| Il cuore della vecchia Piacenza
Un nostalgico amarcord tra il musical e il dialetto I tulein (i soldi), le lengua ad can (le cambiali), i bianchein (i bicchieri di bianco), i basturnon (le caldarroste), i tanti «am ricord...». È un ripasso non solo della vecchia Piacenza, quando s'andava in giro «trid cme na bula», ma anche della lingua emigliana. Un «am ricord» di una Piacenza in doppio formato, musical e dialetto. C'era molta curiosità per il debutto di un genere di spettacolo tipicamente anglosassone. Non una semplice commedia musicale alla Garinei e Giovannini, ma - era stato annunciato - proprio un musical.
Insomma, quel prodotto teatrale che ha fatto grande Broadway e sfavillante il West End londinese, quell'inebriante cocktail di coreografie e balletti portato alle stelle da indimenticabili divi e memorabili capolavori, dato più volte per morto, ma capace di risorgere e reinventarsi, accettando di sottoporsi a tutte le possibili influenze che ne hanno garantito una felice e stupefacente longevità.
Un tentativo di reinventare il musical - o almeno di trovare una "via piacentina" al musical - è in fondo anche questo di Mario Peretti col suo ora sorridente e gaio ora sentimentale e patetico inno al Cor ad Piaseinza, una produzione della compagnia teatrale della Famiglia Piasinteina che ha messo in campo considerevoli forze. Un musical in piacentino festosamente accolto al Politeama con frequenti e calorosi applausi a scena aperta e con ripetute chiamate alla fine, che hanno sancito l'apprezzamento del pubblico (alla prima di giovedì numeroso ma non numerosissimo).
Sarà un musical, ma come avviene direi immancabilmente alle commedie dialettali il primo applauso scatta quando il sipario si apre svelando il palco sparso di tavolini con attorno, fermi, a grappoli, gli avventori-personaggi. Siamo al Bar Piaseinza, che più che un luogo mi sembra nella sua fredda immobilità l'astrazione della realtà. L'unico a muoversi è Peretti, elegante, abito da sera e farfallino. Fa il Prologo: il tempo passato, le cose cambiate, quand'eravamo ragazzi, chi c'era, Ciotti e compagnia bella, «quanta rob». Un po' in prosa, un po' in poesia, un po' in rima. «Ma - conclude - sum stuff da ricurdè, è ura ad cumiciè». E con quest'altra rima, come con un colpo di magia, la gente ai tavolini prende vita, si anima, inizia a muoversi e cantare. È un coro di voci, che diventerà un coro di ricordi e nostalgie.
Peretti, coadiuvato alla regia da Francesca Chiapponi, è anche autore dei testi, a cui hanno messo mano pure Adriano Vignola e Corrado Ambiveri. Le musiche originali sono composte da Gianni Botti, Andrea Barbieri ed Enrico Montanari, che insieme a Claudio Borgoni, Francesco Santangelo ed Alfonso D'Antuono formano il sestetto di musicisti che, piazzato su una pedana in un angolo del palco, accompagna dal vivo ed arricchisce lo spettacolo insieme alle ballerine e ai ballerini della "Domenichino da Piacenza" e della "Anteprimadanza".
Il musical predilige, si sa, le parti suonate, ballate e cantate che ne costituiscono, quasi più ancora del dialogo, la struttura narrativa. In questo musical dialettale la colonna sonora e portante consiste in una partitura di soli per orchestra, canzoni, coretti, momenti di brio scanzonato (frizzante quello per Sant'Antonino) alternati ad altri più lenti e lirici e ai «ball d'una vota», tango e boogie-woogie.
Ma non bastano i numeri di danza a togliere una sensazione di staticità e di troppe parole e poca azione.
I giovani di oggi, ma soprattutto quelli di ieri o l'altro ieri. In questo spettacolo proiettato tutto sul passato non v'è trama né storia, sostituite dal ricordo. Nel secondo tempo, oltre a ricordare si riesce anche a costruire se non delle storie almeno delle situazioni con i due incontri paralleli, quello delle vecchie amiche d'infanzia e l'altro di vecchi innamorati, l'Adelina e Mariolino, che si ritrovano dopo molti anni. La visione delle cose è quella nostalgica, vagheggiata, consolatoria di altri tempi («Mia tamme adess...»). Ma questo mondo di ricordi che «gh'era una vota» dovrebbe far ricordare a chi c'era di aver avuto anche lui 15 o 20 anni, ricordare l'innocenza e le ingenuità di quegli anni e la nostalgia per quei giorni poveri e semplici, e quei ragazzi per i quali il massimo della trasgressione era forse fumare una sigaretta o bere un "bianchein". Dove sono i sogni e i miti dei ventenni di allora, in cui guardare con la curiosità di chi cerca materiale per sognare tra musica, ballo e canto? Dove ritrovare e riprovare quei batticuori che nelle generazioni di adesso segnano la stagione dell'evasione collettiva? Una cosa la scopriamo: che tra i giovani di allora e quelli di adesso dei punti d'incontro ci sono, la difficoltà di trovare lavoro e l'incertezza per il domani.
Folto e pieno di slancio e generosità il cast, da cui emergono per il vivace piglio Grazia Alicanti e Lavinia Curtoni, la presenza di Elsa Castellini in bella coppia con Pino Spiaggi, il colorito risalto di Nice Fariselli, e poi Francesco Tusino, Daniela Malaspina, Maria Rapetti, Lucia Fortunati, Matteo Cornia, Paolo Favari e Francesco Massini.
Autur: Umberto Fava - Funt: http://www.liberta.it/asp/default.asp?IDG=605067510&H=
Spedij'l Domenica, 07 maggio @ 14:08:59 CEST de Amministratur
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