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Lezioni
di dialetto Parmigiano
I°
Lezione di dialetto
- (Rel. Ing. Vittorio Botti)
VOCALI
E CONSONANTI NEL DIALETTO
Nel
suo aureo volumetto «Il dialetto vivo» (1944) Iacopo Bocchialini, autorevole
studioso e saggio restauratore e ordinatore delle norme grammaticali, distingue
il dialetto civile da quello plebeo, definendo quest’ultimo il dialetto dei «cassonieri»,
dei «capannoni», in quanto presenta una pronuncia melensa e strascicata (Spaasi,
beel…) e sgradevole (secondo il giudizio del Giordani), pieno di inutile
enfasi: «A talune di esse tende a fare buon viso, in ricordo della sua origene
oltretorrentina, un poeta dialettale fine e delicato come il Pezzani.»
Il
dilemma sembra ormai essersi risolto naturalmente (sono spariti «cassonieri» e
i «capannoni»), essendosi perdute per strada certe esagerazioni fonetiche, e
per il lodevole tentativo in atto da parte di autorevoli studiosi, tendente ad
una notevole semplificazione della grafia, di cui si parlerà nella seconda
lezione.
Rimangono
tuttavia alcune lievi differenze (anche tra le due zone al di qua e al di là
del torrente) in ordine soprattutto alla pronuncia della lettera «a» non
accentata.
L’ALFABETO
L’alfabeto
parmigiano si compone di 22 lettere ( inclusa j ) di cui 6 vocali
(
a,e,i,j,o,u )
VOCALI
La
vocale «a» presenta due suoni:
«a»
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Aperta
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Es.
Mat (matto)
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«ä»
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suono
intermedio tra «a» ed «è»
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Es.
Cärna (carne
Es.
Cridär (piangere)
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«a»
finale non accentata (atona), e spesso anche quella intermedia.
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si
pronuncia quasi sempre come suono intermedio tra «a» ed «e».
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Es.
Famija (famiglia)
Es.
Dialètt (dialetto)
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Nota:
Il Malaspina definisce quest’ultimo suono («a» atona)
«paragonabile al dimesso eco finale del belato».
La
vocale «e» presenta due suoni:
«e»
aperta
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«è»
come erba
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Es.
Insèmma (insieme)
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«e»
chiusa
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«é»
come chiesa
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Es.
Pianén (pianino)
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Secondo
il Bocchialini l’accento non è necessario quando il suono della «e»
corrisponde a quello italiano.
Es.
Temp (tempo) – Sent (cento).
In
caso contrario è necessario metterlo:
Es.
Fradél (fratello) – Sètt (sette)
Si
ricorda che in italiano si pronuncia:
Tré
e non Trè, Ré e non Rè, Perché e non Perchè, Sètte e non Sétte.
La
vocale «o» presenta due suoni:
«o»
aperta
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«ò»
come Fuoco
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Es.
Solit (solito)
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«o»
chiusa
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«ó»
come torre
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Es.
Pison (piccione)
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Vale
la precedente considerazione del Bocchialini se c’è corrispondenza con
l’italiano. In caso contrario si pone l’accento:
Es.
Sóra (suora) – Ròtt (rotto)
E’
ormai abbandonato il suono chiuso ö, analogo al francese, come nella parola cór
(cuore) , anticamente «coeur».
La
vocale «u»
«u»
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Talvolta
si muta in «v»
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Es.
Avtón (autunno)
Es.
Avtista (autista)
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Tutti
i femminili in dialetto terminano in «a», anche quelli che in italiano
terminano in «e» (es. Carne, febbre ecc)
Ciò
è discutibile anche perché la «a» finale si orienta verso la «e» (Fréva=febbre)
CONSONANTI
La
«c» italiana davanti ad «e» e «i»
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in
inizio di parola si è a volte trasformata in «s».
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Es.
Sercär (cercare)
Es.
Sivètta (civetta)
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La
«g» italiana davanti ad «e» e «i»
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Tende
a dare «z» dolce
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Es.
Znòc’ (ginocchio
Es.
Zlè (gelato)
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«ch»
e «gh» in dialetto diventano
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«c»
e «g» dolci
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Es.
Ceza (chiesa)
Es.
Gianda (ghianda)
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«ch»
e «gh» in dialetto, nei finali di parola si usa:
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«c’
«g’
«ch»
«gh»
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Es.
Oc’ (occhio)
Es.
Mag’ (maggio)
Es.
Tòch (pezzo)
Es.
Fagh (faccio)
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La
«p» tra due vocali
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Si
trasforma in «v»
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Es.
Savor (sapore)
Es.
Lòvv (lupo)
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La
«z » tra due vocali
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Si
traduce con la «s »
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Es.
Asion (azione)
Es.
Rasa (razza)
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La
«z » nel dialetto
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Viene
usata per indicare la
«s»
dolce
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Es.
Róza (rosa) –Dez (dieci) –Mézdì (mezzodì)
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«gl
» e «sc »
nessi
consonantici
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Mancano
nel dialetto. Fa eccezione l’articolo determinativo femminile plurale
davanti a vocale
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Es.
Gli óngi (le unghie)
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«gl
»
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Spesso
diventa «j »
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Es.
Paja (paglia)
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«sc»
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Si
usa la forma «s’c
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Es.
S’ciop (schioppo)
Es.
Viss’c (vischio)
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Funt: http://www.parmaindialetto.it/DIALETTO/DIALETTO.htm
Spedij'l Mercoledì, 05 ottobre @ 21:35:43 CEST de Amministratur
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