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Documents: Venetkens - L'alfabeto Venetico

"Veneti Antichi. Alfabeti e Documenti", dalla prima alfabetizzazione in area veneta in età preromana, con l'elaborazione di forme autonome di scrittura - veicolo di lingue locali quali il venetico ed il retico - e la contemporanea diffusione di scritture importate (etrusco e greco).
Segue la fase della romanizzazione e della piena età romana (fino al III - IV secolo d. C.), con il diffondersi dell'alfabeto latino e il conseguente abbandono, assieme alla lingua, della scrittura locale.

In questo contesto diacronico, due importanti e significative digressioni permettono di approfondire la tematica dell'insegnamento della scrittura tra i Veneti antichi (luoghi e strumenti: dal santuario alle tavolette alfabetiche) e l'uso della scrittura nei differenti settori della vita quotidiana (religione, commercio, relazioni private, cultura militare, ecc.).

Gli stimoli, i suggerimenti e le curiosità di questa sezione, per la comprensione dei mille volti e delle mille anime della scrittura ma anche della cultura degli antichi Veneti, sono tantissimi. Innanzitutto, di eccezionale importanza, è esposta in mostra la cosiddetta Coppa (Kantharos) dallo scolo di Lozzo (della prima metà del VI secolo a. C.), sulla quale si legge la prima iscrizione venetica fino ad ora rinvenuta: in un alfabeto venetico della prima fase, una dedica collettiva rivolta probabilmente ai Dioscuri, ad attestare, già in fase antica, la diffusione di questo culto anche in Veneto.

Quindi la famosissima Lastra di Isola Vicentina ove con la forma Venetkens compare il primo caso certo di attestazione in lingua venetica dell'etnia dei Veneti; ancora iscrizioni in retico, come quelle sui corni da Magrè e sulla stele da Castelcies.

"Gioisci di aver partorito" si legge, scritto in greco, in un bellissimo anello d'oro di tarda età imperiale proveniente da Altino ed esposto al pubblico per la prima volta, mentre è curioso notare i quindici segni magici che precedono l'iscrizione latina di un amuleto (philaktérion) del IV sec. d.C, e, ancora, l'iscrizione graffita su intonaco proveniente dal criptoportico del teatro di Asolo, di genere chiaramente erotico canzonatorio.

Presso il Santuario della Dea Reitia, ad Este, sono stati invece rinvenuti parecchi oggetti connessi con la pratica della scrittura: gli stili scrittori e le cosiddette tavolette alfabetiche: laminette di bronzo, su cui venivano incise, secondo un preciso schema, le lettere dell'alfabeto per gli esercizi di ortografia. Il Santuario era dunque la scuola dei veneti antichi e, come dimostrano le iscrizioni dedicatorie nelle tavolette, nell'insegnamento della scrittura, protagoniste di spicco erano le donne.

Dalla fine del V secolo a. C. alla romanizzazione, i simpula o attingitoi sono lo strumento principale del culto nel Santuario di Lagole di Calalzo, legato alla presenza di acque salutifere. Iscritti con un formulario ripetitivo e spezzati con gesto rituale al momento dell'offerta votiva, per una definitiva consacrazione alla divinità, alcuni di questi simpula saranno in mostra a Montebelluna, assieme ad altri oggetti con funzione magico-sacrale e a testimonianze della "città dei morti" degli antichi Veneti. E' il caso della Tomba di Ca' Cima da Adria, della Tomba dei Pannari dalla necropoli di Altino e dei molti monumenti funerari esposti in questa occasione.

Particolare attenzione va prestata alla cosiddetta "Tavola d'Este". Quest'ultima è una lamina bronzea -probabilmente un'offerta votiva arrotolata per esser deposta - ritagliata in passato da una tavola di dimensioni maggiori, con una lunga iscrizione a spirale dall'interno verso l'esterno: forse addirittura una legge o un trattato politico per la regolamentazione del territorio. La Tavola d'Este costituisce un testo eccezionale per lunghezza (forse originariamente 650/700 caratteri) e complessità: il più importante rinvenimento non solo degli ultimi anni ma di tutta la storia della lingua venetica.

Le diverse valenze e i differenti usi della scrittura - nella vita quotidiana (sigilli, bolli, anfore, ecc.), nella vita religiosa (ossuari, urne, cippi), con funzione sacrale e magico-religiosa (ex voto, amuleti, sortes come quelle da Asolo, iscritte su ossi di maiale) o di controllo del territorio (iscrizioni confinarie ecc.) - risultano, dunque, in mostra attraverso una serie d'importanti reperti, alcuni di grande impatto visivo, come il bronzetto del Guerriero di Lagole del IV sec. a.C. o la Stele funeraria di Ostiala Gallenia del I sec. a.C., monumento funerario dalla spiccata individualità, con una scena figurata a bassorilievo, che attesta la sopravvivenza pur in un'epoca così avanzata, di motivi cultuali e figurativi venetici, innestati in altri sicuramente romani.

L'integrazione tra i Veneti e i Romani era avvenuta del resto in modo graduale e complessivamente pacifico: quando per la prima volta Roma era apparsa sulla scena dell'Italia settentrionale, per contrastare la minaccia dei Galli, aveva trovato i Veneti schierati dalla propria parte. I successivi legami politici e d'amicizia furono probabilmente facilitati proprio dalla somiglianza tra le due lingue: forse vicine al punto da consentire addirittura la reciproca comprensione. A partire dal 49 a. C., gli abitanti dell'Italia settentrionale avevano la piena cittadinanza romana e il Veneto era ormai parte integrante dello stato romano. Dal I secolo d.C., al più tardi, non si hanno più documenti in lingua venetica.







Funt: http://www.libreopinion.com/members/fltrn/alfabeto_venetico.html

Spedij'l Mercoledì, 28 settembre @ 03:30:42 CEST de Amministratur

 
 
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