| Complimenti ai poteri forti. Che tali sono rimasti. E complimenti a tutti coloro che nella vicenda Fazio-Popolare di Lodi-Antonveneta si sono affidati a un’offensiva mediatica senza precedenti. La Banca Popolare Italiana (nata lo scorso due giugno come grande polo bancario del Nord che, con l’Istituto di Lodi, doveva strappare la cessione di Antonveneta agli olandesi di Abn Amro) alla fine ha mollato. Ha ceduto le sue quote agli stranieri. Alla fine sì, perché dietro alla decisione di vendere c’è tutta la storia di un sogno affondato ad arte. Il sogno di una grande Banca padana in grado di superare le logiche bancarie vigenti e mettersi al fianco del mondo produttivo del Paese. Una storia vissuta nelle aule dei Tribunali, spiattellata a caratteri cubitali sulle colonne di imponenti giornali e sapientemente pilotata da chi siede nei salotti “buoni” dell’alta finanza. Una storia di intrecci, tra controllati e controllori e di uomini che si sono opposti a un sistema viziato. Una bella storia, insomma. Anzi, una brutta storia.
Cominciamo daccapo. C’era una volta Gianpiero Fiorani, presidente di un antico istituto padano: la Popolare di Lodi, classe 1864. La prima banca popolare costituita in Italia, il primo sportello al servizio della gente e delle imprese. Fiorani, che mai aveva frequentato l’alta finanza regnante nel Belpaese, un giorno decide di strappare l’Istituto di Padova agli olandesi. Si butta anima e soldi nell’impresa ma ben presto si trova la strada sbarrata. Le altre grandi banche, quelle che fino all’approvazione della riforma di Bankitalia da parte del Governo controllavano l’intero sistema bancario nazionale, hanno immediatamente opposto resistenza e messo in campo un vero esercito: ascoltatori raffinati e scribacchini d’alto rango. Quanto basta per distruggere un’immagine agli occhi del popolo.
Così succede che, nel pieno rispetto delle regole, Fiorani passi attraverso la Banca centrale italiana, dove il Governatore Antonio Fazio dà l’ok all’offerta pubblica d’acquisto che Popolare italiana lancia su Antonveneta, e il grande polo bancario del Nord comincia a prendere forma consistente. Apriti cielo. Il sogno si scontra con la realtà. Fazio diventa la “strega cattiva” che ha concesso al piccolo Fiorani di sfidare un gigante ben consolidato. «Tre banche da sole - scrive Beppe Grillo sul suo sito - “controllano” la Banca d’Italia: Intesa, San Paolo IMI e Capitalia. Ma se loro “controllano” la Banca d’Italia, come fa la Banca d’Italia a controllarle?». No comment. Vero è che parte la caccia alla strega. E siccome chi controlla i controllori ha anche buone “influenze” nei media (Rcs mediagroup - tanto per citarne uno - ha nel patto di sindacato, che detiene il 50,05% del potere, gli stessi nomi di Bankitalia) è facile intuire come si svolgerà la battaglia. E soprattutto perché il Corriere della Sera, tra intercettazioni e distorsioni si è sempre distinto, in prima fila, nella sistematica distruzione dell’immagine del Governatore affinché si possa dimettere. Tutti hanno gridato al “colpevole”, nessuno ha ancora sentenziato un reato preciso. Nemmeno le autorevoli istituzioni europee. Fazio resiste al suo posto, ma Fiorani? Il presidente di Bpi destituito e sfinito dai magistrati, sembra aver mollato.
Funt: Cristina Malaguti
Spedij'l Domenica, 18 settembre @ 04:18:58 CEST de Amministratur
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