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"Parlamento di Ruzante che ièra vegnù de campo" è un bellissimo atto unico scritto in dialetto pavano del cinquecento che offre un potente scorcio demistificatorio, di grande poesia, della realtà della guerra.
Claudio Zinelli, il regista della messinscena, ha scelto di utilizzare la versione più chiarificante scritta dal grande attore Cesco Baseggio. La retorica anti-eroica, la parodia del genere picaresco e avventuroso, la storia riletta come commedia di piccoli uomini sono tutti temi che si trovano al centro di questo originale componimento scritto, argutamente, in chiave popolaresca e smitizzante.
Protagonista assoluto della pièce è un villano, il Ruzante (nome assunto dall'autore che era anche interprete dei suoi testi), uno straccione, goffo, beffato e coperto di malattie e pidocchi, che ritorna dalla guerra e racconta la peripezia bellica al compare Menato.
Il "Parlamento" si struttura in due tempi di diverso spessore e proporzione. Il primo è uno sproloquio di grande respiro narrativo, appoggiato sull'ascolto di Menato. In esso le qualità retoriche del monologo pavano danno al recitante strumenti e prospettiva per rievocare catastrofi della storia. Segue, con un repentino cambiamento di registro della tematica soldatesca, l'incontro con la sua donna Gnua, che lo tratta con sarcasmo e che si è già accasata con un altro uomo più benestante per potersi sfamare, e la rissa col bravo allineata ai risvolti eroi-comici.
Ciò che colpisce di più del "Parlamento" è proprio la grande attualità nella trattazione del problematico rapporto dell'uomo con la guerra e dei poveracci mandati come carne da macello per acquietare le voglie dei potenti.
Funt: http://www.stradanove.net/news/testi/teatro/tacam1305990.html - Autur: Sandra Campanini 13 maggio 1999
Spedij'l Mercoledì, 28 settembre @ 14:35:24 CEST de Amministratur
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