interpreti della venezianità, Alvise Zorzi, che già fece parte del primo quartetto dei premiati, 25 anni fa, assieme a Elio Bartolini, Biagio Marin e Giulio Nascimbeni.
Discendente da un nobile ceppo veneziano che diede anche un doge alla Serenissima, Zorzi ha dedicato l'intera sua vita alla storia e alla civiltà di Venezia, con una vasta produzione letteraria (tradotta in tutte le maggiori lingue) che spazia da "Venezia scomparsa" a "La Repubblica del Leone", da "Venezia austriaca" a "I palazzi veneziani", da "Canal Grande" a "Monsieur Goldoni", da "Venezia ritrovata" a "La monaca di Venezia", per citare solo alcuni titoli. Già responsabile dei programmi culturali della RAI-TV, Zorzi è anche presidente del Comitato per la pubblicazione delle Fonti per la Storia di Venezia e, dal 1986, dell'Associazione dei Comitati privati internazionali per la salvaguardia di Venezia.
Con lui analizziamo l'evoluzione della cultura e della civiltà veneta in questi ultimi decenni. «Partirei da questo premio, nato 25 anni fa proprio per valorizzare la cultura del Veneto e poi del Triveneto, cercando di individuare le persone che rappresentassero più degnamente le nostre qualità. Allora eravamo ancora in pieno boom, c'era il modello veneto in economia, e sul versante culturale si imponevano molte personalità interessanti; non dimentichiamo che venivamo da un'epoca in cui il Corriere della Sera, ad esempio, era una colonia veneta, ricordo Sacchi, Fraccaroli, il leggendario Balzan, lo stesso Nascimbeni. E sulla scena del Masi quell'anno si presentarono il grande Biagio Marin, e un personaggio dal brio narrativo e dalla vita avventurosa come Bartolini. Eravamo usciti dalla depressione, ma qualcuno si domandava quanto sarebbe durato, se i figli sarebbero stati all'altezza dei padri, continuando ad applicare le nobili virtù contadine. Ora purtroppo vediamo che tutto questo si è come sfaldato».

Colpa dei figli o delle circostanze storiche?
«Sono cambiate le condizioni. Certo se guardiamo bene ci sono ancora settori brillantissimi, ma è in crisi la piccolissima industria familiare; comunque con tutto questo il Veneto resta una roccaforte economica».

E sul terreno culturale?
«Ci sono campi in cui il fervore è grande, altri in cui c'è forse un leggero declino. Accanto alle grandi figure dei patriarchi, come Meneghello, Rigoni Stern e Zanzotto, vedo comunque una buona vitalità».

Proviamo a definire questi caratteri della veneticità?
«Tutto discende direttamente dal civismo peculiare dei veneti, dall'amore dell'ordine, da un termine poco amato, ma che io uso in senso positivo, come "perbenismo". Si tratta di caratteri che vengono spesso attribuiti dagli ignoranti alla dominazione austriaca, ma questa è una grossa balla, perché l'Austria è rimasta pochissimo, una sessantina d'anni, e non ha certo potuto influire sul carattere di una popolazione già fortemente improntato dalla civiltà della Serenissima».

Mi pare che un'altra caratteristica saliente del nostro bagaglio storico fosse l'attenzione al paesaggio, alla cura del territorio, che oggi appare abbastanza dimenticata...
«É vero, questo purtroppo è andato perduto. Il Veneto è stato invaso dai capannoni e dalle villette, ma bisogna dire non solo il Veneto. Sulle nostre villette ha scritto un bel saggio Manlio Brusatin, ma tutto sommato sono meglio le nostre che quelle che pullulano fra Lombardia e Lazio. Insomma, tra le brutture rimane ancora vivo l'amore della casa, delle proprie cose; qui la gente si affeziona ancora al proprio microcosmo e a quello che gli sta intorno: è sempre stata una civiltà affettuosa». I sociologi però rilevano uno sfaldamento delle reti di relazioni che tenevano unite le comunità...
«Anche questo è vero, e non solo nel Veneto; e se da noi si avverte meno è perché continuiamo ancora ad usare molto il dialetto: noi appena entriamo in confidenza parliamo la nostra lingua, e ciò crea unione. Ma lo sfaldamento c'è, ed è nato come conseguenza dell'invasione della televisione, che ha distrutto un certo tipo di vita comunitaria che c'era fino a qualche decennio fa. Una serata a seguire l'"Isola dei famosi" in tv è ben diversa dal vecchio filò. Ora ognuno guarda il suo programma e addio socialità; e in più, trasmissioni sempre peggiori deteriorano la qualità della vita».

Non ci saranno anche ragioni economiche dietro tutto questo?
«Certo, la globalizzazione ha lasciato il segno. Ora sempre più tutto si assomiglia, e non c'è più differenza tra Veneto e magari Alabama e Texas: le caratteristiche peculiari via via scompaiono. Ricordo l'impressione spaventosa che ho riportato dal mio primo viaggio nell'Africa nera: anche gli oggetti di artigianato locale in realtà erano tutta roba di plastica made in Usa o non so dove».

E il nostro futuro?
«Temo che ci sarà sempre più omologazione anche da noi, anche se il Veneto come ho detto si difende abbastanza. Come reagire? Francamente non lo so».


Funt: Aidanews

 

Spedij de Amministratur ul Martedì, 03 ottobre @ 17:11:01 CEST (1081 letür)
(cumenti? | Voto: 1)
Rasegna Stampa: Campiello - Niffoi ''La parola dialetto è razzista. Io uso una lingua locale''

Lenguf,Storia e CultüraÈ Niffoi il vincitore del «Campiello» - di Stefania Vitulli - da Venezia «Un premio condiviso con la Barbagia» è la prima dichiarazione di vincitore davvero emozionato, ma con le idee molto chiare. «Affinché la cultura non sia solo un modo di sopportare il male di vivere, ma una forte speranza di riscatto. Il primo colostro linguistico che ho ciucciato è quello di una lingua nitroglicerinica: il sardo. Io non uso il dialetto. Dialetto è un termine razzista. Io uso una lingua locale».
E così, dopo il siciliano di Camilleri, il sardo di Niffoi assume un'inedita potenza letteraria: i trecento della Giuria popolare hanno espresso il verdetto e la prosa scarna e tagliente, intrisa di sangue e onore sardo, usata quasi come un'arma per intessere storie fantastiche e surreali eppure legate a filuferru alla profonda umanità dell'entroterra, di Salvatore Niffoi e della sua Vedova scalza (Adelphi, che per la prima volta vince il premio) si è aggiudicata con 76 voti la 44ª edizione del «Campiello».

Al termine di un testa a testa con Giancarlo Marinelli e il suo Ti lascio il meglio di me (Bompiani) che alla fine ha ottenuto 59 voti, Niffoi si è confermato un nome di spicco della letteratura italiana (dopo il grande successo di critica e pubblico ottenuto lo scorso anno con La leggenda di Redenta Tiria, in via di pubblicazione in quasi tutti i Paesi europei). L'ha spuntata anche sui romanzi di Claudio Piersanti, Il ritorno a casa di Enrico Metz (Feltrinelli, 57 voti), Nico Orengo, Di viole e liquirizia (Einaudi, 48) e Pietrangelo Buttafuoco, Le uova del drago (Mondadori, 30). Settantasei lettori popolari dunque,dei trecento che votano con un sms il vincitore dell'ultimo premio letterario della «stagione» (270 i voti validi) in una cinquina scelta da una giuria di «esperti» letterati presieduta da Giorgio Albertazzi, al suo debutto come presidente, e presente al completo alla cerimonia di prefazione trasmessa ieri sera in differita da Raiuno e condotta da Bruno Vespa e Martina Colombari. In platea una folta rappresentanza di industriali veneti, patron della manifestazione, personaggi dello spettacolo e della cultura.

Sardo di Orani, classe 1950, «Karrone» (così lo chiamano i parenti e gli amici per distinguerlo dagli altri Niffoi e «perché in Sardegna se non hai un soprannome non sei nessuno») Salvatore Niffoi ha esordito nel 1999 con Il viaggio degli inganni e, prima di approdare all'Adelphi lo scorso anno con La leggenda di Redenta Tiria, ha pubblicato altri tre romanzi con Il Maestrale. Insegna e scrive e fin dall'inizio del suo successo non ha mai amato né i bagni di pubblico né le interviste, concesse sempre con parsimonia.

Personaggio schietto, legato alle sue radici e alla gente di Sardegna, ha dedicato il premio alla sua famiglia, alla «seconda famiglia», Adelphi, e alla sua isola: «Piuttosto che a domande su lettori e critica, o sulla differenza tra la mia narrativa e quella di Gavino Ledda, che peraltro è un grande amico, preferisco rispondere a una domanda che non mi fanno mai: qual è la differenza tra la Sardegna avanguardistica e costaiola e la mia. La stessa che passa tra una sofisticata donna francese profumata e desiderabile e una femmina».La vedova scalza è un'altra storia «barbaricina»: il racconto autografo della vita di Mintonia Savuccu, inviato dall'Argentina mentre arriva la morte alla nipote rimasta al paese.

Tra i perdenti, la storia della missione impossibile della spia scelta da Hitler, Eughenia Leinbach narrata da Pietrangelo Buttafuoco, letteralmente assediato nel post-conferenza stampa da un manipolo di giornalisti e critici che lo ha dato fino all'ultimo per favorito: «Condivido il titolo dell'Avanti per definire il mio romanzo: “Finalmente un capitolo della storia italiana appartiene alla storia e non alla polemica”»; il ritorno a casa del manager Metz dell'abruzzese Piersanti, che, conosciuto il mondo dalla parte del potere, decide di rimodellare la propria esistenza fino a ripiegarsi su se stesso in un simbolico omaggio alla pace e alla bellezza interiori: «Una storia scritta perché mi interessa parlare di ciò che non conosco. Io una casa di partenza non ce l'ho e l'ho sempre invidiata»; la storia di Nico Orengo, Di viole e liquirizia, legata ad Alba, grande terra di vini rossi, in cui un sommelier francese coltiva il paradosso di insegnare a bere ai langaroli: «Mi interessa il territorio agrario. Non potrei mai scrivere di periferie urbane degradate».

E infine Ti lascio il meglio di me del giovane vicentino regista teatrale Marinelli, lunga lettera d'amore di un padre alla figlia scomparsa Minerva: «Perché penso che le lettere d'amore siano la forma più alta di letteratura». Marinelli, citando Pasolini e Sant'Agostino,ha aggiunto: «Il messaggio del libro, che mi è costato sette anni di lavoro ed è ossessionato dalla figura di Gesù Cristo, è che non bisogna aver paura di avere cuore, di perdersi in una passione». Marco Missiroli, che quest'anno ha vinto il Campiello Opera prima con il romanzo Senza coda (Fanucci), con le sue dichiarazioni spontanee ha insufflato aria fresca in conferenza stampa: «Non mi ispiro a Tondelli, come mi è stato detto più volte, sebbene siamo conterranei. Le sue erano storie di vita vissuta.

Noi giovani di oggi, invece, che abbiamo il sedere di scrittori nella bambagia, abbiamo grandi difficoltà a trovarne. E le troviamo nella micronizzazione del quotidiano. Oggi un romanzo può nascere alle poste. Io sono solo un ragazzino contemporaneo che spera di aver messo il primo mattone.

Il Giornale, 13-9-2006

 

Spedij de Amministratur ul Mercoledì, 13 settembre @ 01:44:35 CEST (936 letür)
(cumenti? | Voto: 5)
Rasegna Stampa: Cinema a Venezia - Nuovimondi in Siciliano

Spetacul&MüsicaAccolto da un lungo applauso sincero, Emanuele Crialese ha parlato del suo ultimo film, Nuovomondo, in concorso oggi e che nelle prime proiezioni del mattino ha riscosso numerosissimi consensi. Con il regista è presente il cast al completo: Charlotte Gainsbourg, Vincenzo Amato, Aurora Quattrocchi, Filippo Puccillo, Francesco Casisa. Presenti inoltre Giancarlo Leone e Fabrizio Mosca (Titti Film).
“La scelta di raccontare questa storia” spiega Crialese “nasce da una visita al Museo di Ellis Island. Sono rimasto colpito dagli sguardi sospesi, catturati dall’obiettivo, dei migranti di tutto il mondo: sembrava fossero appena sbarcati sulla Luna. Non è stata una scelta politica, né tantomeno il desiderio di descrivere sociologicamente quegli avvenimenti. Inizialmente ho studiato molto la documentazione storica; poi ho smesso per dedicarmi alla lettura di centinaia di lettere, le “parole di carta” che si scrivevano gli immigrati. L’uomo d’altri tempi era sempre positivo, nonostante le tragedie e la miseria, un atteggiamento verso la vita molto diverso da quello dei giorni nostri, in cui mi sono immedesimato. Queste persone” continua Crialese ”lasciavano tutto - terra, famiglia, affetti – nella speranza di una vita migliore. Noi italiani siamo il popolo che è emigrato di più, nella storia: venti milioni, e non solo in America, ma in tutto il mondo. Ovunque siamo riusciti a mantenere viva la nostra identità, e siamo conosciuti per la nostra operosità. Non sono bravo nel lanciare messaggi attraverso i miei film, ma domande e interrogativi. In molti vengono nel nostro paese alla ricerca di un lavoro; non sono certo criminali, e noi dovremmo ricordare di più il nostro passato”. Il film è stato girato a Buenos Aires, e ogni comparsa è stata scelta personalmente dal regista, su un campione di circa settecento persone. Sono tutti figli e nipoti dei nostri emigrati, e ciò ha arricchito ulteriormente il film, aggiungendo nuove sfumature. Riguardo alla scelta coraggiosa e sperimentale di lasciar spesso parlare i protagonisti in dialetto siciliano – con sottotitoli in italiano – Crialese dice: “Per me il suono e l’immagine sono la cosa più importante. I dialetti – tutti i dialetti – hanno una carica musicale che l’italiano non possiede. Sono più carnali, più sanguigni”. Per imparare il particolare accento della zona della Sicilia da cui parte il suo personaggio, l’attore Vincenzo Amato, palermitano, ha vissuto qualche tempo con un contadino, imparandone il mestiere e carpendone anche la gestualità. Diversamente sono andate le cose per Charlotte Gainsbourg, che ha raccontato di aver vissuto in una situazione di totale estraneità, durante le riprese (non parla né l’italiano né lo spagnolo). Ciò ha contribuito in maniera positiva alla creazione del suo personaggio, la misteriosa e sfuggente Lucy/Luce: lei è il sogno vero e reale, il nuovo mondo.
Infine, riguardo alle aspettative di critica e pubblico dopo il grande successo di Respiro, Crialese dice: “Il successo è stato per me come una carezza e un incoraggiamento, non l’ho vissuto come un fucile puntato. Con Nuovomondo ho voluto avventurarmi in linguaggi nuovi perché ripetermi, facendo magari qualcosa di simile, mi sarebbe sembrato poco onorevole nei confronti del pubblico. Le scene oniriche, così poco presenti nel cinema italiano, sono anche un omaggio a Fellini.”. Nuovomondo sarà nelle sale dal 22 settembre 2006.

Funt: Zabriskiepoint.net - Autur: Manuela Pinetti

 

Spedij de Amministratur ul Venerdì, 08 settembre @ 23:54:00 CEST (967 letür)
(cumenti? | Voto: 0)
Rasegna Stampa: Linguaggio: chi parla modifica la nostra percezione del contenuto

Lenguf,Storia e CultüraDa uno studio della University of Amsterdam: comprendere una frase non è questione di contenuto - fatichiamo a capire chi dice cose che non si addicono al proprio ruolo o figura.
La comprensione di un discorso non è un processo così scontato come potrebbe apparire: qualcuno pronuncia una frase, l'ascoltatore la riceve, traduce il messaggio vocale in una serie di significati, ed ecco che si raggiunge il senso compiuto, a patto che esista una certa coerenza e che non ci siano troppi errori grammaticali.
NON SOLO GRAMMATICA - Ma uno studio condotto dall'Università di Amsterdam rivela che l'identità di chi parla è fondamentale per il nostro cervello ai fini della comprensione di un discorso. Se ci sono forti incoerenze, questa fallisce. Non solo l'associazione tra significato e significante – l'immagine acustica di una parola – non è così immediata e banale, ma anche il significato attribuibile a una frase non può essere separato dal contesto sociale che avvolge e coinvolge il momento in cui questa è emessa.
IL TEST - Il dottor Jos van Berkum, che ha condotto la ricerca olandese, attraverso l'elettroencefalogramma ha misurato l'intensità dell'attività elettrica del cervello durante l'elaborazione di una locuzione. L'esperimento prevedeva frasi farcite di alcune parole fuori posto, e altre, invece, dotate di un senso grammaticale perfettamente compiuto, ma incongruenti rispetto all'individuo da cui venivano fuori. Insomma, un uomo che pronuncia una frase del tipo: «voglio somigliare a Britney Spears» provoca un'incertezza nei processi mentali, una sorta di rallentamento. Come dimostra la registrazione dell'attività elettrica del cervello di chi ascolta, la reazione è del tutto simile a quella che si verifica quando nel mezzo di una frase si individua una parola che non c'entra nulla: c'è lo stesso picco nell'attività elettrica cerebrale.
FORMA E CONTENUTO - Il significato, quindi, non si costruisce solamente a partire dalla coerenza grammaticale e dalla conversione delle parole in idee. Il contesto sociale, e l'identità del parlante, costituiscono indizi altrettanto importanti che possono togliere coerenza e significato a un discorso proprio come gli errori grammaticali. Il processo, inoltre, è assolutamente veloce: fra i 200 e i 300 millisecondi sono sufficienti perché il cervello reagisca alla sorpresa che lo depista. È chiaro che il significato non è il risultato della somma dei singoli significati. I processi che lo regolano sono molto più complessi: «Il linguaggio – dichiara van Berkum – evolve in modo strettamente correlato alla società, ai suoi bisogni comunicativi». In un attimo afferriamo il messaggio verbale, lo analizziamo grammaticalmente e lo inseriamo in un contesto complesso, fatto di informazioni che riguardano l'individuo parlante, l'ambiente e molti altri aspetti per nulla contenutistici, bensì «formali».

Autur: Serena Patierno - Funt: Corriere.it

 

Spedij de Amministratur ul Lunedì, 10 luglio @ 20:59:31 CEST (892 letür)
(cumenti? | Voto: 0)
Rasegna Stampa: Lingua Ligure - La premiazione del Premio di Poesia Dialettale e la Festa del Mare

Lenguf,Storia e Cultüra“Il nostro patrimonio storico costituisce la solida base sulla quale poggia il presente e sulla quale costruire il nostro futuro".
Così il Sindaco di Alassio racconta come nasce l’idea del Premio di Poesia Dialettale Ligure. “Da allora – continua Melgrati - sono trascorsi cinque anni e, mentre l’Assessorato al Turismo si appresta a varare la sesta edizione di questo premio, abbiamo voluto raccogliere gli elaborati vincitori delle scorse edizioni in una pubblicazione celebrativa del premio, degli autori e interpreti, ma soprattutto della lingua dei nostri padri”.
E sarà così negli anni a venire: ogni cinque anni, il Comune di Alassio pubblicherà questa preziosa raccolta di poesie dialettali, le migliori che ogni anno la paziente e laboriosa Giuria legge, rilegge, valuta e premia. Un lavoro prezioso il loro che si concretizza oggi in questo volume che vuole essere un modo importante, forse il più vero, autentico e prezioso per celebrare Alassio, e gli Alassini; “Perché tutto ha un inizio – conclude il Sindaco - e conoscere le nostre radici è l’unico modo per apprezzare e comprendere il nostro quotidiano”. E come tradizione vuole domani, giovedì 29 giugno, non solo alle ore 15,30 la Biblioteca Civica Renzo Deaglio ospiterà la cerimonia di premiazione della sesta edizione del premio, ma con l’occasione sarà presentata la prima raccolta delle poesie vincitrici delle prime cinque edizioni.

A seguire, alle 18,45 sempre nel segno della tradizione, una toccante cerimonia di posa di un mazzo di fiori al monumento al marinaio presso “U Recantu di pescaui” in Via Torino. Nel giorno dei Santi Pietro e Paolo, patrono dei pescatori, infatti si rinnova l’appuntamento con la Festa del Mare che prevede alle ore 17,45 presso la Cappelletta “Stella Maris” che domina il Porticciolo turistico di Alassio la cerimonia dell’alzabandiera ufficiata dalla Capitarla di Porto di Alassio. Seguirà la celebrazione della Santa Messa ai Caduti del Mare e il lancio di una corona di fiori dalla motovedetta della Guardia Costiera.
Subito dopo un gozzo porterà il mazzo di fiori al Recantu di Pescaui di Via Torino.

Funt: Ponente Notizie

 

Spedij de Amministratur ul Sabato, 01 luglio @ 16:48:21 CEST (818 letür)
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Rasegna Stampa: India - Canzoncine in inglese verranno sostituite da testi indù

Esteri e IndipendentismoLo stato del Medhya Pradesh ha bandito l'insegnamento di qualunque filastrocca o canzoncina inglese negli asili. Il ministro dell'Educazione dello stato, Narottam Mishra, ha incaricato alcuni autori, rigorosamente indiani, di scrivere nuovi versi che rimpiazzino quelli vietati.

Cattiva influenza. In India, oltre a circa 2000 dialetti, si contano almeno 30 lingue, 22 delle quali, ufficialmente riconosciute ed elencate in un registro, possono essere utilizzate dai singoli stati per gli atti ufficiali e le comunicazioni con il governo centrale. A livello nazionale sono 2 le lingue riconosciute: l'hindi e l'inglese. Dal 1965 l'hindi sarebbe dovuto rimanere l'unica lingua ufficiale, con l'inglese destinato gradualmente a perdere la sua importanza. A causa di proteste da parte di alcuni stati in cui l'hindi non è fortemente diffuso, e, più tardi, del rapido sviluppo del paese che ha portato l'India ad assumere un ruolo importante nell'economia globale, l'idea di accantonare la lingua dei colonizzatori è stata sempre meno presa in considerazione. Dal 19esimo secolo, quando Lord Macaulay introdusse l'educazione inglese nelle scuole indiane, i bambini del Medhya Pradesh imparano canzoncine come "Twinkle twinkle little star", ma ora il ministro Mishra ha deciso di mettere fine a quella che considera "cattiva influenza occidentale".

Patriottismo. Le nuove rime da insegnare nelle scuole dovranno, sempre secondo Mishra, "infondere un senso di patriottismo" nei piccoli. Non è certo la prima volta che il Partito del Popolo Indiano (BJP), nazionalista, conservatore e primo oppositore del Partito del Congresso, ordina che sia riscritto il materiale su cui si formano i giovani indiani: nel vicino stato del Gujarat, il partito, da sempre paladino dei valori socio-religiosi della maggioranza indù, ha imposto modifiche ai testi scolastici, dove ora musulmani, cristiani e appartenenti ad altre minoranze religiose sono catalogati come "stranieri", e vengono rivalutati nazismo e fascismo. Diversamente da quanto avvenuto per simili episodi, la nuova iniziativa del Bjp non è stata accolta da forti critiche da parte della sinistra indiana. Anzi, c'è chi, tra gli oppositori, vede di buon occhio l'ingresso negli asili di nuove canzoncine, frutto esclusivamente dell'ingegno indiano.

Dubbi. Così, mentre in tutto il mondo ci si preoccupa di avvicinare i bambini all’inglese il prima possibile, nel Medhya Pradesh si è deciso di andare nella direzione opposta, ma questo, in un paese che annovera l’inglese come lingua ufficiale, non preoccupa più di tanto. A infastidire parte dei genitori e degli insegnanti è stata principalmente l’assenza di un dibattito che precedesse la decisione, il mancato coinvolgimento dell'opinione pubblica e degli esperti in educazione infantile sulla questione. Tra questi ultimi, c'è chi sostiene che l'adozione e la lunga permanenza dei versi inglesi negli asili sia dovuta ad una ritmica e ad una facilità di apprendimento difficilmente replicabili. Soprattutto se sostituiti da versi che, come primo obiettivo, hanno quello di trasformare bambini di 5 anni in piccoli patrioti.

Funt: Peace Reporter

 

Spedij de Amministratur ul Sabato, 01 luglio @ 16:44:43 CEST (868 letür)
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Rasegna Stampa: Chili - Peuple Mapuche: Non à la répression et à la criminalisation du peuple Mapuche

Esteri e IndipendentismoSignez l’Appel de soutien au peuple Mapuche, du Kolektivox* et de la FIDH.
SOLIDARITE PEUPLE MAPUCHE, APPEL INTERNATIONAL
Il est urgent que la violente répression qui vise à faire taire et oublier le peuple Mapuche, et les graves atteintes à ses droits les plus fondamentaux soient enfin dénoncées.
Comme de nombreux peuples autochtones aujourd’hui, le peuple Mapuche s’élève contre l’exploitation aveugle de son environnement. Ce lien et cette réciprocité avec la nature constituent en effet la base de sa culture et de son appartenance au monde.

Originaires du sud du Chili et de l’Argentine, les Mapuches représentent près de 10% de la population chilienne. C’est l’un des rares peuples d’Amérique Latine à avoir résisté à l’invasion coloniale : la couronne espagnole lui avait reconnu un territoire de près de 10 millions d’hectares. Mais, annexées par la République chilienne en 1810, les terres mapuches ont été, depuis, constamment usurpées par les gouvernements successifs, revendues aux colons, puis aux multinationales d’exploitation forestière et hydroélectrique pour la construction de méga-projets (International Paper, Minico, Arauco ltda, Endesa-Espagne, etc...). Aujourd’hui, seuls 5% des terres qu’ils occupaient autrefois demeurent en leur possession.

Les Mapuches sont soumis à une forte discrimination sociale, économique et raciale, comme la plupart des peuples indigènes en Amérique Latine. Discrimination aggravée par une violente répression exercée notamment par des milices paramilitaires financées par des propriétaires terriens et par l’application de la Loi Antiterroriste, promulguée en 1984 sous la dictature de Pinochet, qui associe certaines actions de revendication des communautés mapuches à des actes terroristes. Aujourd’hui, les mesures de « réparation » restent insuffisantes : de nombreux Mapuches sont emprisonnés, condamnés à des peines de prison démesurées sans avoir bénéficié d’un procès juste et équitable. Malgré les initiatives proposées par la Loi Indigène de 1993, le peuple mapuche, dont l’autonomie politique n’a jamais été reconnue par la République chilienne, ne bénéficie pas de la reconnaissance de son droit coutumier.

Nous qui signons ce texte :

demandons l’arrêt immediat de la répression policière et militaire contre les Mapuche ainsi que la libération imm2diate des prisonniers politiques Mapuches. dénonçons l’application arbitraire et partiale des lois anti-terroristes.
Demandons l’application urgente du projet de loi visant à modifier le decret loi n°321 de 1995 qui accorde le bénéfice de la liberté conditionnelle à des condamnés pour des délits specifiés dans la loi antiterroriste en relation avec la revendication de terres indigenes ancestrales et qui n’impliquent pas de delits contre les personnes demandons l’arrêt immédiat et le retrait des investissements qui menacent l’existence des communautés mapuche et entravent l’épanouissement de leur culture.
souhaitons que le droit coutumier mapuche soit reconnu et demandons que les communautés du peuple mapuche soient systematiquement consultées et associées à toutes les décisions ayant des conséquences sur leurs conditions d’existence et de developpement.
demandons la ratification par le gouvernement chilien de la convention 169 de l’o.i.t. Reconnaissant, entre autres, aux peuples indigenes le droit a l’autodétermination ainsi que l’application des recommandations faîtes par l’onu au travers de son rapporteur special m. Stavenhagen. reconnaissons la légitimité des revendications et saluons la dignité du peuple mapuche pour le respect de ses droits.

Cet appel sera transmis à :

Président(e) du Chili, Ministre chilien de la justice, Ministre chilien des relations extérieures, Ministre chilien de l’intérieur (programme des droits humains), Intendant de la IX région du Chili (La Auracania), bureau des droits humains et des libertés fondamentales des indigènes du haut commissariat des Nations Unies pour les droits humains, Commissariats européens des relations extérieure et du commerce.

Premiers signataires :

A Filleta (musiciens), Bernard Giraudeau (comédien), Danielle Mitterrand (Présidente de France Libertés), Denez Prigent (chanteur), Grand corps malade (slameur), Jack Lang (député)), Marcel et son Orchestre (musiciens), Oscar Castro (metteur en scène), Osvaldo Torres (compositeur), Serge Orru (président du Festival du vent), Sergent Garcia (chanteur), Tignous (dessinateur), Tryo (musiciens), Victoria Abril (actrice), etc.

World Press Review - Funt: Fidh
* Kolektivox est un collectif libre, de solidarité avec le peuple mapuche qui oeuvre, depuis 1999, à informer et sensibiliser les médias et la société civile européenne sur la situation politique et juridique du peuple mapuche et alerter sur les violations qui sont commises contre lui eu égard à ses droits collectifs élémentaires. Kolektivox tente également d’apporter une aide concrète aux familles mapuches victimes de la répression.

 

Spedij de Amministratur ul Lunedì, 26 giugno @ 01:47:58 CEST (732 letür)
(cumenti? | Voto: 0)
Rasegna Stampa: Indipendentismo - In Catalunya trionfa il “sì”

Esteri e Indipendentismo Vittoria schiacciante: passa il nuovo statuto che allarga l’autonomia. Le previsioni della vigilia sono state rispettate: la Catalogna vuole essere autonoma. I catalani hanno approvato il nuovo statuto di autonomia con una maggioranza schiacciante il 73,9% dei voti, tre elettori su quattro. Il referendum, fortemente voluto dal primo ministro José Luis Rodriguez Zapatero, è stato votato da poco meno della metà degli aventi diritto, il 49,4%: l’affluenza alle urne oggettivamente ridotta ha dato modo al leader del Partito popolare, Mariano Rajoy, massimo oppositore dello statuto autonomista, di affermare che «i catalani non hanno sostenuto il progetto di Zapatero» perché due su tre non avrebbero votato a favore dello statuto. Nel precedente referendum di ratifica dello statuto, quello del 1979, la partecipazione era stata del 59,7% e i sì l’88,1%.
Il sì è stato sostenuto dai partiti del governo regionale - i socialisti catalani del Psc del presidente Pasqual Maragall e i rosso-verdi di Icv - nonché dai centristi di Convegencia i Uniò.
Contro lo statuto hanno chiesto il voto gli indipendentisti della Sinistra repubblicana di Catalogna (Erc), ritenendolo troppo “annacquato”, e come detto il Partito popolare, che invece lo considera “incostituzionale”, eccessivo e “un pericolo” per l’unità della Spagna ed che ha inutilmente chiesto un referendum sul testo a livello nazionale. L’Erc ha sottolineato «la bassissima partecipazione», invitando tutti alla riflessione. Ma è possibile che molti suoi elettori, nonostante il partito abbia fatto campagna per il no, abbiano poi scelto di votare a favore. L’affermazione dell’autonomismo in Catalogna potrà dare anche un impulso alle trattative riguardanti i Paesi Baschi. Il programma di Zapatero punta a una “Spagna plurale” con una sempre maggior forza alle autonomie, e per questo ha dato un costante e forte appoggio allo statuto e al presidente catalano Maragall. Pur non riuscendo a convincere gli oltranzisti dell’Erc, che sotto la guida di Josep Lluis Rovira e la forte pressione della base si è opposta al testo, giudicato troppo edulcorato, tanto che l’Erc è uscito dal governo Maragall, costringendo a elezioni anticipate e mettendo in dubbio anche il suo appoggio all’esecutivo nazionale di Zapatero.
Rovira nel chiudere la campagna elettorale aveva invitato a votare no, per dare la possibilità alla Catalogna di aspirare allo stesso livello di autogoverno del Paese Basco. Il premier si presenterà prossimamente in Parlamento per annunciare «l’apertura immediata» del negoziato con l’Eta da parte di un gruppo di mediatori già scelto.

Il testo del nuovo statuto - che pure ha scontentato gli autonomisti più esigenti che avrebbero preferito una più precisa definizione della Catalogna come “nazione” - rappresenta un enorme passo avanti per il federalismo fiscale, uno dei pilastri su cui si deve basare la reale autonomia regionale. Delle imposte versate dai cittadini catalani, la metà resterà nel bilancio regionale: prima l’Irpef era trattenuta dalla Generalitat di Barcellona per il 33% e l’Iva per il 35%. I soldi spesi dai cittadini catalani resteranno quindi per una parte soddisfacente nelle loro tasche, per investire sul proprio territorio.
Entro due anni dall’approvazione dello statuto sarà costituita l’Agenzia tributaria catalana, che sarà un organismo concorrente fra Stato e Regione. Via libera anche ad un consistente piano di investimenti statali pari al peso dell’economia catalana sul Pil spagnolo (18,5%), che in euro dovrebbero ammontare a circa tre miliardi. Altro tema su cui il governo regionale avrà competenza sarà quello della definizione dei flussi immigratori, che saranno quindi gestiti direttamente a Barcellona, anziché a Madrid. Inoltre, anche in campo giudiziario la Catalogna avrà una maggiore autonomia con l’aumento delle competenze del Tribunale superiore regionale. Dal punto di vista culturale, la lingua ufficiale sarà il catalano, ma sarà obbligatorio il bilinguismo con il castigliano: in varie zone della regione, soprattutto in quelle periferiche di Barcellona, la lingua più usata resta infatti lo spagnolo, essendo la popolazione costituita in buona parte da immigrati interni provenienti da aree più povere della Spagna.

La regione, al di là del fatto che il termine esatto sia stato usato solo nel preambolo dello statuto, diventa a tutti gli effetti una nazione, con un proprio inno e una propria bandiera, e non è più finanziariamente dipendente dal governo spagnolo. Grazie al nuovo sistema fiscale, infatti, i proventi generati da tasse e tributi sono gestiti dal governo locale, che ha anche diritto ad avere rapporti con l’Unione europea. Lo statuto, comunque, sottolinea l’«unità indissolubile della Spagna», che viene definita «patria comune e indivisibile».

Funt: La Padania

 

Spedij de Amministratur ul Lunedì, 26 giugno @ 01:16:45 CEST (801 letür)
(cumenti? | Voto: 0)
Rasegna Stampa: Occitano - Esce Minoranças II: il primo DVD de Lhi Jari

Spetacul&MüsicaEcco sopraggiungere l'estate ed ecco avvicinarsi le numerosissime feste estive sparpagliate a pioggia per le valli e per la "piana".
Lhi jari, uno degli storici gruppi musicali dell'Occitania al di qua delle Alpi, anche quest'anno indosseranno il loro abito migliore, quello dei mille colori, portatore di calde e coinvolgenti atmosfere intrise di suoni antichi e contemporanei, dove l'arcaica lingua dei trovatori d'Occitania, sul palco, diventa lingua viva e mezzo di comunicazione per descrivere i fatti ed il mondo di oggi con le sue mille sfumature e le sue mille contraddizioni.

La band ha appena prodotto un personalissimo DVD che uscirà a metà giugno: MinorançaII, è questo il titolo e racconta il gruppo attraverso un tema del viaggio che vede i sei componenti della band in giro per l'Occitania e non solo, per scoprire nuove realtà e nuovi stimoli in una sorta di ricerca e sviluppo itinerante.
Il fulcro del lavoro è il videoclip realizzato sulla canzone Minoranças dell'omonimo CD e presentato a NU ROAD, la rubrica condotta da Omar Pedrini nell'ambito della trasmissione CD LIVE RAI2, nell'autunno scorso.

Col pretesto il gruppo si racconta nelle fasi di elaborazione del videoclip e contemporaneamente ci propone un piacevole viaggio assieme a loro ripercorrendo le tappe più significative di un percorso che li ha visti fra i principali portacolori delle espressioni del popolo "proibito" di una delle più grandi nazioni non dichiarate d'Europa. La regia è di Fabio Beltramo e non mancano alcune simpatiche "gag" rubate a momenti di vita sociale...
Per informazioni e concerti si veda il sito www.jari.it

Funt: PMnet

 

Spedij de Amministratur ul Lunedì, 26 giugno @ 01:10:31 CEST (953 letür)
(cumenti? | Voto: 4.5)
Rasegna Stampa: Minoranze Linguistiche - Monferrato, due giorni di dialetto in versi

Lenguf,Storia e Cultüra Al castello di Montiglio in provincia di Asti, nel cuore del Monferrato, oggi e domani sarà di scena la poesia con il terzo Festival organizzato da LietoColle, piccola casa editrice specializzata nella pubblicazione di poesia che ha nel suo catalogo oltre 300 titoli e autori come Alda Merini, Giancarlo Majorino, Maria Luisa Spaziani, Maurizio Cucchi e Gian Piero Neri. Il linguaggio poetico, con una particolare attenzione al dialetto, e la diffusione della poesia attraverso la traduzione saranno i temi trattati nel corso della due giorni dove si alterneranno oltre cento poeti che leggeranno le loro opere e converseranno con i lettori.

Franco Loi e Achille Serrao tratteranno il tema specifico della lingua dialettale e Anna Maria Farabbi e Assunta Finiguerra reciteranno alcune opere. Guido Oldani e Amedeo Anelli, insieme ai critici e docenti universitari Gianni Turchetta e Francesco Sberlati, all'ispanista Martha Canfield e a Franco Buffoni parleranno della trasformazione del dialetto nella contemporaneità della lingua italiana per giungere alla traduzione. Suggestiva la serata al castello con la lettura di poesie e interventi musicali.
Michelangelo Camilliti, giovane e appassionato editore di LietoColle che in pochi anni ha fatto conoscere decine di nuovi autori lanciandoli nel difficile panorama editoriale italiano, proprio da Montiglio lancerà un nuovo progetto: tradurre il dialetto in italiano, inglese e spagnolo. Il primo volume antologico raccoglierà poesie di autori dell'Italia centro-meridionale mentre il secondo quelli dell'Italia settentrionale. LietoColle in questi anni ha già intrecciato rapporti all'estero pubblicando alcuni poeti svizzeri e sottoscrivendo con la spagnola Hiperion un accordo per la traduzione reciproca di un autore ogni anno. «Siamo una piccola casa editrice - spiega Camilliti - ma siamo felici ed orgogliosi di aver fatto conoscere tanti autori, molti dei quali hanno trovato spazio in altre grosse case editrici».

Funt: Il Giornale

 

Spedij de Amministratur ul Lunedì, 26 giugno @ 01:06:08 CEST (908 letür)
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