|
|
Aprufundiment/Liber: Lingua Insubre (Lombard Occ.) - Ezio Maifré, Michele e Martina: storia di un amore |
|
Cinquanta linguisti, da tutta Europa, inviano al presidente Ciampi un appello firmato per «il riconoscimento di tutte le realtà linguistiche regionali e minoritarie oltre a quelle già riconosciute dalla legge sulle minoranze del '99», l’Unesco lancia l’allarme per la salvaguardia di oltre 3.000 lingue censite e catalogate in ordine di pericolo di estinzione e così oggi tutto il mondo della cultura si mobilita in difesa dei dialetti con petizioni, proposte di leggi e pressioni affinché questo importante patrimonio di tradizione non vada perduto. Sul nostro territorio la “vivacità dialettale” per fortuna non manca e anche se le nuove generazioni inesorabilmente tendono a relegare il dialetto nei ricordi nostalgici dei tempi che furono, una forte e strenua azione di difesa viene dall’arte e dalla letteratura che veicolano, spesso con la complicità della scuola, la comunicazione dialettale, scritta e parlata, come un prezioso valore da conservare intatto nel tempo.
Si inserisce a buon titolo in questo processo di salvaguardia, il lavoro di Ezio Maifré, che da tempo è caro ai nostri lettori per il suo amore nei confronti del dialetto. Amore che manifesta attraverso novelle, racconti e scritti. Dopo il premiato lavoro sul Beato Mario è prossimo alle stampe un secondo libro in dialetto, con traduzione in italiano, ambientato nella Tirano del 1600, in un particolare periodo pregno di vicende che sconvolsero i precari equilibri politici e militari di quel tempo. La storia è raccontata, nello stile vivace e snello di Maifré, attraverso il difficile amore di Michele e Martina, due giovani che la sorte ha voluto vicini nei sentimenti ma contrastati dalle convenzioni sociali e religiose.
Funt: Tirano & dintorni, dicembre 2005
Ezio Maifré (Méngu), Michele e Martina ai tempi del "Sacro Macello" di Valtellina. In italiano e dialetto tiranese, Tipografia Poletti, Villa di Tirano 2005, pagg. 168, s.p.
|
| Spedij de Amministratur ul Martedì, 09 maggio @ 12:09:57 CEST (220 letür) |
|
|
|
|
|
|
Aprufundiment/Liber: Lingua Romagnola - Due passi nella tradizione: presentato libro con 400 detti dialettali |
|
Due passi tra i detti in lingua Romagnola (Romagnol) per riscoprire la tradizione del territorio. È stato presentato a Santarcangelo un libro che raccoglie oltre 400 frasi tipiche romagnole. Un'occasione anche per riscoprire l'antica saggezza popolare. Un detto dialettale, la traduzione in italiano ed il significato attribuito alla frase con alcune vignette ad ulteriore spiegazione. Seguendo questo schema oltre 400 modi di dire romagnoli sono stati raccolti dai membri del gruppo Passioninsieme di Santarcangelo e riportati nel libro “Du pàs tra i dètt” realizzato col contributo della provincia di Rimini. L'idea è nata nel 2003 durante la Festa delle Contrade, nell'ambito della fiera di S. Michele, quando i detti, scritti su foglietti e appesi in un percorso di corde tese, attirarono l'attenzione di molti visitatori. Ascoltiamo Germana Borgini, del gruppo Passioninsieme.
Il volume sarà distribuito nelle scuole riminesi nell'ambito delle iniziative della provincia per la valorizzazione della lingua Romagnola (definita erroneamente dialetto). Altre 500 copie saranno invece consegnate alla Proloco clementina per essere distribuite durante le fiere cittadine. Un modo per tramandare la saggezza popolare anche tra i più giovani. Ascoltiamo Mauro Vannoni, sindaco Santarcangelo, che ci spiega anche come la città clementina diventerà sede di un centro di documentazione dialettale.
Funt: http://www.newsrimini.it/?sid=35451
|
| Spedij de Amministratur ul Martedì, 09 maggio @ 12:05:46 CEST (216 letür) |
|
|
|
|
|
|
Aprufundiment/Liber: Lingua Emigliana - Dizionario del Bolognese dell'Aureli gratis su Google |
|
Il "Nuovo dizionario usuale tascabile del dialetto bolognese colla corrispondente lingua italiana" di Mariano Aureli del 1851 è stato scannerizzato e reso disponibile sul sito Google Book .
Informazioni bibliografiche
Titolo: Nuovo dizionario usuale tascabile del dialetto bolognese colla corrispondente lingua italiana
Autore: Mariano Aureli
Editore: Tip. di A. Chierici
Data di pubblicazione: 1851
Pagine: 344
Libri di dominio pubblico: se un libro di biblioteca che abbiamo digitalizzato è di dominio pubblico, puoi visualizzare la pagina intera nonché leggere tutto il libro dall'inizio alla fine.
|
| Spedij de Amministratur ul Lunedì, 08 maggio @ 11:43:13 CEST (236 letür) |
|
|
|
|
|
|
Aprufundiment/Liber: MAMMA ROMA - Sergio salvi - L'Italia non esiste, cap.33 |
|
[continua da: capitolo 31] (...)Sull'Italia nazional-naturale, grava del resto una pesante ipoteca, solo in parte, come si è visto, giustificata: quella di Roma.
Secondo Giuseppe Prezzolini, "la differenza reale tra la civiltà italiana e le altre consiste in ciò: la classe intellettuale italiana credeva che il suo popolo non fosse solo il discendente naturale, autentico, ma in verità il solo erede legittimo di Roma. Essa sperava in una resurrezione in Italia dell'antico potere di Roma
(...) Questa credenza
assunse una tale forza nelle classi colte dell'Italia che lasciò tracce nel loro pensiero nel corso dei secoli". In realtà, come si è detto, Roma è la madre dell'intera Francia, Spagna, Portogallo, Romània, e non soltanto la mamma d'Italia (e rimane aperta la ricerca dei padri). Prezzolini ha messo il dito su una piaga che segna (e non soltanto a livello folcloristico) anche l'ultima versione dello Stato italiano, quella "democratica e repubblicana uscita dalla Resistenza" (non a caso definita in molte occasioni "secondo Risorgimento"). L'inno della repubblica, ripescato nel repertorio risorgimentale in sostituzione dell'assai più maestosa Marcia reale (ed esplicitamente intitolato ai "Fratelli d'Italia"), andrebbe mutato, come da più parti si auspica, non soltanto perché è musicalmente infelice ma anche a causa del testo, insopportabilmente retorico e perfino offensivo. Offende soprattutto quell'elmo di Scipio", forgiato in esclusiva per i "figli di Roma" (di una Roma cui Dio stesso
avrebbe poco cristianamente concesso in perpetua "schiavitù" la "vittoria"). Ogni repubblica che si rispetti deve, infatti, rispetto agli sconfitti, dai quali discendono poi (è il caso italiano) quasi tutti i suoi cittadini. I "fratelli d'Italia" hanno insomma pieno diritto alla citazione parallela, nel loro inno di riconoscimento statale, del diadema di Porsenna (perlomeno coloro che risultano ancora imbottiti di geni etruschi), della spada di Brenno (un omaggio davvero sportivo ai celii sepolti in una parte di loro) e perfino dello specchio di Archimede (un saluto ammirato alla memoria degli italioti e dei sicelioti i cui discendenti condividono oggi la stessa cittadinanza legale degli abitanti di Testacelo e di Trastevere).
Non può essere, infatti, dimenticata, in uno Stato mediamente consapevole, la lunga, talvolta accanita resistenza dei popoli "preitaliani" alla conquista e alla dominazione di Roma: a cominciare dagli altri latini passando poi agli italici, agli etruschi, ai celii e così via.
Purtroppo, di questa lotta si sa troppo poco.
Ha scritto in proposito E. T. Salmon, che soltanto "qualche informazione [...1 è filtrata attraverso i pregiudizi e l'indifferenza dei romani ed è sopravvissuta. Ma ciò è avvenuto attraverso una sorta di filtro romano". Salmon sintetizza così la ricetta degli annalisti della città eterna: "Inventare e moltiplicare le vittorie dei romani e sopprimere o attenuare le sconfitte, era per loro pratica sistematica, automaticamente applicata". Il "filtro romano" ha tuttavia durevolmente accecato gli intellettuali e i politici del nostro e degli altrui paesi: ieri come oggi (e forse domani).
Altri Capitoli:
> Capitolo 1
> Capitolo 27
> Capitolo 28
> Capitolo 29
> Capitolo 30
> Capitolo 31
> Capitolo 32
> Capitolo 33
Compra: L'Italia non esiste di Sergio Salvi alla Leonardo Facco Editore Mail: leofacco@tin.it
Leonardo Facco editore, Via Canonica 7, 24047 Treviglio BG
|
| Spedij de Amministratur ul Martedì, 18 ottobre @ 11:36:16 CEST (591 letür) |
|
|
|
|
|
|
Aprufundiment/Liber: Sergio salvi - L'Italia non esiste, cap.32 |
|
[continua da: capitolo 31] (...)Spagna (per limitarsi ai tre casi maggiori della Romùnia), il loro gene vi appare del tutto ininfluente.
Questa constatazione non è un'affermazione "razzista-. Per "ìazza" s'intende, infatti, convenzionalmente, un gruppo d'individui nel quali compare una serie di caratteristiche esteriori comuni e trasmissibili per via ereditaria quali il colore della pelle oppure la presenza d'indici antropometrici specifici. Per "razzismo" si intende invece l'atteggiamento che deriva dalla teorizzazione di una presunta superiorità intellettuale o morale d'alcune razze rispetto alle altre. II DNA attraversa invece trasversalmente le diverse razze identificate dall'antropologia fisica (e si trasforma attraverso la mescolanza vici geni dovuta agli spostamenti e all'incrocio delle popolazioni). Oltre ad appartenere tutti alla medesima "razza" europide, i "greci"
non sono intellettualmente o moralmente "superiori" ai o gli "etruschi" ai "sardi".
I "sardi" portano però, iscritta nel loro DNA, una vistosa predisposizione ad ammalarsi d'anemia mediterranea: una predisposizione che non compare nel codice genetico di "greci". "celii" ed "etruschi". Si tratta, allo sfato attuale della ricerca, di un dato oggettivo: ma non è certo un dato culturalmente discriminante.
Ciò che appare invece significativa in maniera evidente è una certa corrispondenza che emerge dal raffronto tra i dati della geografia fisica (le diverse regioni naturali di cui si compone l'Italia-regione convenzionale) e i dati della genetica (cui corrispondono, come vedremo tra poco, quelli della linguistica: le lingue sono, infatti, cambiate ma le "nuove" lingue rispecchiano le differenze genetiche di 2.500 anni la. Ed è un caso piuttosto raro nel panorama dell'umanità). Si tratta, beninteso, di una corrispondenza prodotta dalla storia e non certo dalla natura: da una storia
tuttavia assai più profonda (e assai meno nota) di quella divulgata dagli strenui raccoglitori d'indizi a senso unico al solo scopo di dimostrare l'esistenza dell'Italia nazionalnaturale.
Altri Capitoli:
> Capitolo 1
> Capitolo 27
> Capitolo 28
> Capitolo 29
> Capitolo 30
> Capitolo 31
> Capitolo 32
> Capitolo 33
Compra: L'Italia non esiste di Sergio Salvi alla Leonardo Facco Editore Mail: leofacco@tin.it
Leonardo Facco editore, Via Canonica 7, 24047 Treviglio BG
|
| Spedij de Amministratur ul Martedì, 18 ottobre @ 11:33:49 CEST (371 letür) |
|
|
|
|
|
|
Aprufundiment/Liber: Sergio salvi - L'Italia non esiste, cap.31 |
|
Ha, infatti, caratterizzato larga parte dell'Europa, generando la "Romània" degli studiosi (da non confondere con la Romania-Stato balcanico contemporaneo, che pure ne è parte) e perfino il resto dell'impero.
Addirittura prima dell'inizio della romanizzazione di cospicue porzioni dell'odierna Italia settentrionale, era in pieno svolgimento la romanizzazione dell'Hispania e della Gallia Narbonensis_ Non è un caso se l'elogio rivolto a Roma da Rutilio Namaziano, nel 416 ("Pesisti patriam diversis gentibus unnm"), non è scaturito dal calamo di un italo o di un latino ma da quello di un gallo, oltretutto transalpino.
Per "romanizzazione" si intende, ovviamente, la lenta conversione al costume, alle leggi e soprattutto alla lingua di Roma (il latino): ima conversione che, tuttavia, proprio quando stava per compiersi integralmente (nel IV secolo, gli idiomi autoctoni, perlomeno quelli relativi all'Italia, erano tutti, escluso il greco, ormai estinti) dava i primi segni di sfaldamento: un fenomeno anch'esso irreversibile che ha prodotto un nuovo mosaico a tessere appena più larghe. Va anche rammentato (il solito Devoto lo ha messo bene in evidenza) che, già in "età predioclezianea", la romanizzazione linguistica appariva non più unitaria a causa della molteplicità dei centri d'irradiazione. Si cominciava, infatti, a formare quello "spartiacque" linguistico decisivo che ha diviso in seguito la Romània occidentale da quella orientale. Tale spartiacque, allora ancora interno al latino, passava proprio sul confine tra la Padania e I'Appenninia: cioè all'interno dell'Italia-regione convenzionale, quasi a
ribadire un destino di separatezza (e, insieme, una sorta di unità prolungata della Padania con la vasta romanità transalpina). Esso rinnovava l'antica frattura tra Gallia cisalpina e Italia, riemersa con la divisione tra Italia annonaria e Italia suburbicaria.
Con il crollo dell'impero, assistiamo a due fenomeni paralleli: la "deromanizzazione" di alcune porzioni del territorio romano (parti della Rezia e della Dalmazia, il Norico, la Pannonia, l'Africa) ad opera dei "barbari"; e la frammentazione inesorabile del superstite territorio romanizzato (la Romània, appunto) in entità linguistiche ed etniche, segnalate dalla comparsa dei numerosi "volgari", del tutto nuove (ormai soltanto neolatine). Quest'evento rivoluzionario non ha comunque seguito né le displuviati né tantomeno gli attuali confini tra gli Stati. Ha dato invece origine a situazioni complesse, solo in parte modificate dalla nascita degli antichi e moderni Stati "nazionali" e dalla loro volontà di riaggregazione autoritaria.
Se dai dati più propriamente linguistici e culturali si passa a quelli genetici, nell'ipotesi che questi conservino una loro importanza, la situazione appare ancora più sorprendente. E stato, infatti, dimostrato che la situazione dell'Italia-regione convenzionale, quale appariva nel V secolo a. C., è rimasta ancora oggi sostanzialmente la stessa (nonostante la sensibile immigrazione dal Sud della penisola e dalle isole verso la Padania, avvenuta negli anni Sessanta del XX secolo). L'indagine scientifica che va sotto il nome di Biological History of European Population, in corso sotto l'egida della CEE, ha rilevato che l'Italia meridionale e la Sicilia conservano sorprendentemente un'impronta "greca", quella settentrionale una "celtica", la Toscana una "etrusca", la Sardegna una "sarda". Ciò significa che il mutamento linguistico, intervenuto nel corso del tempo (i "egreci" non parlano più il greco, né gli "etruschi" l'etrusco) non rivela alcuna corrispondenza con un eventuale
mutamento del patrimonio genetico. I titolari di quest'indagine, Alberto Piazza dell'Università di Torino e Paolo Menozzi dell'Università di Parma, ne garantiscono la serietà, così come appare insospettabile l'ispirazione agli studi compiuti, con risultati a dir poco brillanti, da Luca Cavalli Sforza, autore del
fondamentale The Hislory and Geography of Human Genes (1995),
noto anche al pubblico intellettuale italiano. Questi dati sono stati del resto confermati nel 1994 da uno studio della Società italiana di Immunoematologia.
Altri Capitoli:
> Capitolo 1
> Capitolo 27
> Capitolo 28
> Capitolo 29
> Capitolo 30
> Capitolo 31
> Capitolo 32
> Capitolo 33
Compra: L'Italia non esiste di Sergio Salvi alla Leonardo Facco Editore Mail: leofacco@tin.it
Leonardo Facco editore, Via Canonica 7, 24047 Treviglio BG
|
| Spedij de Amministratur ul Martedì, 18 ottobre @ 11:29:57 CEST (449 letür) |
|
|
|
|
|
|
Aprufundiment/Liber: L'ITALIA: IL GENIO E IL GENE / Sergio salvi - L'Italia non esiste, cap.30 |
|
Qualsiasi giornalista di lirica vena potrebbe facilmente obiettare che molta acqua è passata sotto i ponti del Po, dell'Adige e dei loro affluenti, che troppe ondate si sono infrante sulle rocce e riversate sulle spiagge della penisola da quando si è formato il mosaico etnico della regione convenzionale, oggi nota come Italia, per poterlo ritenere tuttora significativo.
Tuttavia, gli si potrebbe rispondere con altrettanta facilità che appare stupefacente osservare come questa pluralità originaria non sia stata cancellata del tutto, nemmeno dal vigoroso colpo di spugna inferiore dalla conquista romana. Questa pluralità sopravvive in qualche modo, magari sinbolicamente, ancora oggi (perlomeno quale addirittura in quell'aspetto che ha resistito di meno (o non ha resistito affatto) yutillo linguistico.
Se in lar~2hti bara della penisola, negli attuali dialetti neolatini i gruppi latini NI) t' 113 ,; ,!no assimilati in NN e MM (qucumu per "quando";
lo si deve al sostrato italico; se, nella
odierni idiomi padani, esistono le vacali turbate (ii
ri), ln ..1 di'v il .~~~tralí) Cl1tIcU. Alcuni studiosi, anche se non tutti, sosten~pr! luuo , hr là presenza delle consonanti aspirate CH, PH e TH in ~dk uui dialetti io~scani sia un (ènomeno "etrusco". Uno dei miti sui quali si fondano le "nazioni" moderne, quello dell'origine comune, è del resto un'enorme sciocchezza: lo è soprattutto nell'accezione "tedesca", che teorizza un'impossibile persistenza nel tempo di una razza incontaminabile e incontaminata. Ma lo è anche nella versione, certo più cauta, che diremo "francese" in quanto enunciata ron ~-,arho sospetto da Michelet, fondata invece sulla "miseeL!n~u!r ~uu~nrnra'di componenti diverse. Secondo Michelet, la "naiiunr truicr,c ' sarebbe sorta dalla "sin.-olare perfezione con la quale si è compiuta la fusione delle razze, lo scambio e il matrimonio delle diverse popolazioni".
Così come il vino Chianti risulta (splendidaunente) dalla perfetta fusione dei succhi di uve provenienti da viticni diversi (70 per cento di sangiovese, 20 per cento di canaiolo, 10 per cento di trebbiano e 10 per cento di malvasia), così la "nazione francese" risulterebbe scaturita dalla presunta e perfetta fusione di liguri, iberi, colti, romani e germani (franchi ma anche burgundi, visigoti, scandinavi e alemanni). Tutti sappiamo che non è vero, come la Corsica, la Bretagna e l'Alsazia dimostrano inequivocabilmente esibendo ancora oggi una "fusione imperfetta". II caso "italiano" è, del resto, ancora più confuso e complesso di quello francese. Ritorniamo all'antico mosaico delle popolazioni "italiane" sul quale si è abbattuta l'egemonia non soltanto politica di Roma. La conquista romana ha indubbiamente cancellato in maniera irreversibile questo mosaico attraverso la romanizzazione di tutti (o quasi) i molti popoli che abbiamo diligentemente citato, così diversi tra loro e così
numerosi: sia pure nell'arco di circa mezzo millennio e con la caratteristica di essere stata portata avanti, più che dai romani, dai sempre più numerosi romanizzati. Ma questo fenomeno, certo imponente e fondamentale, non è esclusivo e nemmeno specifico dell'Italia-regione convenzionale.
Altri Capitoli:
> Capitolo 1
> Capitolo 27
> Capitolo 28
> Capitolo 29
> Capitolo 30
> Capitolo 31
> Capitolo 32
> Capitolo 33
Compra: L'Italia non esiste di Sergio Salvi alla Leonardo Facco Editore Mail: leofacco@tin.it
Leonardo Facco editore, Via Canonica 7, 24047 Treviglio BG
|
| Spedij de Amministratur ul Martedì, 18 ottobre @ 11:27:41 CEST (435 letür) |
|
|
|
|
|
|
Aprufundiment/Liber: Sergio salvi - L'Italia non esiste, cap.29 |
|
Miri due popoli indeuropei, provenienti (per via di terra) dalla solita Europa centrale, si sono insediati invece nell'Italia continentale, che cununua ad esibire una storia complessivamente diversa da quella della penisola; i paleoveneti (nel 1000 a. C.) e soprattutto i celii: questi alami nel ~urso di ima migrazione vastissima che ha interessato l'Europa occidentale fino all'Atlantico, comprese le isole britanniche, senza disdegnare di compiere alcune sostanziose puntate in Oriente. Un più antico popolamento celtico, quello dei le ponti, è stato rinforzato, nel IV a. C., da una consistente migrazione di galli transalpini.
I .chi hanno popolato anche una porzione della penisola: il loro ínsrdiamento gnmgevu, infatti, fino all'Esino. Si tratta, in questo caso, dei galli cenoni, il cui territorio venne del resto annesso da Roma col nome di Alter gallic»s, tea incorporato prodi torian!elite da Augusto nell'Umbria.
Per quanto concerne la regione padano-alpina, va rammentati che i celii hanno ridotto il popolamento venetico a un cuneo inserito nel cuore del loro territorio: a est dei paleoveneti, erano, infatti, stanziati i celii carni (che popolavano il Friuli). A ovest dei paleoveneti, i celii si sono mescolati, nelle aree periferiche, coi (paleo)liguri e i reti dando così origine a popolazioni colto-liguri e colto-ronche. I galli hanno anche scacciato gli etruschi dai loro insediamenti padani. Va rammentato che gli etruschi sono stati l'unico popolo non indoeuropeo peninsulare a estendersi nella Padania e a fondarvi le prime città. Hanno compiuto il loro inserimento, del tutto pacifico, almeno un millennio prima che avvenisse la conquista romana di questa regione naturale dal destino così diverso da quello del resto della regione convenzionale cui è stata aggregata.
Altri Capitoli:
> Capitolo 1
> Capitolo 27
> Capitolo 28
> Capitolo 29
> Capitolo 30
> Capitolo 31
> Capitolo 32
> Capitolo 33
Compra: L'Italia non esiste di Sergio Salvi alla Leonardo Facco Editore Mail: leofacco@tin.it
Leonardo Facco editore, Via Canonica 7, 24047 Treviglio BG
|
| Spedij de Amministratur ul Martedì, 18 ottobre @ 11:24:33 CEST (351 letür) |
|
|
|
|
|
|
Aprufundiment/Liber: Sergio salvi - L'Italia non esiste, cap.28 |
|
Tra i proto-latini vanno allora compresi: i siculi (che, prima di sostituire nella Sicilia orientale i sicani mediterranei, sembra fossero stanziati nel Lazio); gli hall propriamente detti; gli enotri; gli opaca; gli ausoni; i ben più radicati e resistenti latini; infine i falisci. Tra gli italici vanno annoverati almeno due gruppi: gli oschi e gli umbri. Sono d'idioma orco i sanniti o labelli (distinti in pentri o sanniti propriamente detti, carecini, irpini, caudini e infine frentani), i sabellici (vestini, equi, marsi, peligni, erpici e marrucini), nonché quei gruppi di popolazioni sannitiche che, dal VI al Il secolo a. C., hanno invaso e conquistato le terre dei protolatini (abitate anche da greci, che vi permangono, e, nel caso della Campania, da etruschi, che invece scompaiono), dando origine a nuovi popoli: campani (cioè "capuani"), sidicini, aurunci, alfaterni, lucani, apuli (costoro a spese degli iapigi), bruzi e mamertinì (questi ultimi nella Sicilia orientale). Gli umbri,
approdati nella penisola successivamente agli oschi, si suddividono invece, a quanto se ne può sapere, in umbri propriamente detti, sabina, volsci, picenti (e non piceni, che erano preindeuropei) e pretuzi. I loro idiomi erano comunque strettamente affini a quelli degli oschi, tanto da costituire con questi un'unica lingua: fosco-umbro, appunto.
Sempre dal mare sono giunti però, nella penisola, altri due popoli indeuropei: gli iapigì (attorno al 1000 a. C. come gli oschi), di origine attiraci (distinti in diana, peucezi, messapi, calabri e sallentini), nell'odierna Puglia; e infine i greci (dall'Vlll secolo a. C.) i quali, senza abbandonare le loro sedi di partenza, si sono sparsi per tutto il Mediterraneo. Anche gruppi di semiti (fenici e poi panici) si sono stabiliti nell'Italia-regione (nelle isole) ma, al contrario dei greci, si sono limitati a fondare colonie mercantili sulle coste senza dare adito a insediamenti particolarmente numerosi ed estesi. Enorme è stato l'influsso culturale esercitato dai greci sugli altri popoli della penisola e della Sicilia, indeuropei o meno che fossero. Tra i non indeuropei vanno comunque citati gli etruschi, non classificabili certo come "barbari" e sicuri maestri di Roma (la quale, peraltro, dal IV secolo a. C. si considerò, mentendo spudoratamente, "città greca" per elevarsi di rango).
Va constatato che, ai tempi del Petrarca, questi greci, rinforzati o magari reimpiantati dall'immigrazione bizantina del V11-1X secolo, popolavano il Salento, la Calabria meridionale e la Sicilia orientale. Ancora oggi, 15.000 cittadini italiani (autoctoni) di lingua greca testimoniano quest'ininterrotta (anche se sempre più ridotta) continuità territoriale nella penisola.
Altri Capitoli:
> Capitolo 1
> Capitolo 27
> Capitolo 28
> Capitolo 29
> Capitolo 30
> Capitolo 31
> Capitolo 32
> Capitolo 33
Compra: L'Italia non esiste di Sergio Salvi alla Leonardo Facco Editore Mail: leofacco@tin.it
Leonardo Facco editore, Via Canonica 7, 24047 Treviglio BG
|
| Spedij de Amministratur ul Martedì, 18 ottobre @ 10:55:36 CEST (399 letür) |
|
|
|
|
|
|
Aprufundiment/Liber: Sergio Salvi - L'Italia non esiste, cap.27 |
|
Il solito Petrarca non è immune da colpe in proposito. Scrisse, infatti, dei suoi contemporanei (e, si direbbe oggi, dei suoi "connazionali") che essi erano "non graeci, non barbari, sed hall et latini" (considerando "hall" e "latini" come due facce di una stessa medaglia). Niente di più affrettato, anche se le conoscenze del tempo giustificavano ampiamente questa fretta, oggi peraltro inammissibile. Vediamo allora come sono andate davvero le cose: andando, come si dice, per gradi.
Va, anzitutto, tenuto distinto il popolamento indeuropeo della penisola da quello, sia pure ugualmente indeuropeo, dell'area padano-alpina (così com'era accaduto per il popolamento mediterraneo). Ma vanno rammentate altre distinzioni fondamentali che interessano invece la sola penisola.
Fino a qualche decennio fa, per esempio, gli studiosi credevano, infatti, che quegli indeuropei stanziati nella penisola e caratterizzati dall'uso di idiomi affini al latino appartenessero allo stesso ceppo di coloro che, anch'essi indeuropei e anch'essi insediati nella stessa penisola, parlavano invece idiomi, per alcuni aspetti divergenti, assegnati dagli studiosi alla "lingua" orco-umbra (per esempio i sanniti): che fossero, insomma, tutti "italici" ("hall"), visto che erano in qualche modo apparentati e popolavano l'Italia. Nel 1931, Giacomo Devoto ha brillantemente dimostrato che non si trattava di una stessa popolazione, magari differenziatasi in loco, ma di due popoli diversi, già formatisi come tali prima di approdare (entrambi dall'Adriatico e a distanza di molti secoli gli uni dagli altri) nella penisola: una sorta di terra promessa che si sono disputati a lungo, armi alla mano.
Il termine "italici", che designava il complesso di questi due popoli (così come accade d'abitudine per altri vasti gruppi etnici indeuropei quali i germani, gli slavi, i celti, i greci e così via) ha da allora subito una correzione vistosa. La prima popolazione, la più antica (che taluno, costretto a distinguerla per alcuni aspetti divergenti, chiamava "italica occidentale" oppure "latino-sicula"), ha ricevuto il nome convenzionale definitivo di "protolatina" e soltanto la seconda (giunta nel primo millennio a.C.) ha mantenuto quello di "italica" (senza più bisogno di distinguersi, rispetto alla prima, come "orientale" o "oscoumbra").
Per evitare ogni possibile confusione in proposito, considerata la miriade di tribù, sottotribù, popoli e sottopopoli più o meno "italici" citati dagli antichi, cercheremo di mettere ordine raggruppandoli nelle due entità maggiori.
Altri Capitoli:
> Capitolo 1
> Capitolo 27
> Capitolo 28
> Capitolo 29
> Capitolo 30
> Capitolo 31
> Capitolo 32
> Capitolo 33
Compra: L'Italia non esiste di Sergio Salvi alla Leonardo Facco Editore Mail: leofacco@tin.it
Leonardo Facco editore, Via Canonica 7, 24047 Treviglio BG
|
| Spedij de Amministratur ul Martedì, 18 ottobre @ 10:53:56 CEST (444 letür) |
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
| |
Te ghe l'è l'account o no? Creell Chì!. Se te registret te pudarè duprà tücc i servizi e persunalizà i pagin. |
|
|
|
|
|