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Rasegna Stampa: Italy-Devolution - Calderoli: ''Passaggio storico''

«È un passaggio storico per la Lega, per la Cdl, e soprattutto per il Paese».
Il ministro per le Riforme Costituzionali e la Devoluzione, Roberto Calderoli, sottolinea il momento con un aggettivo. E storico il momento lo è veramente, visto che mai era stata presa in considerazione, se non a livello puramente teorico, una riforma di queste proporzioni, che cambia l'Italia dalle radici. Una soddisfazione resa maggiore anche dalla constatazione che «la Lega è riuscita a far diventare tutti federalisti».

Ministro Calderoli, non le sembra esagerato definire storica questa giornata?
«Bisogna sempre avere i piedi per terra, ma sottolineo che mai nessuna legge di queste proporzioni era arrivata a superare tre passaggi parlamentari. Comunque siamo consapevoli che ne manca ancora uno».

Molti l'hanno definita la più grande riforma costituzionale del dopoguerra
«Senza dubbio, le bicamerali hanno fatto degli esercizi teorici, ma non hanno mai portato nulla in aula».

I parlamentari della Lega hanno mostrato due striscioni con la scritta “grazie Bossi”. Un riconoscimento al padre del moderno federalismo?
«Era una cosa dovuta. È chiaro che non solo adesso, ma anche nei passaggi precedenti, il grande assente era lui. Tutti pensano a Bossi quando si parla di riforma costituzionale. Credo, ne ho parlato con lui ieri sera (mercoledì per chi legge, ndr), che al quarto passaggio sarà presente al Senato».

Oggi (ieri, ndr) lo ha sentito ancora, insieme a Berlusconi?
«Prima l'ho chiamato io e gli ho detto della votazione. Dopo lo abbiamo chiamato con Berlusconi, con Tremonti e con Brancher che volevano vivere con lui questo momento».

Bossi era contento?
«Molto, stava seguendo tutto in diretta telefonica e alla radio. Ha sentito tutte le dichiarazioni di voto, ha seguito con attenzione fino al voto finale. Bossi è molto attento, sono dei passaggi che rappresentano veramente una rivoluzione del Paese che era nato sulla base di una guerra e di una sconfitta e aveva avuto un'impostazione legata al momento storico. Oggi c'è la necessità di cambiare un Paese che, diversamente, non potrebbe andare avanti. Non c'è alternativa».

Nella Cdl hanno votato tutti favorevolmente, a parte due astensioni.
«Erano quelle preventivate, Follini e Tabacci. Nel caso di Tabacci è un segnale di coerenza. Lui è sempre stato un sostenitore di questa posizione. Un no al premierato mentre il federalismo lo avrebbe anche votato. Meno credibile la pozione di Follini che si era personalmente impegnato, quando era segretario, a migliorare il testo. Oggi con l'astensione dimostra una mancanza di coerenza con quanto detto in passato. Lui, come segretario, aveva dato disposizione di votare sì. Appare incredibile che quando è libero di pensare solo per sé stesso si astenga: o sbagliava prima o sbaglia adesso».

Lei è quindi soddisfatto della compattezza della Cdl?
«Certo, abbiamo superato due prove non indifferenti, tra la riforma costituzionale e la legge elettorale. È evidente che queste votazioni dimostrano una coesione della maggioranza e una Cdl che torna a credere alla vittoria. I risultati sono in funzione di ciò che si fa. Ognuno di questi passaggi ha fatto aumentare il nostro consenso nei sondaggi e ha provocato un'inversione del trend, che era in discesa. È chiaro che facendo le cose la gente ti premia».

Ma è solo una questione d'immagine oppure il Paese sta capendo i contenuti della devoluzione?
«La gente sta capendo . Le posizioni prese in campagna elettorale sono state frutto di un atteggiamento di difesa. Molti parlamentari avevano vissuto questo provvedimento come una riforma imposta dalla Lega, come un prezzo da pagare. Con il tempo, e dopo l'incontro di Reggio Calabria, hanno potuto capire che non era così. Prima ascoltavano solo ciò che veniva detto dalla sinistra ed erano spaventatissimi, poi quando hanno potuto verificare di persona i contenuti sono diventati addirittura dei sostenitori. Questo è un passaggio fondamentale, non solo e non tanto per le votazioni in aula, ma perché noi andremo a referendum su questa legge. Se avremo dietro dei parlamentari convinti di quello che abbiamo votato, riusciremo a convincere anche i cittadini».

Non è la sinistra che sventola la bandiera del referendum?
«Siamo noi che lo proponiamo, per me è un'opportunità per potere avere il tempo e gli spazi necessari per far conoscere i contenuti della riforma. Ad oggi sono circolati solo gli slogan della sinistra che non trovano riscontro nel testo e un atteggiamento difensivo della Cdl. D'ora in poi troveremo la possibilità di sbugiardare la sinistra sui contenuti e avremo una destra che si fa portavoce di questa riforma».

Intanto Prodi ha definito un baratro la devoluzione
«Prodi parla come i bigliettini dei Baci Perugina, con frasi fatte senza conoscere la riforma. Esattamente come l'articolo di Magris sul Corriere, che è la dimostrazione di come si possa criticare e contestare un testo senza conoscerlo».

Ma perché la sinistra attacca soprattutto la devoluzione?
«È lo strumento che loro utilizzano per contrapporre Nord e Sud del Paese, un sistema che useranno in campagna elettorale. Invece è proprio la devoluzione che crea i presupposti per un accordo tra Nord e Sud del Paese. La sinistra non pensa mai di risolvere i problemi del Paese, pensa solo ad avere dei tornaconti elettorali lasciando immutati i bisogni della gente, in modo da avere sempre in mano il potere».

Dopo la convention di Reggio Calabria, avete in mente altre iniziative per spiegare la Riforma ai cittadini?
«Abbiamo tutto pronto e il materiale verrà distribuito quando inizierà la carovana che avrà un percorso ben definito. Oggi dobbiamo stare qui in Parlamento dove si discutono leggi importanti. Presto andremo in tutti i capoluoghi regionali a tenere manifestazioni come quella di Reggio, con tutti i ministri. Poi, a livello territoriale, sarà organizzato un porta a porta. Siamo partiti dal Sud perché la sinistra paventava enormi danni per queste zone. Abbiamo dimostrato che non è così».

Sembra esserci in atto uno scontro tra riformisti veri, la Cdl, e i conservatori di sinistra. È così?
«Più che conservatori direi restauratori. Hanno modificato il titolo V mettendoci dentro un po' di federalismo con disordine e superficialità. Oggi non trovi più neanche uno che lo difenda, tutti rinnegano. Sono solo dei centralisti».

Autur: Igor Iezzi - Funt: http://www.lapadania.com/PadaniaOnLine/Articolo.aspx?pDesc=49440,1,1

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