| Qualsiasi giornalista di lirica vena potrebbe facilmente obiettare che molta acqua è passata sotto i ponti del Po, dell'Adige e dei loro affluenti, che troppe ondate si sono infrante sulle rocce e riversate sulle spiagge della penisola da quando si è formato il mosaico etnico della regione convenzionale, oggi nota come Italia, per poterlo ritenere tuttora significativo.
Tuttavia, gli si potrebbe rispondere con altrettanta facilità che appare stupefacente osservare come questa pluralità originaria non sia stata cancellata del tutto, nemmeno dal vigoroso colpo di spugna inferiore dalla conquista romana. Questa pluralità sopravvive in qualche modo, magari sinbolicamente, ancora oggi (perlomeno quale addirittura in quell'aspetto che ha resistito di meno (o non ha resistito affatto) yutillo linguistico.
Se in lar~2hti bara della penisola, negli attuali dialetti neolatini i gruppi latini NI) t' 113 ,; ,!no assimilati in NN e MM (qucumu per "quando";
lo si deve al sostrato italico; se, nella
odierni idiomi padani, esistono le vacali turbate (ii
ri), ln ..1 di'v il .~~~tralí) Cl1tIcU. Alcuni studiosi, anche se non tutti, sosten~pr! luuo , hr là presenza delle consonanti aspirate CH, PH e TH in ~dk uui dialetti io~scani sia un (ènomeno "etrusco". Uno dei miti sui quali si fondano le "nazioni" moderne, quello dell'origine comune, è del resto un'enorme sciocchezza: lo è soprattutto nell'accezione "tedesca", che teorizza un'impossibile persistenza nel tempo di una razza incontaminabile e incontaminata. Ma lo è anche nella versione, certo più cauta, che diremo "francese" in quanto enunciata ron ~-,arho sospetto da Michelet, fondata invece sulla "miseeL!n~u!r ~uu~nrnra'di componenti diverse. Secondo Michelet, la "naiiunr truicr,c ' sarebbe sorta dalla "sin.-olare perfezione con la quale si è compiuta la fusione delle razze, lo scambio e il matrimonio delle diverse popolazioni".
Così come il vino Chianti risulta (splendidaunente) dalla perfetta fusione dei succhi di uve provenienti da viticni diversi (70 per cento di sangiovese, 20 per cento di canaiolo, 10 per cento di trebbiano e 10 per cento di malvasia), così la "nazione francese" risulterebbe scaturita dalla presunta e perfetta fusione di liguri, iberi, colti, romani e germani (franchi ma anche burgundi, visigoti, scandinavi e alemanni). Tutti sappiamo che non è vero, come la Corsica, la Bretagna e l'Alsazia dimostrano inequivocabilmente esibendo ancora oggi una "fusione imperfetta". II caso "italiano" è, del resto, ancora più confuso e complesso di quello francese. Ritorniamo all'antico mosaico delle popolazioni "italiane" sul quale si è abbattuta l'egemonia non soltanto politica di Roma. La conquista romana ha indubbiamente cancellato in maniera irreversibile questo mosaico attraverso la romanizzazione di tutti (o quasi) i molti popoli che abbiamo diligentemente citato, così diversi tra loro e così
numerosi: sia pure nell'arco di circa mezzo millennio e con la caratteristica di essere stata portata avanti, più che dai romani, dai sempre più numerosi romanizzati. Ma questo fenomeno, certo imponente e fondamentale, non è esclusivo e nemmeno specifico dell'Italia-regione convenzionale.
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