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Uno scienziato e un giurista ribadiscono la perfetta correttezza e l’opportunità dell’astensione dal voto. Autur: Enrico Negrotti - Pierangelo Giovanetti
Bruno Dallapiccola
«La legge tutela l’embrione e la salute della donna»
Da medico cerco sempre il meglio per i miei pazienti, ma non posso illuderli L’eterologa? Conoscere le proprie origini biologiche ha anche motivazioni di salute
Si è parlato di tutto nella campagna referendaria, ma ben poco dei contenuti della legge 40: si sarebbe scoperto che le norme approvate dal Parlamento tutelano la vita dell’embrione e anche quella della donna. E non penalizzano la libertà della ricerca scientifica». Bruno Dallapiccola, docente di Genetica all’Università «La Sapienza» di Roma e presidente insieme a Paola Binetti del Comitato «Scienza&vita», spiega perché – da scienziato – consiglia di non recarsi a votare per il referendum. Il dibattito verte sulla coppia con difficoltà ad avere figli: la legge 40 aiuta la ricerca contro la sterilità? Fa parte della disinformazione che ha caratterizzato la campagna referendaria il fatto che non si sia parlato molto di questa ricerca. E osservo che se negli ultimi 25 anni si fossero studiate di più le cause dell’infertilità, le coppie ora avrebbero maggiori alternative. La legge invita a cercare soluzioni più «leggere» prima di passare alla fecondazione in vitro, e anche in questo dimostra di non essere contro le donne. Il principio della gradualità nei trattamenti va proprio a difesa della loro salute. In più i risultati della fecondazione assistita non sono calati drammaticamente come volevano farci credere. Piuttosto occorre interrogarsi sul far west che esisteva: come è possibile che in Italia vi siano più centri di fecondazione assistita che nel resto d’Europa o negli Stati Uniti? Perché trova tante resistenze il fatto che l’embrione è già una vita umana? Forse nel momento in cui è stata fatta la legge, sarebbe stato opportuno scrivere anche un dizionarietto tecnico... Siamo nel 2005, ma su questi argomenti si sono sentiti richiami a Sant’Agostino o San Tommaso. In realtà la scienza ha ormai accertato che dall’unione dei due gameti (ovulo e spermatozoo) si dà origine a un nuovo individuo. A dirlo sono evidenze morfologiche, biochimiche e genetiche: i due gameti in fase di fusione dialogano già e fanno una «unità biologica funzionale». Anche gli scienziati statunitensi parlano di embrione unicellulare. Tutta la libertà che alcuni vogliono prendersi sull’embrione nasce dal fatto che non si trova nel luogo protetto dove dovrebbe essere, il ventre materno. Cellule staminali. La legge penalizza la ricerca? Gli scienziati sanno perfettamente che non servirebbero alla ricerca gli embrioni crioconservati: dopo lo scongelamento, la possibilità di trarne cellule staminali di buona qualità sarebbe bassa. In realtà, dove lavorano con gli embrioni, ne creano di nuovi: basta pensare ai recenti esperimenti in Corea e in Gran Bretagna. Ma dall’uso degli embrioni in soprannumero, uno spiraglio, qualcuno vuole aprire una voragine: continuare a produrre embrioni e utilizzarli per la ricerca. Per questo l’articolo 1 è qualificante per mantenere il rispetto per il concepito. Non si capisce perché la legislazione cerchi di tutelare tutti, anche gli animali da esperimento, ma secondo alcuni non dovrebbe difendere l’embrione umano. Il principio di precauzione sembra non valere per l’embrione. in Italia abbiamo una storia di successi dalle cellule staminali adulte. Invece continuando ad agitare le staminali embrionali, al momento si costruisce sulle sabbie mobili. C’è qualche rischio scientifico nella fecondazione eterologa? Da un punto di vista generale e sociale, l’eterologa colpisce l’identità del soggetto. Ma avere la possibilità di conoscere le proprie origini biologiche ha anche motivazioni di salute. E non è un caso se Paesi con una lunga tradizione di fecondazione eterologa, come la Svezia e la Gran Bretagna, hanno fatto marcia indietro, cancellando l’anonimato di chi cede i propri gameti. Una scelta che ha fatto crollare i candidati. Come valuta uno scie nziato il tema dei limiti della ricerca? Si sente messo in gabbia? Certamente non da questa legge. La libertà del ricercatore è una libertà «vigilata» quando mette le mani sulla vita umana. Io sono medico, da trent’anni lavoro per i miei pazienti, e mai li vorrei privare di qualcosa. Però bisogna essere concreti e dare le soluzioni che abbiamo, non illuderli con promesse che sconfinano nella chiromanzia. Le predizioni sulle terapie mi sento di farle a distanza di mesi, o pochissimi anni: non certo a cinque-dieci anni.
Luciano Eusebi
«Il quorum serve a impedire che prevalga una minoranza»
«Nessuna incongruenza con la 194, che dice: lo Stato tutela la vita umana fin dal suo inizio L’aborto è un’eccezione fondata sul conflitto tra salute della madre e gravidanza»
Impedire il raggiungimento del quorum con l’astensione è uno strumento legittimo per evitare che una minoranza dell’elettorato con il sì rimuova una legge votata dalla maggioranza del Parlamento. È quanto sostiene il giurista Luciano Eusebi, ordinario di Diritto Penale dell’Università Cattolica, membro del Comitato nazionale per la bioetica. Secondo Eusebi, andare a votare per il no significa di fatto determinare il successo del sì. E quindi determinare l’effetto opposto a quello che ci si è proposti. C’è chi sostiene che non andare a votare sia una furbata che fa leva sull’astensionismo fisiologico. È così? «Assolutamente no. La legge stabilisce il quorum del 50% e i referendari hanno il dovere di dimostrare nei fatti che nel Paese c’è una maggioranza diversa da quella che si è espressa nel voto parlamentare. Quindi l’onere della prova spetta ai referendari». C’è chi, però, ritiene l’andare a votare un dovere civico e giudica diseducativo l’invito all’astensione. «Chi vota no, in questo referendum fa vincere i sì. L’unico strumento per difendere la legge è l’astensione. Andando a votare, sarà una minoranza ad affossarla. Se infatti alle urne s i reca il 51% degli aventi diritto, e la metà vota sì, contro la legge si è espresso solo un quarto dell’elettorato. Eppure la legge viene rimossa». Il professor Sabino Cassese sostiene che la funzione dell’articolo 75 della Costituzione, quello che prevede il quorum ai referendum, non è quella di dare una terza scelta al popolo, bensì di proteggere la maggioranza dall’azione di minoranze. «Non è vero. L’astensione è un preciso strumento a disposizione dell’elettore per rifiutare il referendum o per ribadire che la regolamentazione della materia spetta al Parlamento. Tanto più nel caso del referendum sulla legge 40, dove una notevole parte dei cittadini non voterà perché non ritiene di essere nelle condizioni di esprimersi in una materia così complessa intendendo rimettersi al Parlamento. Tra chi si astiene, poi, c’è chi rifiuta in toto la fecondazione in vitro, e ritiene la stessa legge troppo permissiva». Di fronte a chi vota sì, serve andare a votare no per difendere la legge anche nell’urna e così non depotenziarla? «Non esiste. La legge non è assolutamente intaccata o sminuita dall’indicazione di voto. Ciò che conta è il superamento del quorum: se non si raggiunge, vuol dire che la maggioranza del Paese è favorevole al mantenimento di questa legge e ne condivide l’importanza». La legge 40 prevede la tutela dell’embrione come individuo umano. C’è incongruenza con la legge 194? «La legge 40 è perfettamente in linea con la 194: non esiste alcuna incongruenza. La 194 inizia sostenendo che lo Stato tutela la vita umana «fin dal suo inizio». E la sentenza n. 35/1997 della Corte Costituzionale, relatore Vassalli, dichiara che il diritto alla vita dei nascituri è «consacrato» dall’art. 2 della Costituzione. I casi di non punibilità dell’aborto sono costruiti dalla legge 194 come eccezione fondata sull’asserito conflitto fra salute della madre e gravidanza, mentre il successo dei referendum porterebbe alla disponibilità completa e arbitraria degli embrioni, ridot ti a materiale biologico». Secondo alcuni giuristi, la legge contempla un obbligo di impianto degli embrioni generati, il quale risulterebbe incostituzionale. Per questo chiedono di votare sì al secondo quesito. «Non c’è nulla, nella legge, che istituisca un potere del medico di agire in modo coercitivo sul corpo della donna contro la sua volontà. La legge sollecita la donna a esprimere responsabilmente un consenso libero circa tutti gli aspetti della procedura, sulla base di un’informazione completa, prima che si attui la fecondazione. Vuole una stimolazione ormonale non pericolosa e la generazione dei soli embrioni che saranno trasferiti, in un numero che eviti la prospettiva di gravidanze plurigemellari». Andare a votare, quindi, non serve a sanare la legge 40 da rischi di incostituzionalità? «La legge 40 è perfettamente in linea con la Costituzione italiana. Incostituzionale sarebbe, piuttosto, prevedere per la prima volta che la vita umana nella sua prima fase di sviluppo possa essere trattata come una cosa e che un’anomalia genetica diventi in sé una ragione di non tutela».
Funt: Avvenire.it
Spedij'l Lunedì, 13 giugno @ 18:25:32 CEST de Amministratur
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